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Parola ai tifosi

‘Senza Confini’, vivere la Lazio a Teramo. Francesco: “Io, laziale per mio nonno”

La lazialità è Senza Confini. Ma come vivono la Lazio i tifosi che si trovano a molti chilometri di distanza da Roma?

A cura di Niccolò di Leo

Torna la nuova rubrica di Solo La Lazio, Senza Confini. Per tutti quei laziali che vivono la loro passione a chilometri di distanza da Roma. Oggi ci si spostiamo verso il centro-Italia. Il protagonista dell’intervista di oggi è Francesco Bianchini, giovane tifoso biancoceleste residente a Teramo, in Abruzzo. Francesco ha raccontato ai nostri microfoni i dettagli del suo amore verso la Lazio.

Come nasce la tua Lazialità?
La Lazialità me l’ha trasmessa mio nonno quand’ero piccolo, lui era romano ed ha vissuto per anni a Prati, proprio vicino Piazza Della Libertà. Mio padre, invece, me l’ha ampliata negli anni, da bambino fino ad oggi mi ha trasmesso i valori del Laziale e l’amore verso questa squadra”.

Chi è stato il tuo primo idolo e in chi lo rivedi nella Lazio di oggi?
Di idoli negli anni ne ho avuti tanti da Peruzzi a Klose, passando per Corradi e Cesar, ma il primo in assoluto è stato El Piojo, Claudio Lopez. Mi conquistò grazie alle sue giocate e ai suoi gol, nonostante non ne abbia segnati tantissimi, era spesso decisivo e bello da vedere. Aveva una grinta impressionante, da questo punto di vista mi ricorda Marco Parolo, anche se lui era più offensivo. Se devo accostarlo ad un giocatore della Lazio di oggi, mi viene in mente, dal punto di vista tattico e tecnico, El Tucu Correa, nonostante nel carattere si diversifichino”.

La tua partita più emozionante allo Stadio?
Per fortuna di partite emozionanti ne ho viste tante, mi viene in mente, ad esempio, la finale di Coppa Italia del 2009, vinta ai rigori contro la Sampdoria. Se però devo individuare la più emozionante in assoluto, dico la Supercoppa Italiana del 2017. Eravamo allo Stadio con tutta la mia famiglia: mio padre, i miei cugini e mio zio, la BCR (Brigata Cola di Rienzo, ndr) al completo. Ricordo che fu una partita al cardiopalma, prima la doppietta di Immobile, poi come un fulmine a ciel sereno i due gol della Juventus. Per fortuna, alla fine, Murgia ha buttato dentro quel pallone, ricordo il boato dello stadio. Noi ci siamo abbracciati ed eravamo in lacrime per la gioia. Vincere quella partita da sfavoriti, contro i Campioni d’Italia e all’ultimo secondo fu un’emozione unica”.

Cosa significa tifare Lazio a distanza?
Ha i suoi pregi e i suoi difetti. Indubbiamente è brutto l’uscire di casa e non respirare la Lazialità, il non poter andare allo Stadio tutte le Domeniche, essere lontano dalla cosa che ami. Per fortuna, però, a Teramo ho la possibilità di condividere questa mia passione con i miei fratelli e con molti Laziali residenti qui. Tra l’altro hanno fondato anche un fan club, La Teramo Laziale, che, quando si poteva andare allo Stadio, organizzava trasferte sia a Roma che nelle altre città italiane. Grazie a loro posso vivere un po’ di Lazialità anche a chilometri di distanza. Spesso, infine, torno nella Capitale e, quando posso, mi diverto ad andare in Curva o in Distinti con mio padre e i miei cugini”.

Qual è la tua definizione di Lazialità?
Non è facile: per me è amore, fede, ma soprattutto tradizione. E’ il saper soffrire. Questa squadra è in grado di regalarti tantissime gioie, ma anche tanta sofferenza. E’ questo il bello di esser Laziali: saper andare avanti anche nelle difficoltà”.

Qual è stata la tua più grande follia per la Lazio?
La mia più grande follia, probabilmente, coincide con la partita più emozionante che ho vissuto. Con la BCR ci eravamo organizzati per andare a vedere la Supercoppa del 2017, ma in quel periodo ci trovavamo tutti a Teramo per l’estate. Nonostante il problema della distanza abbiamo comprato i biglietti e in meno di 24 ore siamo andati a Roma e tornati in Abruzzo, per fortuna con una Coppa in più. Ricordo il viaggio di ritorno, è stato qualcosa di meraviglioso, tutto il tempo a cantare ed ascoltare le canzoni sulla Lazio. Arrivati a Teramo giravamo con le sciarpe al vento, cantando cori a squarciagola”.

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