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Lazio, il mio elogio a un leader silenzioso: Angelo Peruzzi

Lazio, Peruzzi: "Puntiamo alla Champions League"

Lazio, il nostro amico Gianluca Baccarius Bacchi tratteggia un omaggio dell’importanza del club manager biancoceleste

Discrezione, educazione, compostezza, autorevolezza, semplicità, riservatezza, riserbo, temperanza, equilibrio, senso della misura, leadership, capacità vincenti, sportività. Possono questi aggettivi convogliare tutti in un’unico essere umano e diventarne un tratto distintivo?

O, in maniera ancora più remota, diventare elementi fondamentali del curriculum di un calciatore prima e, dirigente poi? DIFFICILE, DIFFICILISSIMO, praticamente IMPOSSIBILE se dovessimo rapportarli e confrontarli con quelli dell’odierno mondo del football e dei suoi addetti ai lavori.

Però, se il termine di paragone diventa un signore nato a Blera (VT) il 16 febbraio 1970, che di nome fa Angelo e di cognome Peruzzi, il tutto diventa possibile e reale. Angelo è una persona fuori dal comune, un valore aggiunto in un calcio caratterizzato non più da sentimenti, ma da denaro, egoismo e ambizioni smisurate che prevaricano i reali principi dello sport.

Un numero 1 straordinario

Le fasi della vita sportiva di Peruzzi sono due, la prima da calciatore e la seconda da dirigente. Quella da giocatore lo vede con la maglia numero 1 sulle spalle. Data la prestanza fisica e muscolare era ed è soprannominato Tyson o più scherzosamente Cinghialone. Tecnicamente era un portiere per lo più completo, aveva un’ottima presa, riflessi prontissimi, grandissime doti acrobatiche, il punto di forza nelle uscite basse e sapeva dare sicurezza alla sua difesa nonostante la sua pacatezza.

Spesso è stato accostato a Dino Zoff e ritenuto il miglior portiere al mondo negli anni ’90. Sarebbe inutile stare qui ad elencare e ripetere nuovamente tutti i trofei vinti in carriera da Angelo, perché questi assumono ancora più importanza e valore se li abbiniamo alla sobrietà e ai pregi del Peruzzi uomo.

È sempre stato indiscutibilmente un punto di riferimento per compagni di spogliatoio, dirigenti, tifosi e vertici del calcio italiano, un leader silenzioso ed indiscusso, capace in primis di portare rispetto, di farsi rispettare (con quel fisico chi osava contraddirlo?), agendo e parlando al momento giusto nel posto giusto, quando serviva veramente e nelle sedi più idonee alla situazione.

Credo sia proprio questa la chiave di lettura per inquadrare e capire meglio Angelo Peruzzi: un capo carismatico e un modello da seguire non deve essere necessariamente sotto i riflettori esterni, ma sotto quelli del rispetto e della stima da parte dei compagni di spogliatoio e della società di appartenenza.

Le sue doti al servizio della squadra, lontano dai riflettori

Un personaggio così, da giocatore, non poteva non intraprendere una carriera da dirigente. La logica conseguenza, dopo aver smesso con il calcio giocato, è stata quella di essere chiamato nel 2016  dal Presidente Lotito per ricoprire il ruolo di Club Manager nella Lazio. Figura questa che, come disse Angelo stesso, “vuol dire anche affrontare qualsiasi tipo di situazione: a prescindere dalla natura delle problematiche, comprese quelle familiari. Ho detto ai calciatori che sarei stato disponibile al dialogo a qualsiasi ora, in caso di bisogno“.

Peruzzi, oltre che essere una figura vicina ai tifosi, funge da raccordo tra squadra e società e tra Inzaghi e la squadra stessa, cercando di limitare al massimo problemi e situazioni negative che possono condizionare la vita di spogliatoio e, di conseguenza, i risultati del campo.

Ed è anche in questa veste che il nostro Angelo sta mettendo in gioco nuovamente se stesso e le sue indiscusse doti di guida e leadership, mettendole a disposizione di tutto l’ambiente Lazio, che necessita di Uomini di questo spessore, che siano riconosciuti anche a livello mondiale, che sappiano rappresentarla e difenderla con fermezza durezza e puntualità, senza mai trascendere ed esagerare nel linguaggio e in modi  maleducati e irrispettosi, che non appartengono di sicuro al nostro amato Cinghialone.

La Lazio ha bisogno di un “portiere” come lui

La Lazio ha bisogno di un “portiere” come Angelo che difenda la porta d’ingresso di Formello dagli attacchi esterni e malevoli, volti a minare la serenità e compattezza della società e della squadra. I complimenti e gli elogi sono un obbligo per Tyson Peruzzi, principalmente per la sincerità con le quali si è sempre posto nei confronti del suo sport, del mondo della comunicazione, dei tifosi, dei suoi datori di lavoro e per l’atteggiamento con il quale è riuscito ad essere per tutti i suoi compagni di squadra l’esempio da seguire e lo scudo dietro cui ripararsi. Un plauso alla Lazio per aver riportato a Roma un dirigente del suo calibro e una persona Vera.

 

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