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Immobile: “Secondo me la Lazio è destinata a rimanere ai vertici. Società seria”

In diretta Instagram con Damiano Er Faina, Ciro Immobile ha parlato della sua carriera e dell’avventura che sta vivendo con la Lazio.

A tener compagnia ai tifosi, in assenza del calcio giocato, ci pensano i personaggi del web con le dirette social insieme ai protagonisti della serie A. Oggi è stato il turno di Ciro Immobile, in collegamento live su Instagram con Damiano Er Faina.

Il bomber laziale ha inziato ripercorrendo gli esordi della sua carriera.

“La mia carriera parte da Sorrento. Lì ho seguito tutta la trafila. Era una società seria e sana, e mi ha dato l’opportunità di farmi notare tra gli allievi nazionali. Mi voleva anche il Messina, che all’epoca giocava in Serie A. Poi arrivò la Juventus e pensai fosse uno scherzo. Me lo disse mio padre. Fu incredibile. Nessuno in famiglia aveva mai preso l’aereo e all’improvviso dovevamo andare a Torino. L’ambientamento fu difficile, mi dovevo subito mettere a pari livello con gli altri, era tutto frenetico. Il primo anno ho fatto un po’ fatica, poi dopo le cose sono andate alla grande.

Successivamente sono finito a Siena, ero ancora giovane e la squadra quell’anno era molto forte. Ho sofferto un po’ il salto di categoria ma mi ha fatto crescere tanto. Dopo sono andato a Grosseto e poi a Pescara, prima dell’esordio in A col Genoa. Lì non fu facile, ma bisogna stringere i denti quando va male. Andò meglio a Torino. Sono stati tutti step per la mia crescita. Nell’intera carriera non può sempre andare tutto come vorresti o come avevi previsto. È in quei momenti che si vede se potrai fare veramente il calciatore.

Da Pescara è partito tutto. Lì eravamo in tanti giovani, che insieme ai più anziani in squadra avevamo creato un mix incredibile. Il segreto è proprio quello: se non hai un gruppo forte non puoi lottare per obiettivi importanti. All’inizio ci davano per spacciati e anche questa cosa ci ha dato forza per dimostrare il contrario. Zeman è stato bravo a tenerci uniti. Ci ha dato tutto quello di cui avevamo bisogno. Andavamo fortissimi, in campo eravamo velocissimi e non si capiva nulla (ride, ndr). Sembravamo indemoniati.

Però quando quell’anno abbiamo vinto il campionato non ho mai pensato di essere arrivato. Conoscevo già bene il mondo del calcio e sapevo di dover sempre dimostrare qualcosa in più. E a me mancava ancora qualcosa quando arrivai in serie A. Fu un punto di partenza”.

Ciro poi ha parlato della sua esperienza con all’europeo Under 21 del 2013.

“Perdemmo in finale con la Spagna. Eravamo una bella squadra. Molti di quelli che giocavano in quella nazionale ora sono in club importanti. La differenza era che nella Spagna molti già avevano esperienza in Champions League, mentre alcuni di noi stavano in Serie B. Avevamo comunque vinto una partita sudata con l’Olanda, che era fortissima. In finale avremmo dovuto fare la partita della vita. Io ho fatto anche il gol del pareggio in pallonetto a De Gea, poi avevamo avuto una grande occasione con Florenzi prima che la rete del 2 a 1 per loro ci uccidesse. Quella sconfitta però non ha avuto ripercussioni. Mi ricordo che uscimmo dal campo consapevoli di aver dato tuttoci saremmo voluti prendere una rivincita. Quello fu un Europeo davvero bello, perché il gruppo era fantastico”.

Le esperienze all’estero

Dopo aver parlato delle difficoltà avute al Genoa e della sua esplosione invece con la maglia del Torino, Immobile ha raccontato come e perché fu difficile il periodo in Germania.

“Dall’estero mi arrivarono due proposte: Borussia Dortmund e Atletico Madrid. Mi piacevano entrambe, ma i primi con cui avevo trovato un accordo erano i tedeschi e non mi andava di ritirare la parola data. Nel Borussia allenava Klopp, che aveva appena fatto la finale di Champions e vinto il campionato. Erano uno squadrone. Nulla andò come volevo, ma non tutto fu da buttare.

Ero uno straniero catapultato in una squadra abituata a vincere che attraversava un periodo di grande difficoltà. Non potevo trascinare io i compagni. Feci comunque 10 gol in totale, 4 in Champions. Era una situazione complicata e il mister si affidava sempre ai soliti senatori per cercare risalire la china. Ed era giusto che fosse così. Però i giovani e gli stranieri furono messi un po’ da parte. A dicembre si lottava per non retrocedere. Io in realtà mi trovavo bene, anche con i compagni. Ma mancava quel qualcosa in più che i risultati potevano darci.

Klopp è fortissimo, un intenditore di calcio. Mi piaceva lavorare con lui. Dico sempre che avrei voluto lavorare con lui nel mio momento migliore. Parliamo di un mister completo.

Ora alla Lazio ho Inzaghi e posso dire che è un allenatore europeo proprio per questo motivo: anche lui è completo proprio come Klopp. Si somigliano per come ti sanno motivare, anche se agiscono in maniera diversa”.

Anche l’esperienza a Siviglia non andò bene. E a differenza di quanto avvenuto con Klopp, nonostante la difficoltà, non ci fu mai feeling.

“A Siviglia è andata male. Non mi sono mai trovato con l’allenatore. Sono andato lì perché facevano la Champions, e io avevo bisogno di rilanciarmi. Dall’Italia non arrivò niente in quel momento. Il gruppo lì in Spagna non era il massimo e a gennaio volevo andare via. Avevo giocato poco da giugno a gennaio. Parlai con il mister per poter partire. Dopo il ritiro a gennaio le cose iniziarono ad andare meglio e alla ripresa del campionato feci un paio di gol, ma il tecnico mi rimise fuori rosa lo stesso. Diciamo che non mi sono mai sentito parte integrante del gruppo”.

La Lazio

Dopo sei mesi in prestito al Torino, dove Immobile ritornò a giocare e segnare con continuità, arriva la chiamata della Lazio.

“Quando mi chiamò la Lazio ero tornato a Siviglia dopo il prestito al Torino. Poco prima di partire per il ritiro con gli spagnoli mi ha chiamato il procuratore e mi ha detto che era tutto fatto con i biancocelesti. Io ero strafelice. Per me era un’occasione di riscattarmi. Mi piaceva come mi avevano presentato la squadra e anche il mister. Mi ricordo che arrivai poco dopo quel casino con Bielsa, sapevo quello che mi aspettava.

Con questa maglia ho capito da subito di poter fare bene e mi sono trovato subito alla grande. Mi sono integrato sin dall’inizio. Era appena andato via Klose, ma in quel gruppo sembrava che mi conoscessero da tanto tempo. Io non ho mai pensato di dover sostituire uno come lui. Non volevo ripetere lo stesso errore di quando ero andato a Dortmund, dopo che era appena andato via Lewandoski. Non è semplice sostituire Klose, un giocatore di caratura mondiale che nel cuore dei tifosi era un idolo. Loro però si aspettavano qualcuno che potesse sostituirlo. Io non ci ho pensato. Il primo anno è stato subito bellissimo. Ci qualificammo in Europa League

Avevo Felipe Anderson come partner. Fu fondamentale, stava a duemila. E già si vedeva il potenziale di Milinkovic. Ogni anno ho avuto un compagno che mi ha aiutato molto. Milinkovic e Luis Alberto sono fondamentali, ora è arrivato anche Correa. Keita pure mi aiutò molto nel primo anno, anche se all’inizio non stava benissimo.

Quest’anno Caicedo ci ha aiutato parecchio. È stato importante quando io mi sono fatto male. Lui è fantastico e il mister è sempre in difficoltà per scegliere l’attacco, lasciare uno fuori è complicato. Ma non possiamo nemmeno giocare tutti insieme perché snatureremmo il nostro gioco. Il gruppo è sempre stato unito, fatto di persone serie.

Adekanye è quello che mi più ridere. Noi ora gli cantiamo sempre quel coro che hanno fatto i tifosi, quando Giroud non arrivò da noi a gennaio”.

Tra gli argomenti, si è parlato anche di quell’ormai famoso intervallo di Lazio – Atalanta. Ciro ha confermato che negli spogliatoi mister Inzaghi si arrabbiò molto. E a ragione.

“Non stavamo in piedi, stavamo pensando ai fatti nostri. Non eravamo noi, ci ha dato una bella strigliata, ma fu una spinta incredibile. Sul rigore del 3 a 3 Gollini mi sembrava alto 3 metri (ride, ndr). Me lo stava pure parando, ma ho tirato una bella botta”.

Poi ha parlato dei derby, di come li ha vissuti e quale è stato il suo preferito.

“Il primo anno sono stati più tranquilli per me. Solo dopo ho capito veramente bene la situazione. Quella è una partita speciale per i tifosi, che ti parlano di quella gara da subito. Tutti vogliono vincerla. Per fortuna qualche soddisfazione me la sono tolta. Sono state tutte gare combattute, ma quello del 3 a 0 con gol mio, Caicedo e Cataldi è sicuramente uno dei più belli in assoluto”.

Il rapporto con Lotito, Inzaghi e la famiglia

“Con il presidente ho un rapporto bellissimo di massimo rispetto e stima. Stessa cosa con Tare e Peruzzi. Io mi trovo benissimo. Secondo me la Lazio è destinata a rimanere ai vertici anche nei prossimi anni, è una società seria Ho visto come ha reagito nei momenti di difficoltà. Si lavora sempre in serenità, come in una famiglia. anche se ti mandi a quel paese, poi torna tutto come prima. C’è stato qualche problema, è vero, ma li abbiamo sempre risolti guardandoci in faccia.

Inzaghi è l’allenatore con cui mi sono trovato meglio. La discussione per la sostituzione è stato un comportamento dettato dal momento. Dopo che avevo segnato e fatto una bell’azione poco prima, quando ha visto il cambio ho reagito in modo sbagliato. Sapevo in fondo che il mister, conoscendomi, mi avrebbe perdonato. Però è sempre brutto farsi vedere in quel modo, anche per i tifosi. Non mi era mai capitato in carriera. E non credo che lo rifarò. Il mister comunque ha gestito bene la situazione, la panchina con l’Inter è stata giusta. Ne abbiamo parlato tanto e abbiamo risolto. Non c’era nemmeno bisogno di fare pace”.

Secondo lui il gol più bello è stato quello di tacco al volo contro il Cagliari. Ma non ha nascosto di aver rosicato parecchio quando ha sbagliato alcuni gol facili. O quando è scivolato sul dischetto del rigore contro il Napoli qualche mese fa in Coppa Italia.

Parlando della famiglia, Immobile ha detto che non ha intenzione di avere altri figli.

“Jessica non vuole più (ride, ndr). Li abbiamo fatti da giovani per goderceli di più in futuro. Mi sarebbe piaciuto averne 4, ma lei non vuole. E ovviamente è lei che decide (ride, ndr). Vorrei che i miei figli facessero quello che vogliono. Devono coltivare le proprie passioni e se poi sarà il calcio, sarò felice. Penso a mio padre, che giocava in categorie inferiori e ha visto me riuscire a realizzare il suo sogno”.

Alla Lazio a vita?

“Non lo so. Mi piacerebbe, ma magari quando avrò 33 anni  la Lazio sarà diventata talmente forte che avrà bisogno di altri giocatori più importanti. Non vorrò mai essere di peso. In ogni caso, fino a che indosserò questa maglia darò il massimo. Ora sto già pensando a cosa farò in questa squadra nell’immediato futuro. Poi si vedrà.

Da quando sono arrivato qui, non ho mai pensato ad altre destinazioni, non sarebbe corretto per i tifosi. In passato sono stato vicino al Napoli e ho sperato di giocarci. Mi danno spesso dello juventino perché non sono andato a giocare a Napoli, ma non è così”.

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