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Sanremo biancoceleste, il festival alternativo di cui c’era bisogno (II parte)

Anche la seconda serata del Festival di Sanremo 2021 è andata in archivio. Noi vi proponiamo una versione alternativa a tinte biancocelesti.

Di Micaela Monterosso e Tommaso Fefè

Sanremo entra nel vivo, con la seconda serata conclusasi, di fatto, poche ore fa. E così anche il nostro contro-festival, iniziato ieri con i primi dieci abbinamenti improbabili, prosegue (e finisce, ve lo giuriamo) oggi con il resto dell’elenco immaginario di canzoni, che calciatori e dirigenti della Lazio potrebbero portare sul palco dell’Ariston.

Lotito – Soldi (Mahmood)

Apre la seconda parte di questa assurda kermesse il presidente in persona, che scende dalla mitica scalinata, terrore di tutte le soubrette, con un cappelletto da rapper tempestato di strasse e la visiera al contrario. Catenone con appeso simbolo del dollaro, laccato in oro. Pantaloni larghi neri in tessuto simil-acrilico lucido, con il cavallo ad altezza ginocchio. Felpa bianca di taglia enorme, con stampata sopra una foto di se stesso. Occhiali scuri e almeno uno o due anelli pacchianissimi per ogni dito. Parte la musica e mentre canta, nella sua testa inizia a ripercorrere tutte le trattative estenuanti portate avanti negli anni…

Mamma stai tranquilla sto arrivando“. Lo avrà detto anche Yilmaz appena sbarcato all’aeroporto (già, ma quale?). “Ti sembrava amore ma era altro“. David Silva voleva solo venire a svernare. “Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai“. Maledetto Setti, che s’è messo d’accordo co’ quell’altri per Kumbulla. “Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei“. Un anno ho perso appresso a De Vrij e al procuratore suo. “Ho capito in un secondo che tu da me volevi solo soldi, soldi“. Sì Bielsa, tranquillo, che te li compro tutti i calciatori che vuoi. Come no. “Tu dimmi se volevi solo soldi, soldi come se avessi avuto soldi, soldi…” Zarate, Keita, Felipe Anderson… “Lasci la città ma nessuno lo sa. Ieri eri qua ora dove sei, papà“.

Correa – Perdere l’amore (Massimo Ranieri)

Straziato dalla recente fine della sua love story, il tucu sembra aver perso il feeling anche con il dribbling e le giocate. “E adesso, andate via“. No dai Joaquin, non fare così. “Voglio restare solo“, ok ma almeno il pallone passalo a qualcuno prima. “Perché scegliesti me. Me che fino a ieri. Credevo fossi un re“. Vabbè, ora non esagerare. Di re basta Ciro. “Lasciami gridare“. Sì dai, sfogati, bravo. “Rinnegare il cielo“. No! Lascia perdere chi sta in cielo, che poi ti squalificano. “Comunque ti capisco. E ammetto che sbagliavo“. È già un passo avanti, vedrai che la prossima volta lo azzeccherai il tempo di inserimento. “Facevo le tue scelte. Chissà che pretendevo“. Un doppio passo di troppo, nulla di grave, ma non farlo più. “Prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo“. Tranquillo, non è il caso, siamo ancora in ballo per un posto in Champions. “Li farò cadere ad uno ad uno“. Ma no aspetta, non buttiamo all’aria tutta la stagione per due partite storte. “Spezzerò le ali del destino e ti avrò vicino“. E vabbè… “Perdere l’amore!!!“.

Leiva e Marusic – Non mi avete fatto niente (Ermal Meta e Fabrizio Moro)

Lottano, cadono e si rialzano. Corrono, si infortunano, ma poi ritornano più cazzuti di prima. L’improbabile coppia di lottatori, composta da una freccia balcanica e un muro impenetrabile come i grovigli di liane e mangrovie della foresta amazzonica, si presenta sul palco gridando con rabbia che per quanto male gli avversari possano fare a loro e alla Lazio, non sarà mai abbastanza per fermarli.

Radu – Vita spericolata (Vasco Rossi)

A Sanremo 1983 arrivò penultima e Stefan nacque solo nel 1986. Ma se Vasco avesse potuto inserire Stefan Radu al posto di Steve McQueen nei suoi versi quell’edizione avrebbe avuto un vincitore diverso, ne siamo sicuri. “Voglio una vita che non è mai tardi” tredici anni ha aspettato per giocare la Champions con la Lazio, ma ancora non è riuscito a scendere in campo. “E poi ci troveremo come le star, a bere del whisky al Roxy bar“. A Monaco c’è però un’ultima possibilità. “O forse non c’incontreremo mai, ognuno a rincorrere i suoi guai…”

Luis Alberto e Immobile – Vattene amore (Amedeo Minghi e Mietta)

Due trottolini amorosi dududu dadada, che si scambiano occhiate d’intesa in campo e sul palcoscenico. “Magari ti chiamerò“, il pallone, per dirti dove metterlo. E grazie a Luis, il nome di Ciro risuonerà in ogni città dove lui segnerà un gol, e apparirà sui tabelloni della pubblicità dello stadio, perché la palla gli arriverà “sempre la, sempre tu, ancora un altro po’…”

Igli Tare – Gianna (Rino Gaetano)

Altra dirompente irruzione della dirigenza biancoceleste. Il ds, vestito col frac, la tuba in testa e la chitarra in mano si autocita rivisitando il testo in “Igli, Igli, Igli, prometteva pareti e fiori… Igli, Igli, Igli, non cercava il suo Pigmalione, Igli difendeva il suo salario, dall’inflazione“. Infondo fa solo il suo lavoro. Incontra procuratori, osserva talenti, tratta sui prezzi…”Vieni qua, ma che fai, dove vai con chi ce l’hai. Butta là, vieni qua, chi la vende a chi la da. Prendi e vai, prendi e vai, tu non prendi se non dai“. E alla fine il suo fiuto eccezionale per il tartufo, qualche volta lo fa anche valere.

Akpa Akpro, Caicedo, Fares e Luiz Felipe – Sarà perché ti amo (Ricchi e Poveri)

Abbinamento senza senso. Esattamente come Zlatan e Sinisa (è confermato, canteranno stasera insieme). Ma l’immagine di Caicedo e Akpa con acconciature anni ’80, come Angela Brambati e Marina Occhiena, era una cosa troppo oscena per tenerla chiusa nelle menti malate di chi ha immaginato questo fanta-Sanremo. A voi la scelta sulle parti maschili per gli altri due.

Milinkovic – Senza pietà (Anna Oxa)

Non mi fermeranno le paludi o la neve“, Sergej mette subito le cose in chiaro. Ma poi si monta un po’ la testa e si autopromuove sul campo “Sono il generale più crudele del fronte“. Tripudio di applausi per il ritornello col sapore di una vera e propria dichiarazione d’amore per la Lazio “Ti stringerò, conquisterò, proteggerò e senza pietà io ti amerò con tutto questo amore mio“. E sempre senza pietà spadroneggi a centrocampo contro tutti gli avversari. Grande Sergio, “Le mie mani, le tue mani in questa battaglia. È un agguato a tradimento nella boscaglia“. Difendici tu e portaci alla vittoria.

Reina e Straksoha – Amici come prima (Paola e Chiara)

Seduti uno di fronte all’altro, come le sorelle Iezzi a Sanremo 1997, i due portieri cercano di confrontarsi serenamente su come portare avanti un dualismo tra i pali che sia costruttivo per entrambi. Ma il risultato non è quello sperato.

Scusa, so che è soltanto un’altra scusa. Mi siedo di fianco ed è come se non fossi qui“. Lo sappiamo Pepe, Thomas è un po’ testardo. “E parli, non riesco a sentirti, ma tu parli“. Dai Tommy, ascolta un consiglio ogni tanto. “Mi chiedi di capirti e non è facile dire di sì“, vabbè, ma metti da parte l’orgoglio. “Mandi in pezzi il mio cuore e pretendi di, di potertela cavare così“. E pure te Pepe, però, sei stato un po’ prepotente a togliergli il posto così. “Amici come prima, mi costa una fortuna. Riuscire ad ammettere che… È stato solo un gioco, un affare da poco“. Ecco, allora fate i bravi e non bisticciate.

Lulic – Ringo Starr (Pinguini tattici nucleari)

Chiusura trionfale per questo anti-festival. La rassegna canora nella cittadina ligure è giunta alla 71ª edizione e per questo sui social qualcuno si chiede perché a co-condurre ci sia Ibrahimovic e non Lulic. Non ci sarebbe nemmeno stato l’imbarazzo della sovrapposizione col turno infrasettimanale di campionato. Ci accontentiamo allora di immaginarlo noi intonare uno dei successi dell’anno scorso.

La Coppa Italia “non è niente di speciale. Forse alla fine c’hai ragione tu” (vuoi mettere con una semifinale e un bonsai?!). Ma in un mondo di Totti e De Rossi, lui è Senad Lulic. I laziali hanno trovato il Ted che li ha fatti esultare, ma soprattutto divertire come mai prima, nel vedere “che i migliori alla fine se ne vanno sempre. E che cosa rimane?“. Niente. Una curva vuota.

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