La battuta di Gianni Infantino, presidente della FIFA, ai vertici federali italiani non è piaciuta. Il capo del calcio aveva dichiarato che col Mondiale a 64 squadre “magari riuscirebbe a qualificarsi anche l’Italia”.
Ai microfoni dell’ANSA è arrivata una dichiarazione di fonti interne alla FIGC, a commentare la battuta di Infantino:
“È stata un’uscita infelice, una caduta di stile che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana. Nella vittoria e nella sconfitta il calcio insegna i valori a cominciare dal rispetto.”
Una risposta lecita, ma che andrebbe seguita con dei fatti. Il 22 giugno ci saranno le prossime elezioni del presidente federale, con Malagò favorito per la carica. La speranza è di aprire un ciclo che possa riportare l’Italia a giocare il Mondiale.
Il prossimo appuntamento disponibile sarà nel 2030, in Spagna, Portogallo e Marocco (con apertura in Uruguay per celebrare il centenario della competizione). Saranno sedici gli anni di distanza dall’ultima apparizione degli Azzurri alla competizione: un numero troppo alto che deve inevitabilmente fermarsi.


