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Immobile a DAZN: “Mi piacerebbe restare qui fino a fine carriera”

Ciro Immobile 30 e lode: i vostri auguri di buon compleanno

Ciro Immobile è stato intervisto per DAZN da Diletta Leotta. Lazio, Nazionale, famiglia e futuro gli argomenti della lunga chiacchierata.

In campo trascina i suoi compagni al vittoria a suon di gol. Fuori, resta il ragazzo umile di provincia che ama la semplicità e la famiglia. Ciro Immobile si è raccontato ai microfoni di DAZN, intervistato da Diletta Leotta.

In una lunga chiacchierata con la popolare conduttrice, il bomber di Torre Annunziata si è raccontato. Ha parlato del suo rapporto con Inzaghi, di Jessica, della Nazionale e di tanto altro.

“Con Inzaghi siamo cresciuti insieme. Lui come allenatore è nato da poco, e io ho raggiunto la maturità calcistica proprio grazie a lui. Stiamo facendo un bel percorso insieme. Potevamo fare di più l’anno che abbiamo perso la Champions all’ultima giornata. Però l’anno scorso abbiamo vinto la Coppa Italia che è un traguardo importante. La Lazio è una società di livello, deve obbligatoriamente lottare per la Champions”.

Il legame tra lui e il mister è quasi viscerale. Va ben oltre la stima reciproca professionale.

“È difficile fare l’allenatore e gestire 25 persone. Bisogna sapersi comportare, senza mettere bocca dove non ti compete. È un compito delicato per Inzaghi e ci vuole rispetto per i ruoli. Io nello spogliatoio cerco di dare un mano. Poi ci sono momenti in cui capita di discutere, è normale. Quando tra le persone c’è rispetto e si vogliono bene il litigio, forse, è anche più vero. Nella sostituzione di cui tanto si è parlato, ho avuto quella reazione perché volevo giocare. Ovviamente non è una scusa valida. Lui ci è rimasto male proprio per il rapporto forte che abbiamo. Ci siamo chiariti e il legame ne è uscito ancor più rinforzato”.

Dei suoi esordi a Pescara, Immobile ricorda gli insegnamenti di Zeman. In particolare è il retroscena della sua prima da titolare a strappargli ancora grandi sorrisi.

“Ho iniziato molto giovane. A Pescara giocavamo per vincere divertendoci, Zeman in questo per me è stato fondamentale. Sotto l’aspetto tattico e tecnico mi diceva sempre: «Sei la rovina di questa squadra». Lui voleva che le mezzali tagliassero il campo e noi creassimo lo spazio davanti, invece io mi muovevo solo per fare gol. Magari segnavo anche due volte, ma poi nello spogliatoio lui mi diceva sempre che non andava bene. La prima volta che mi schierò da titolare fu per una tuta arrotolata di un mio compagno (ride, ndr). Il mister era fissato per l’abbigliamento. Un mio compagno di squadra si presentò con le maniche tirate su e lui lo mandò in tribuna. Giocai io e da quel momento ho iniziato a far gol e giocare”.

Lì in Abruzzo Ciro ha anche conosciuto la sua attuale moglie. I due sono una coppia molto affiatata e hanno messo su una famiglia unita.

“Jessica l’ho conosciuta che la stagione era quasi finita. Sapevo che potevo andare al Genoa e l’ho convinta a restare con me. Non mi piacciono i rapporti a distanza. Lei si impegnò per finire gli studi e si trasferì con me. Dirlo al padre fu un dramma (ride, ndr). Nel 2014 ci siamo sposati. Siamo una coppia molto social, ma non è un problema gestire pubblico e privato. Tutti i filmati carini che mettiamo si possono condividere tranquillamente, come quando gioco alla Play Station. Lei non mi rimprovera mai, io invece lo faccio quando mette troppi video in cui balla. Ma alla fine fa sempre come vuole lei!”.

In Nazionale c’è un dualismo con il suo amico Belotti per la maglia da titolare in attacco. Ma nessuno dei due sembra viverlo come un peso. E anche con il ct Mancini il rapporto è limpido.

“Ho un bel legame con il Gallo. Siamo stati anche in vacanza insieme alle Maldive. È raro che si creino amicizie simili nel calcio. In Nazionale stiamo facendo bene entrambi. C’è una sana e giusta competizione, che aiuta a far bene a tutti i costi, poi deciderà il mister. Con Mancini mi trovo bene, anche se giornali e tv dicevano il contrario. L’anno scorso non ho giocato benissimo nemmeno con la Lazio. Era inevitabile che fosse lo stesso anche in Nazionale. ora però va tutto a gonfie vele”.

La corsa Champions

L’obiettivo di questa stagione in biancoceleste è la Champions League. Lo ha detto e ripetuto: questo è l’anno buono.

“Stiamo facendo un bel percorso, potevamo evitare di perdere qualche punto in giro e sarebbe stato ottimo. Ma questo è il nostro limite come squadra: per diventare grandi non possiamo più permetterti alcuni risultati”.

Passato, numero di maglia e razzismo

Sul suo passato in Germania, nel Borussia Dortmund di Klopp, Immobile ha di fatto ammesso di aver dei rimpianti.

Mi sarebbe piaciuto lavorare con Klopp nel mio momento migliore. E non è stato decisamente quello di Dortmund. Ma mi fa sempre piacere parlare di lui”.

In Germania è stata l’unica volta in cui Ciro non ha giocato col suo numero. Forse è derivato tutto da quello?

avevo il 9, dovevo prendere il 17 forse. Sono napoletano e per scaramanzia non dovrei essere innamorato di questo nuemro. Però mia moglie è nata il 17. A Pescara indossavo il 17. E anche Mattia è nato il 17 agosto. Lo abbiamo organizzato di proposito (ride, ndr)“.

Da quando è alla Lazio, ha detto, c’è un particolare che lo infastidisce molto.

“Mi dà molto fastidio che la Lazio spesso venga accostata al razzismo. Mi pare che anche i tifosi biancocelesti abbiano fatto gesti a favore della lotta contro questo fenomeno. È uno stereotipo di cui si parla troppo. Se 10 tifosi della Lazio si comportano male andiamo a prendere quelli, non tutta la Curva Nord”.

Futuro

In chiusura di intervista l’attaccante della Lazio ha confessato un desiderio per il suo futuro.

“Mi piacerebbe restare qui fino al termine della carriera. La città è bellissima e io mi trovo benissimo. Anche con la società il rapporto va alla grande, i tifosi mi amano. Quando trovi un certo equilibrio è difficile andare via”.

Poi la Leotta ha posto una serie di domande a botta e risposta. Sul possibile del record di gol di Piola il bomber ha promesso un’altra intervista in caso di raggiungimento. E la speranza di qui ai prossimi dieci anni è di essere

“Senza pancia e felice come adesso”

 

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