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Parola ai tifosi

Senza Confini, vivere la Lazio in provincia di Modena: “Il pregio? Non incontrare romanisti”

La lazialità è Senza Confini. Ma come vivono la Lazio i tifosi che si trovano a molti chilometri di distanza da Roma?

A cura di Niccolò di Leo

Esordisce oggi la nuova rubrica di Solo La Lazio, Senza Confini. I protagonisti saranno tutti quei laziali che vivono la loro passione a chilometri di distanza da Roma. Il primo ospite intervenuto ai nostri microfoni è Tom Caretti, tifoso residente a Modena, il quale ha raccontato com’è nato e come vive il suo rapporto con la fede biancoceleste.

Come nasce la tua Lazialità?

Io non nasco laziale, fin da quando ero piccolo la squadra che tifavo era la Sampdoria, per via dei colori della maglia e per il fatto che non fosse una squadra vincente. Non sono mai riuscito ad innamorarmi dei vincenti, in nessun ambito. Un giorno ho conosciuto una persona di Modena, laziale, che quando giocavamo a calcio indossava sempre la maglia della Lazio. I suoi colori mi hanno colpito subito, per questo, verso i 10/11 anni, ho iniziato a seguire anche la Lazio. Ho abbandonato la Samp, quando ho conosciuto la storia dei biancocelesti: una storia gloriosa, ma non vincente, quelle storie dei figli nobili, ma decaduti, sempre cattivi, sporchi, come la squadra del ’74“.

Chi è stato il tuo primo idolo e in chi lo rivedi nella Lazio di oggi?

Il mio primo idolo è stato Roberto Mancini, che ha vestito sia la maglia della Sampdoria che quella della Lazio. Quando da piccolo lavoravo in edicola ho avuto la fortuna di conoscere Paolo Borea (ex ds della Sampdoria, ndr), che viveva vicino casa mia, a cui chiedevo spesso magliette e autografi di Mancini.

Nella Lazio di oggi lo rivedo, per atteggiamenti, in Luis Alberto, nonostante lo spagnolo non sia ancora un leader. Come lui però è un umorale, pazzo, talentuoso e folle. Ricordo che Mancini, avendo visto diversi allenamenti, se non aveva voglia o lo facevano arrabbiare se ne andava, decideva tutto lui, cosa che chiaramente Luis Alberto non può fare, ma se potesse…

La tua partita più emozionante allo Stadio?

La partita più emozionante che ricordo la vidi a Torino nel 2000, era uno Juventus-Lazio, con gol di Simeone. Una vittoria che non mi aspettavo, lì ho capito che potevamo vincere lo Scudetto, tornai a casa che ero al settimo cielo. Mi colpì molto anche il rapporto con l’altra tifoseria, io andai con degli amici juventini, indossavo la sciarpa della Lazio ed ero vicino alla curva bianconera: chiaramente mi presi qualche insulto, ma in molti mi fecero segni di rispetto. Ricordo quella partita come se fosse ieri.

Il gol più emozionante? Quello di Lulic il 26 maggio. In quel periodo ero solo, non avevo occasione di parlare con altri laziali e Modena è piena di romanisti, mi fece emozionare tantissimo“.

Cosa significa tifare Lazio a distanza?

C’è solo un pregio: non incontrare tanti romanisti, non vedere i muri imbrattati, non aver vissuto quello che hanno fatto in occasione dello Scudetto. I difetti invece sono tanti: le molte difficoltà ad andare allo Stadio, il non poter parlare fisicamente con qualcuno che ti possa capire, non poter vedere le partite in compagnia. Interiorizzi tutto, la vivi da solo e le notizie che ti arrivano dai giornali e dai media sono quasi sempre negative. Non vivi l’aria laziale. In più in Italia siamo visti come i fascisti, i cattivi, quindi se dici che tifi la Lazio, sei visto come uno di destra. Questo solo perché nessuno conosce la storia, nessuno sa che è la Roma la squadra fondata dal fascismo“.

Qual è la tua definizione di lazialità?

La lazialità è sofferenza e solitudine, ma è anche lottare contro tutti. E’ qualcosa di romantico, nonostante tutto. E’ avere forza interiore, essere in grado di combattere contro il mondo. Abbiamo tutti contro, anche quelli che dovrebbero essere gemellati con noi“.

Qual è stata la tua più grande follia per la Lazio?

Non ce n’è una in particolare. La più grande follia è il tempo che le dedico. Io faccio parte di un gruppo che si chiama CICAL , il quale analizza e combatte tutto ciò che viene detto e fatto contro la Lazio, cercando di ristabilire la verità delle cose. Ho partecipato alle ultime tre dirette di Lazio E Libertà, collaboro nel mio piccolo con Roberto Rao, provando a raccogliere informazioni per ristabilire un senso di verità. Quindi direi che la mia follia più grande è dedicarle ogni minuto libero che ho“.

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