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L'angolo dell'Éducateur

È tutto ancora possibile. Non occorre fretta, ma una pazienza spietata

Lazio, la rubrica "L'Angolo dell'Éducateur"

“La fretta è del diavolo. La lentezza è di Dio”. Lo scrive l’Éducateur dopo Milan-Lazio e Lazio-Udinese, nella sua nuova lettera tutta da leggere

– L’Éducateur –

La fretta è del diavolo. La lentezza è di Dio.

Quanta fretta, ma dove corri, ma ‘ndo vai.

Quanta fretta dottor Rocchi. Una dannatissima fretta nel fischiare rigori random, come non ci fosse un domani. La sensazione che se fosse volata una farfalla leggiadra nella nostra area di rigore, a trovare approdo sulla gloriosa maglia un po’ nera e un po’ rossa, non sarebbe stato solo un banale fischiettar, ma avrebbe dato vita a un concerto per oboe e clarinetto, dal VAR avrebbero urlato “fiato alle trombe, Gianluchino”. Quanta fretta, agli antipodi, nell’area opposta, nel sorvolare, nel fuggire dalla possibilità, nel cambiare strumenti, non più a fiato ma a corde che frustano, a percussione che picchiano.

Quanta fretta in quel giocatore, spiritoso, nel replicare sui social alle dichiarazioni di Acerbi. Dichiarazioni pre partita che si possono trovare nel libro “Elenco alfabetico delle robe più scontate al mondo anche in periodi di non-saldi”. Simpatico giocatore frettoloso nell’abbracciare, ambizioso nel voler riscrivere la storia biblica, nel voler offuscare il deprecabile bacetto Iscariotesco e soppiantarlo con l’abbraccio meneghino. Quanta premura nell’usare un “dono” come si usa riciclare l’ennesimo vassoio in acciaio temperato, regalo di nozze, che, fatto il giro per 33 matrimoni, trova la sua definitiva collocazione nell’indifferenziato.

Quanta fretta nella società lombarda nel produrre un comunicato che sembra uscito dal congresso nazionale del “Movimento Sipperoista”.

Quanta fretta nei comunicatori che provano sdegno per la scena codarda della maglia esposta per 18 secondi e al diciannovesimo salgono sul carro del “ma non sarà che siete razzisti?”.

Quanta fretta in altri comunicatori nel cercare il coperchio che copre la pentola in cui cuoce una minestra disgustosa, una delle minestre più schifose di sempre. Un coperchio a cui danno il nome Lucas. Un coperchio di amianto, un coperchio che non ci azzecca nulla con la pentola, un coperchio che non copre nulla, perché è finto, falso. Una ricerca frettolosa che fa schifo quanto la minestra.

Quanta fretta tra gli adepti del Dottor Disamore nella ricerca spasmodica dell’esser originali a tutti i costi. A costo della Lazio. La stessa fretta dell’arbitro toscano, fischiare sempre e solo contro la Lazio.

Quanta fretta nella Società Sportiva Lazio e in alcuni giocatori nel dichiarare, comunicare. Che mai come in questo momento il silenzio è oltre l’oro, il silenzio è, dovrebbe essere, biancoblù.

Quanta fretta, aquile, nella nostra area, nell’affrontare di spalle avversari innocui in azioni innocue. Nel dubbio, in tal modo, agevoliamo solo la “presciolosità” dei fischiettanti, chiedere a Calvarese. Troppa fretta emotiva, aquile, che non risulta efficace. La rabbia, la frustrazione per i torti subiti – tanti, troppi – la squadra non riesce a canalizzarli nel verso giusto. La reazione dovrebbe essere caratterizzata dall’aumento dell’agonismo , attenzione e voglia di essere letali. Come l’anno scorso, invece, a me la reazione sembra più di confusione depressiva, di rassegnazione e sconforto.

Nel mio bilancio ci sono 2 punti di rammarico e 2 punti di rabbia. Col Sassuolo abbiamo buttato due punti con una prestazione non all’altezza dell’importanza della partita. A Ferrara e a Milano ci hanno scippato due punti, non meno importanti. A me bruciano questi ultimi, molto di più. A me, dello scorso anno, bruciano ancora le ingiustizie con Torino, Viola, Milan e D’Ambrosio. Non riesco a prendermela con la partita di Crotone. Limite mio.

Quanta fretta nel darCi per morti. Ci danno per morti, Ci diamo per finiti. Con calma, senza fretta, che ci siamo ancora, potete sentire il nostro fiato, il nostro odore, siamo lì, a un passo. Rendiamo la rabbia efficace, evitiamo implosioni. Lanciati a bomba contro l’ingiustizia.

È tutto ancora possibile. Non occorre fretta. Occorre una pazienza spietata.

In silenzio, “Inglourious Basterds”.

I fiumi lo sanno: non c’è fretta.

SoloLaLazio. Sempre.

 

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