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Nostalgia Chinaglia

Quella volta che Giorgio, Pino e Felice fecero il pane con me e mio papà

Nuovo aneddoto a tinte biancocelesti direttamente dagli anni ’70, con i calciatori impegnati a farsi il pane da sé.

un racconto di Marino B.

Era un martedì. La Lazio aveva vinto e, come sempre quando succedeva, alle 11:00 avevo portato la pizza (se non ricordate il rito, cliccate qui) e consegnato il pane ai vari giocatori e al mister, oltre che ai clienti. Poi me ne tornai a casa. Il pomeriggio – erano più o meno le 16:00 – io e mio padre stavamo riposando. Arrivò una telefonata a casa e rispose mia madre. Era Giorgione.

Vengo svegliato. Prendo il telefono. “Pronto Marino! Abbiamo una festa e ci servono 7 filoni di pane“. Rimasi spiazzato sul momento. Gli spiegai di non averne, ma che avrei fatto il possibile entro un paio di ore. Svegliai anche papà e tornammo di corsa al forno. Con le serrande abbassate ci rimettemmo all’opera, accendendo il bruciatore per riavviare la cottura, e preparammo l’occorrente per la panificazione. Possò al massimo un’ora dalla telefonata e mentre eravamo presi dal lavoro sentimmo bussare alla serranda. Erano Chinaglia, Wilson e Pulici.

Quando li vide mio padre gli venne automatica la battuta: “Bene, adesso vi fate il pane da soli“. Detto, fatto. Per fortuna  non avevano abiti neri. Pino versò la dose di acqua e accese l’impastatrice, mentre Giorgio e Felice svuotavano il primo sacco da 50kg di farina. Ovviamente poi si fermarono lì. Continuammo noi a pensare al resto dell’impasto, alla spezzatura, alla lievitazione e poi all’infornata. Nel frattempo, dal vicino bar avevamo ordinato dei tè freddi e fuori , piano piano si assiepavano alcune persone, tifosi, che vedevano i loro beniamini da vicino, ma in veste di fornai. Inevitabile un pochino di cagnara e qualche risata.

Finito di cuocere il pane fatto da loro ci pagarano e ci salutammo. Io e mio padre tornammo a riposare. Alle 2:00 ci aspettava il risveglio per il solito tran tran.

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