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Inter-Lazio, l’analisi tattica del match: lo slittamento di Acerbi ha scombinato i piani

Il Messaggero: "Roma - Lazio, il derby degli opposti"

Inter–Lazio, la chiave tattica del match: Acerbi, l’unico  poter limitare Lukaku

a cura di Gianluca Nocini

Tre: sono le volte che la Lazio ha affrontato l’Inter con Romelu Lukaku a guidare l’attacco nerazzurro. Fu un gol di D’Ambrosio a decidere il match dell’andata nella precedente stagione. Nel girone di ritorno, invece, l’Olimpico fu teatro della vittoria della Lazio, che si impose per 2-1 con i gol di Immobile e Milinkovic-Savic. In entrambe le occasioni lo strapotere fisico del centravanti belga fu completamente disinnescato dalla marcatura a uomo di Francesco Acerbi. Evento che si è ripetuto anche in questa stagione, con le due squadre che non sono andate oltre il pareggio nella gara di andata. A siglare l’unico gol interista era stato Lautaro Martínez; Lukaku, anche se protagonista di una discreta prestazione, era rimasto a secco per la terza volta consecutiva. Ad invertire il trend dello score negativo del belga contro la Lazio ci ha pensato la doppietta di ieri sera contro la squadra di Simone Inzaghi, che, trovatasi impreparata di fronte ad un imprevisto tattico, ha dovuto alzare bandiera bianca contro un’Inter in salute.

La Lazio, come di consueto, si è schierata con il collaudatissimo 3-5-2. Complice il forfait di Radu durante il riscaldamento, Inzaghi è dovuto correre ai ripari inserendo Hoedt al centro della difesa, e schierando Patric e Acerbi ai suoi lati. All’indomani della sconfitta biancoceleste per 3-1 rimangono alcuni interrogativi sulle scelte del mister piacentino, che, a sua discolpa, ha dovuto fare di necessità virtù complice l’indisponibilità del centrale rumeno, e l’ormai risaputa ed importantissima assenza di Luiz Felipe. L’imprevisto occorso alla retroguardia biancoceleste ha fatto sì che Acerbi scivolasse a sinistra, un cambiamento che ha indubbiamente determinato una drastica revisione dei piani iniziali della Lazio, che aveva preparato la partita in tutt’altra maniera, come ha confermato lo stesso Inzaghi ai microfoni di Sky: «Avevamo provato con Acerbi nella posizione di centrale ad affrontare Lukaku. L’assenza di Radu dell’ultimo minuto ci ha fatto cambiare i piani».

Se da un lato il posizionamento di Acerbi sul lato sinistro garantisce una maggiore spinta offensiva in fase di possesso palla, dall’altro costringe a qualche rischio in più in fase di ripiegamento. Nella fase di primo possesso Lucas Leiva (e nel secondo tempo Escalante) si abbassava di qualche metro per rendere più sicure le incursioni offensive del difensore della nazionale italiana, garantendo una certa copertura in caso di interruzione della manovra. Tuttavia, l’arretramento del mediano brasiliano non ha prodotto quei benefici sperati dal tecnico biancoceleste, complice anche una prestazione piuttosto opaca dell’ex Liverpool.

Nella fase di recupero del pallone, immediatamente successiva alla rottura del possesso da parte dell’Inter, né Leiva, né gli altri centrocampisti della mediana laziale, sono riusciti ad accorciare nel momento in cui andava recuperata la sfera nelle zone più avanzate del campo. Lo sbilanciamento della Lazio ha lasciato degli spazi importanti, in cui hanno fatto breccia la fisicità e la corsa di Romelu Lukaku. Lo spostamento di Acerbi a sinistra ha prodotto una serie di controffensive interiste nelle quali i difensori laziali hanno dovuto sempre rincorrere gli avversari, e quasi sempre negli uno contro uno. La scelta di schierare Hoedt in posizione centrale, e quindi in marcatura isolata su Lukaku, ha sicuramente determinato le sorti del match. La musica non è cambiata nemmeno nel secondo tempo, quando Inzaghi ha sostituito il difensore olandese con Parolo al centro della retroguardia, con risultati impietosi anche per quest’ultimo: nell’occasione del gol del 3 -1 di Lautaro Martínez, l’ex Parma ha dovuto rincorrere in solitaria Lukaku in campo aperto, una scena che certamente ci auspichiamo di non rivedere, anche in virtù del bene che lega Parolo ai colori biancocelesti. Degno di menzione, comunque, è il suo intervento miracoloso in scivolata sul destro a botta sicura di Hakimi, un salvataggio che ha tenuto la gara aperta ancora per un po’.

Inzaghi, come del resto ci ha sempre abituato quando ha avuto il tempo di preparare un incontro importante, aveva pianificato la gara in maniera scrupolosa: Hakimi e Barella, i giocatori più in forma del momento tra le fila interiste, sono stati contenuti efficacemente dalla contro-tattica di Inzaghi: il primo è stato annullato da un Marusic sempre sul pezzo  – tra i migliori anche ieri -, e l’ex Cagliari non è quasi mai riuscito ad esprimere le sue doti migliori, che lo hanno portato ad annoverarsi tra i migliori centrocampisti in circolazione. La Lazio, dopo un rigore concesso non limpidissimo, ma evitabile, è stata anche molto sfortunata in occasione del secondo gol nerazzurro, in cui un rimpallo su Lazzari ha favorito il raddoppio di destro di Lukaku, gol prima annullato per presunto fuorigioco, e convalidato soltanto in un secondo momento.

Resta il dubbio che si sarebbe potuto fare un tipo di scelte diverse nella sostituzione di Radu: perché Musacchio – posto che fosse in buone condizioni fisiche – non ha giocato? Perché reiterare l’errore di Hoedt in posizione centrale sostituendolo con Parolo nello stesso ruolo, e fuori ruolo? Perché non adattare Patric a sinistra per lasciare Acerbi in marcatura su Lukaku come nei tre precedenti incontri? Molti interrogativi, che non vogliono sottintendere una critica al mister biancoceleste, ma che possono rappresentare un monito per le prossime volte che dovremo fare i conti con un contrattempo di natura tattica prima di un big match.

 

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