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Parola ai tifosi

“Forza Lazio”: il piccolo Valerio, simbolo di lazialità

Derby, bambino "Forza Lazio"

Per il nostro lettore Alessandro Sicari, il premio come miglior laziale dell’anno ha già un vincitore.

Il premio come miglior laziale dell’anno lo vince lui, a mio parere. Rappresenta il non plus ultra della lazialità. Lui è un ragazzino di 8 anni, si chiama Valerio, e da giorni la scena di cui è protagonista, diventata virale sui social tra i laziali, lo vede indossare (ahimè, ahinoi, e soprattutto ahilui) la maglia color peperone, prima dell’ultimo derby.

Valerio accompagna un giocatore e coglie l’attimo della telecamera che scorrendo lo inquadra, per fissare l’obiettivo ed esclamare, orgoglioso e con la grinta di un leone, un bel “FORZA LAZIO”. Anzi, dal labiale sembra leggersi una cosa che suonerebbe più come un “Forzcha Latsio”, con una dizione ancora immatura, ancora incompleta.

Eppure chi non si è rivisto e riconosciuto in quell’immagine, così tenera e che molto, moltissimo, sa di appartenenza? Ditemi chi non lo ha fatto. Perché in quella breve espressione si ritrova tutta la fierezza di far parte di una grande storia, il rifiuto dell’omologazione, la chiarezza delle idee, la capacità di esprimerle al mondo intero. La scena è bella, di una purezza che fa sorridere ma dice anche molto dello spirito dei laziali.

C’è in effetti una lazialità profonda, nitida, cristallina in quei pochi attimi: un coraggio che solo chi cresce in un rapporto numerico impari con gli avversari calcistici – che ammazzerebbe un cavallo, diciamolo pure – può nutrire e coltivare, in anni di scuola in cui farsi valere significa anzitutto battersi, rendere onore ai colori del cuore, combattere l’uniformazione e il pensiero unico.

Si possono facilmente immaginare gli istanti precedenti: qualcuno dello staff che gli comunica che deve indossare quella maglietta – ahimè, ahinoi, e soprattutto ahilui, ancora una volta.

“Ma è per poco, dai, oggi ti tocca. E poi starai comunque vicino al tuo campione. Alla prossima indosserai quella della Lazio, forza!”. E lui che, in quel momento di delusione, costretto a farsi vedere con quella maglia indosso, della squadra più distante, lontana e detestata, sbuffando come sbuffano i ragazzini di fronte a una decisione che devono subire, medita il riequilibrio dell’ingiustizia. Avrà forse pensato: “Io sono della Lazio, e devo dimostrarlo in qualsiasi modo”. Anzi: “in qualschiaci modo”.

Troppo forte piccolo laziale, esempio di lazialità acerba eppure già matura, coraggioso come sono coraggiosi e controcorrente tutti i laziali. Da sempre e per sempre!

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