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Nostalgia Chinaglia

Eravamo io, Maestrelli e un’APE650…

Lazio, Tommaso Maestrelli

Il racconto di dove è nata un’intuizione tattica di Maestrelli e di come un premio a base di pizza sia diventato un rito per la Lazio.

un racconto di Marino B.

Un amico di sololalazio.it svela un aneddoto dei tempi della Lazio di Maestrelli: un’intuizione tattica nata a bordo di un veicolo per le consegne del pane e un rito a base di pizza che si è ripetuto nel tempo.

La storia inizia nel 1972. Claudio Bandoni diventa portiere della Lazio e va ad abitare in una villetta sulla via Sacrofanese. Veniva a far la spesa nel negozio di alimentari e panificio della mia famiglia, a Prima Porta. Ci unì da subito un bel rapporto di amicizia, oltre all’amore per un Chianti classico, che vendevamo in esclusiva. Il vino comunque piaceva anche a tutta la squadra e al mister. E piano piano iniziai a portare la spesa anche a lui. Si accodarono poi Papadopulo, Polentes, Fortunato, Facco, Massa e anche Giorgione.

Un pomeriggio dell’anno dopo – nel frattempo Claudio era tornato alla Fiorentina – con la mia APE650 ero allo stadio
Flaminio per le varie consegne. Era il periodo in cui nacque una contestazione alla squadra e a Maestrelli per alcuni risultati. Il grande Tommaso dopo aver parlato con i tifosi, mi chiese di accompagnarlo a casa. In realtà non era del tutto casuale il mio giro intorno allo stadio Flaminio quel martedì. Dovevo, sì, fare le consegne del pane per i vari negozi di viale Tiziano, ma ero anche a consegnare il pane proprio al Mister e agli stessi calciatori della Lazio.

Ovviamente non avevo una macchina e il Mister, obbligato dal poco spazio dell’apetta, si mise al mio fianco. Mi era di strada accompagnarlo verso casa sua. E poi dovevo comunque terminare le varie consegne. Ci avviammo così verso la Collina Fleming.

“Marino – mi disse, dal nulla, mentre andavamo – domenica m’invento una cosa che porterà una novità nel calcio”. Pensai: “Va bene”. È stato contestato e ovviamente qualcosa dovrà pur fare. Proposi di rimando una bella mangiata di pizza il martedì mattina successivo, dopo l’allenamento, se la squadra avesse vinto. Il Maestro accettò, con entusiasmo.

Nel frattempo eravamo arrivati. Lo lasciai davanti la caserma dei “Granatieri di Sardegna”. Gli consegnai il pane e mi pagò il dovuto. Nei giorni successivi non ebbi modo di avere altri contatti con lui. Il pane in genere lo portavo direttamente a casa, dove la signora Lina mi offriva sempre qualcosa da bere. Il tè o la limonata erano spettacolari.

Poi la domenica la Lazio vinse, presentando un Martini incursore come novità.  Come d’accordo, il martedì mattina alle 11 mi presentai al campo di Tor di Quinto, con la teglia di pizza rossa promessa. Mi aprì il cancello il caro Antonio Sbardella  e mi accomodai dalla signora Gina, la stupenda guardarobiera. Preparammo i vari tagli e tutti si accomodarono al tavolo. Di pizza ce ne era in abbondanza e ne mangiariono tutti, anche magazzinieri e l’autista del pulman della squadra. Da lì in avanti divenne quasi un vero e proprio rito e, se non ricordo male, ben poche volte venne saltato.

L’idea di cambiare la Lazio nacque nella mia APE650, durante un percorso stadio Flaminio – Collina Fleming.

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