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Il Tacco di Socrates, lettera aperta a Bakayoko e Kessié

Nuovo appuntamento con la rubrica “Il Tacco di Socrates”, che oggi si rivolge direttamente ai due giocatori rossoneri

Di Sandro Di Loreto

Cari Bakayoko e Kessié, chiaramente come persona e come laziale vi chiedo scusa se la forma con cui alcuni laziali hanno manifestato il proprio dissenso, che è anche il mio, nei vostri confronti non sia stata la più appropriata e possa essere stata interpretata come razzista.
Mi permetto però di aggiungere, nel sottolineare ancora la forma inopportuna di manifestare tale dissenso, che in questo caso il razzismo, purtroppo per voi, non c’entra nulla.
Dico purtroppo perché se così fosse sarebbe facile schierarsi dalla vostra parte senza indugi, sarebbe facile puntare il dito sui colpevoli e fare insieme l’ennesima battaglia contro la stupidità e l’intolleranza di chi discrimina le persone basandosi su sciocchi e anacronistici preconcetti e pregiudizi.
Mi permetto di citarvi un grande scrittore italiano, Leonardo Sciascia, il quale, nel suo romanzo “Il giorno della civetta” per bocca del suo personaggio don Mariano scriveva “…quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in uomini, mezz’uomini, ominicchi e quaquaraquà…”
Questo per dire che ciò che fa di un uomo un uomo non è il colore della pelle, ma i suoi comportamenti e sono sempre i suoi comportamenti a essere meritevoli o no di rispetto.
Il gesto deplorevole e meschino da voi messo in atto con la maglia di Acerbi vi ha qualificato, ha parlato di voi e della vostra “sensibilità”. Potevate essere bianchi, gialli, rossi, del colore che volete voi.
Io personalmente per questo non vi rispetto, così come penso chi vi ha insultato, sbagliando, scegliendo modi deplorevoli e inopportuni e che vi permettono oggi di essere giustamente indignati, perché dovete si essere orgogliosi del colore della vostra pelle, purtroppo non potete esserlo dei vostri comportamenti.

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