Gaetano Castrovilli guarda al futuro con la voglia di rimettersi in gioco e tornare protagonista nel calcio professionistico. A 29 anni, l’ex centrocampista della Lazio si allena attualmente con il Figline, in attesa di un’opportunità che gli permetta di ripartire. In una lunga intervista al Corriere dello Sport, il giocatore ha ripercorso le tappe più recenti della sua carriera, soffermandosi anche sulle difficoltà incontrate nella ricerca di una nuova squadra.
Tra i temi affrontati, spazio anche alla gestione della propria carriera e al cambio di procuratore avvenuto nei mesi scorsi. “A giugno ho cambiato procuratore, mi aveva promesso di portarmi a giocare in Liga. Ho sbagliato io ad affidarmi a questa persona e ora, da un mese, sono con una nuova agenzia”.
L’esperienza alla Lazio e il rimpianto per l’addio
Il passaggio in biancoceleste rappresenta ancora un ricordo importante per Castrovilli, che non nasconde il dispiacere per una scelta che, con il senno di poi, avrebbe gestito diversamente. Nonostante una permanenza di appena sei mesi, il centrocampista conserva un ricordo positivo dell’ambiente trovato a Roma.
“È un altro capitolo che fa ancora male. Sono rimasto sei mesi ma sono stato benissimo, c’era un gruppo stupendo e anche mia moglie si trovava bene. Poi ho fatto la pulizia al ginocchio e ho deciso di andare a Monza per giocare di più. Anche lì mi sono trovato bene ma se tornassi indietro resterei, almeno per tutta la stagione“.
Una riflessione che evidenzia quanto l’esperienza laziale abbia lasciato il segno nel giocatore. La decisione di trasferirsi al Monza era legata soprattutto alla volontà di trovare maggiore continuità sul campo, ma oggi Castrovilli riconosce che avrebbe potuto scegliere diversamente.
La pressione e la voglia di ritrovare la spensieratezza
Nel corso dell’intervista, l’ex biancoceleste ha parlato anche del peso delle aspettative che lo accompagnavano, soprattutto per il ruolo di possibile erede di Luis Alberto. Una responsabilità che, almeno sul piano mentale, non sembra averlo condizionato particolarmente.
“L’etichetta di ‘dopo Luis Alberto’ non mi pesava, io la pressione non l’ho mai sentita. Quando vado in campo sono sempre spensierato come quando da piccolo giocavo per strada. E negli ultimi due anni questa spensieratezza era venuta a mancare. Ora sento che quel bambino è tornato e non vedo l’ora di ricominciare”.


