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Lazio, i cross vincenti sono un’eccezione: è penultima in A

Lazio, Joaquin Correa

La Lazio e i cross: un rapporto complicato in questa stagione. Il gol di Caicedo contro la Samp è un’eccezione: le statistiche parlano chiaro

La Lazio ha uno scarso feeling con i cross vincenti. Quelli che generano un gol e che spesso sbrogliano la matassa, quando la partita è bloccata e trovare il pertugio per vie centrali risulta complicato.

È questo il grande difetto della squadra di Simone Inzaghi in questo campionato? No, ci mancherebbe altro: se così fosse, per i biancocelesti sarebbe il migliore dei mondi possibili. “Segniamo tanto e subiamo poco. Certo che sfruttiamo poco i cross…”: non va proprio così. La Lazio convive con altre lacune gerarchicamente più importanti: una di queste l’ha individuata molto onestamente Marco Parolo.

In coda alla classifica per i cross vincenti

Ciò non toglie che il dato che stiamo per prendere in esame non aiuti: scorrendo la classifica stilata da WhoScored.com, i biancocelesti sono penultimi in Serie A per gol arrivati dai cross. Quanti sono? Appena 5, gli stessi della Fiorentina e appena uno in più dell’Udinese fanalino di coda.

Al contrario, sono tante le big che svettano in questa graduatoria: dietro al Cagliari primo con 16 cross vincenti, troviamo l’Inter e la Spal (15), la Juventus (14) e – guarda un po’ – l’Atalanta (13). È proprio la presenza dei bergamaschi, insieme a quella della Spal, a essere indicativa: entrambe le formazioni utilizzano la difesa a tre e trovano nei quinti di centrocampo una delle loro armi principali. Hateboer e Castagne o Gosens per l’Atalanta, Fares e Lazzari (tormentone del calciomercato laziale) nello scacchiere ferrarese.

Solo tre arrivati “tradizionalmente” dalle fasce

Al contrario, il 3-5-2 di Inzaghi non attinge alla stessa linfa vitale: dei cinque cross vincenti prodotti dai biancocelesti, solamente tre sono arrivati da un attacco “tradizionale” dalle fasce: discesa dell’esterno, qualche dribbling per liberarsi e poi via col pallone dentro l’area. Due fanno capo a Senad Lulic: il gol partita di Parolo a Empoli (l’assist del bosniaco fu anche sporcato) e quello per Milinkovic all’Olimpico contro il Genoa (quello sì pulitissimo e perfetto): parliamo della seconda metà di settembre, quasi sette mesi fa.

L’altro è molto più recente: la parabola sontuosa di Romulo per l’inzuccata di Felipe Caicedo a Marassi, contro la Sampdoria. Il primo assist, tra l’altro, arrivato da uno tra l’italo-brasiliano (arrivato a fine mercato invernale, è bene precisarlo) e Marusic.

E gli altri due cross andati a segno? Torniamo di nuovo a Lazio-Genoa del 23 settembre: sul cross di Wallace, i biancocelesti architettarono un bel gioco di sponde che portò alla rete di Caicedo. Per il secondo basta risalire invece al 31 marzo: Luis Alberto scodella per Milinkovic ed ecco i tre punti in casa dell’Inter.

Quest’anno sarebbero serviti eccome

Per il resto, balle di fieno: un mix di cross sbagliati, cross respinti, cross corretti ma caduti nel vuoto. Quasi naturale per una squadra costruita per esprimersi palla a terra, sfruttando la tecnica di Luis Alberto, gli strappi di Correa e l’attacco della profondità di Immobile. Ma l’imprevedibilità della scorsa, esaltante stagione – non stiamo di certo spoilerando nulla – si è scontrata quest’anno contro il muro delle contromosse avversarie.

Le contro-contromosse, a sua volta, Inzaghi l’ha anche previste: Luis arretrato, Immobile-Caicedo più di una volta in coppia o l’ormai proverbiale “formula fantasia”. Nulla però che riuscisse a portare veramente alla ribalta i quinti, uno dei punti di forza su cui dovrebbe fondarsi qualsiasi 3-5-come vi pare. I fattori possono essere molteplici: la mancanza di un’alternativa “sicura” che facesse staffetta con Lulic, il potenziale imbrigliato (e chissà se lo vedremo mai sprigionarsi) di Marusic, l’impossibilità di utilizzare Lukaku e l’innesto tardivo di Romulo (o di un altro esterno di livello che sarebbe potuto arrivare anche in estate).

Sta di fatto che i biancocelesti non sono mai riusciti a sfruttare davvero la via alternativa del “mettiamo la palla in mezzo”. Nonostante, insegnano Atalanta e Spal, il modulo invogli a ricorrere (anche) a quella soluzione. Una delle tante lacune su cui Simone Inzaghi e la Lazio dovranno ragionare: in questo finale di stagione, ma soprattutto con un occhio al futuro.

 

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