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Elogio delle distorsioni. E di un catenaccio che è stato solo amore

Lazio, la rubrica "L'Angolo dell'Éducateur"

Domenica con l’Inter è stato bello averla vinta così, con un catenaccio che è solo amore, che è solo Lazio “resistente”. A tutto, a tutti.

– L’Éducateur –

catenàccio s. m. [lat. tardo catenaceum, der. di catena «catena»]. Spranga o cilindro di ferro (raramente di legno) che scorre entro appositi anelli fissati ai due battenti di un uscio per tenerlo chiuso.

Mentre domenica la Lazio continuava l’azione di recupero crediti arretrati con la squadra di Milano, con alcuni ambiziosi fuoriusciti, con la sorte, una parola mi si è incollata, dolcemente, nello stomaco – “catenaccio”; un solo verbo, a un certo punto, si è impadronito del mio personale vocabolario – “spazzare”. Spazzare qualsiasi cosa si aggirasse intorno ai nostri giocatori, pelota, cattivi pensieri, caviglie.

Nel mio lungo cammino Laziale il periodo Cragnottiano, quello di una delle squadre più forti al mondo in quel momento, è quello che ho vissuto con meno intensità e passione. Non perché sia masochisticamente dipendente dalla mediocrità, ma solo perché quel periodo ha coinciso con i momenti in cui contribuivo a risollevare il tasso nazionale di natalità.

Il mio substrato Laziale è quindi fondamentalmente ricco di tanta Serie B (se non sono tutti e undicideBBì poco ci manca), di tanta fatica e sofferenza. Belle fatiche e belle sofferenze, sembreranno ossimori, non lo sono, non per me. La resistenza e l’opposizione comportano un duro lavoro, a volte stancante, ma io non riesco a considerare la mia Lazio altro che “resistente”, a tutto, a tutti.

Se devo stilare la mia top ten dei derby, quello dei gemelli/fabbri Filippini è, nella mia classifica, sopra a quello di Veron.

Probabilmente si tratta anche di senso estetico. Ognuno ha il proprio, ogni scelta estetica ha pari dignità, non è bello ciò che è bello ma ciò che ci emoziona, ci scuote, ci segna la carne.

Il mio senso estetico mi fa preferire Lars von Trier a Ron Howard. Vi lascio Céline Dion che per me è solo e sempre Björk. Ed Sheeran è certamente bravissimo ma riesce a emozionarmi quanto una telecronaca di Roma Channel. Tom Waits è il mio Long John. Non posso certo mettere in discussione le opere di Renoir, ma io faccio il tifo per Antonio Ligabue. Mi piace la distorsione, mi piacciono le cose storte, contorte. I rettilinei mi causano narcolessia.

Il tiki taka sarà certamente dimostrazione di forza, il possesso palla una fede da coltivare, le “modulistiche” varie, i tatticismi, la “lettura” della partita fanno sicuramente parte del manuale del calcio vincente. Ma quanto mi esalta una spazzata in tribuna quando sei in apnea, il mio giocatore col turbante a contenere la ferita alla testa che non si arrende nemmeno se gliela tagli, il mestierante che azzanna il fuoriclasse. Quanto mi esalta la squadra che si fa corpo unico, in cui non distingui più il talentuoso dallo scarparo, ciascuno e tutti sono leader e gregari allo stesso tempo.

Domenica è stato un bel vincere. È stato bello averla vinta così.

Il catenaccio, quello dell’uscio, serve a chiudere. Impedisce di entrare. Impedisce di uscire. Serve a evitare invasioni non gradite. Serve a tenere dentro, insieme, cose e persone preziose, ad impedire che si disperdano. Ma il catenaccio può scorrere. Non chiude definitivamente. Il catenaccio è solo una possibilità in più.

Domenica è stato un bel vincere. È stato bello averla vinta così, con un catenaccio che è solo amore, che è solo Lazio “resistente”. A tutto, a tutti.

N.B. Se vinciamo col tiki taka sono felice, eh.

SoloLaLazio. Sempre.

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Alberto
Alberto
4 anni fa

Grandissimo! Grazie ? Educateur ??????

Angelo
Angelo
4 anni fa

Grande Educateur!

Siro
Siro
4 anni fa

Sempre Forza Lazio

Commento da Facebook
Commento da Facebook
4 anni fa

Cos’è il genio?! Beh giudicate voi.

“Ed Sheeran è certamente bravissimo ma riesce a emozionarmi quanto una telecronaca di Roma Channel.” (cit)

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