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Acerbi, l’operatore con il camice: “Contro il Virus non molliamo. Importante il sostegno di Francesco e Ciro”

Giuseppe Di Gennaro e Luigi Buompane sono due operatori sanitari che in queste settimane sono in prima linea contro il Covid-19, nella zona più “calda” del Paese, la Lombardia.

I due ragazzi, nei giorni scorsi, sono stati protagonisti di una foto che li ritrae insieme durante un turno di lavoro in corsia ospedaliera, con dietro il camice le scritte di Immobile e Acerbi con rispettivi numeri di maglia. In esclusiva alla redazione di SololaLazio.it è intervenuto Giuseppe Di Gennaro.

Giuseppe sei impegnato nella lotta al Coronavirus a Milano. Com’è la situazioni in questi giorni?

“La situazione è molta difficile, facciamo dei turni al dir poco massacranti perché molti colleghi si sono ammalati. Nelle tante difficoltà, però, andiamo avanti e non molliamo mai. Io lavoro in un Istituto geriatrico e potete capire bene le problematiche che ci troviamo ad affrontare quotidianamente. Ci sono molti anziani malati di Covid-19 nei nostri reparti. La situazione è delicata ma usciremo più forti da questa battaglia”.

Una situazione delicata che è scoppiata all’improvviso…

“E’ proprio così. Qui in Lombardia, specialmente, ma anche in tutta l’Italia la “bomba” del Coronavirus è scoppiata all’improvviso. Noi operatori Socio Sanitari Oss, facciamo il possibile affinché il nostro lavoro possa servire a qualcosa in un momento drammatico per tutti”.

Come nasce la storia del camice?

“L’idea è stata di Luigi e personalmente ho subito accettato con entusiasmo. Acerbi e Immobile per noi tifosi laziali rappresentano tutto, non solo all’interno del campo di gioco ma anche, al di là dell’ambito calcistico, per la loro umanità e la grande personalità. Dal primo istante sui social hanno sostenuto la nostra categoria dedicandoci pensieri e post colmi d’affetto. Colgo questa occasione per ringraziarli, la loro vicinanza ha significato molto”.

Come nasce la tua lazialità?

“Non sono romano e lavoro fuori Roma seppur da qualche mese. Sono laziale grazie a Veron, lui è stato il mio primo idolo. Da quando poi è arrivato nella Capitale mi sono affezionato molto ad Acerbi. Il difensore più forte che abbiamo in Italia, secondo me è ai livelli di Fabio Cannavaro e mi auguro possa diventare anche un pilastro della Nazionale”.

Ci sono state molte polemiche in ambito calcistico se riprendere o meno il campionato, tu che sei a stretto contatto con molte persone in questo momento di difficoltà, non pensi che seppur per novanta minuti le persone possano distrarsi ed essere felici potendo vedere i loro idoli in tv?

“Assolutamente sì. In questo momento le persone malate, ma non solo, hanno bisogno di ritrovare le proprie passioni e il calcio è una di queste. Ovviamente devono esserci i giusti protocolli di sicurezza per tutti, guai a sottovalutare il Covid, ma allo stesso tempo con il ritorno del campionato seppur per novanta minuti, la gente tornerebbe a sognare ed è la cosa primaria in questo momento. Poi la Lazio deve vincere lo scudetto (ride, ndr)”.

Quali sono i tuoi sogni?

“Sono quelli che hanno la maggior parte dei ragazzi: sposarmi, fare una famiglia e acquistare una casa (ride, ndr). Vivere in modo sereno la mia vita. Poi ce ne sarebbe un altri due…”

Prego…

“Vedere la mia Lazio in cima al mondo in Italia e in Europa oltre a quello di avere da parte dell’istituzioni maggiore attenzione importanza per il mestiere che svolgiamo, troppo spesso si dimenticano di noi eppure siamo sempre in prima linea anche quando il Covid-19 non era presente nel nostro Paese”.

 

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