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Editoriali

Sogno di un pomeriggio di gennaio

120 anni Lazio, il concerto di Velia Donati chiuderà i festeggiamenti

Dialogo immaginario tra un tifoso di oggi e il fondatore della Lazio Luigi Bigiarelli in un sogno su una panchina di Piazza della Libertà.

di Enrico De Lellis e Tommaso Fefé

Bella partita oggi. M’è proprio piaciuta la squadra. Quando la Lazio vince, la domenica pomeriggio ‘sta città mi sembra ancora più bella. Quasi quasi, faccio il lungotevere e passo da piazza della Libertà per tornare a casa.

Il solito traffico verso piazza del Popolo. Certo doveva essere bello cent’anni fa giocare a pallone qui in mezzo. Vabbè, mi fermo un attimo, tanto qui non si circola. Aspetto lì seduto. Chi mi corre appresso?

Tiè! Senti che bello ‘sto ponentino…

“Chiedo scusa, buono uomo. Potrebbe spostarsi un po’ più in là?”

Mo che vuole questo? Da dove è uscito?

“Mi scusi, non ha inteso? Le ho chiesto, gentilmente, se può farsi poco più in là”.

“Ma perchè? Ma chi sei? Cosa vuoi?”

“Ma come, mio caro, non mi riconosci? Eppure mi par di capire, dai capi che indossi, che per te dovrei esser persona nota. Or bene, visto che non ti sovviene il mio nome, mi presento. Sono Luigi Bigiarelli e siccome dovrei incontrarmi a breve con altri sodali, mi servirebbe questo spazio libero. Perciò ti chiedevo di farti più in là”.

“Chi?! Bigiarelli!? Ma mi stai prendendo in giro? Cos’è? Uno scherzo?”

“Nessuno scherzo, mio caro. Son colui che proprio qui ha dato vita alla tua passione, mi par di capire. E ogni tanto, dall’al di qua dove sono io, mi diletto a rincontrarmi con i miei compari. Solo che tu hai deciso di appisolarti proprio dove di solito ci diamo appuntamento”.

“Ah! Quindi sei proprio tu!? Sei il fondatore della Lazio? La mia Lazio?!”

“Quella tua e di migliaia d’altri. A tal proposito, come stanno andando le cose? Sai, da qui non ho avuto molte notizie negli ultimi centododici anni…”

“Bene! Alla grande! Almeno adesso… Ma aspetta… vuoi dire che non sai nulla di cosa è successo dopo che sei…”

“Grosso modo. Qualcosa è arrivata alle mie orecchie, da chi via via mi ha raggiunto. Però, giacché devo attendere l’arrivo degli altri, mi faresti cosa gradita se volessi aggiornarmi”.

“Eh una parola! Posso aggiornarti sugli ultimi anni, se vuoi. Per quelli prima degli anni ’70 ho al massimo qualche racconto da riportarti. Diciamo che oggi le cose vanno molto meglio di qualche anno fa. Ma ci sono sempre stati alti e bassi. Avrai saputo delle vittorie?”

“Sì. Ne sono stato felice. Ma so anche di qualche periodo meno fortunato. Parlami delle persone”.

“Potremmo stare qui ore e ore a parlare di tutti quanti. C’era una banda di matti che vinse il primo titolo con un maestro in panchina e Giorgione lì davanti. Quanto erano forti tutti insieme… E poi c’è stato un altro gruppo di eroi. Noi li chiamiamo ‘quelli del -9’. Non ti sto a spiegare tutta la vicenda. Ma quel gol di Giuliano Fiorini contro il Vicenza è stato incredibile. A un passo dalla fine, ci siamo rialzati. Poi sono venuti i tre sudamericani Troglio-Sosa-Amarildo. Quanto mi divertivo a vederli da ragazzo. E dopo siamo andati in paradiso… Ehm… pardon… Con Signori, Fuser, Winter e poi Nesta, Veron, Mancini… ah quel decennio lì è stato proprio grandioso”.

“Bene. Sono felice di vedere che quel che ho creato ha avuto un seguito così intenso. E ora invece?”

“Ora tutto bene, dai. Non come prima, ma ci si accontenta. Per adesso. C’è stato un periodo di transizione, ma in questi anni ci stiamo divertendo parecchio”

“Narrami degli ultimi successi”

“Ah bhe…! Di recente la vittoria più grandiosa è stata in Coppa Italia, nel 2013. In finale contro la Roma… Ah già… tu non l’hai mai vista. È che prima erano tanti, poi uno ha deciso di mischiarli tutti insieme. Pure la Lazio doveva finirci in mezzo. Meno male che qualcuno si è opposto… vabbé, tornando alla partita… Che giornata che è stata! Tutti col fiato sospeso, fino al gol di Lulic… e poi un tripudio! Ti saranno arrivate fin lì, dove sei tu, le grida di gioia.”

“Sì… Devo aver inteso qualcosa quel giorno… Immagino dia particolare soddisfazione battere i rivali cittadini. È vero, ai miei tempi non ho potuto farlo. E poi che altro è successo?”

“Proprio pochi giorni fa abbiamo vinto un’altra Coppa, contro la Juventus”

“Ah sì. Di loro avevo sentito parlare. Erano una squadra di studentelli del nord…”.

“Eh sì… diciamo che sono cambiate un po’ di cose da allora…”

“Lo immaginavo”

“Scusami ora però posso fartela io una domanda? Ma quel giorno, quando decideste di fondare la Lazio, come andò? cosa successe?”

“Non sei il primo che mi fa questa domanda. Fu una giornata sicuramente memorabile. Quella mattina tutti insieme decidemmo di creare qualcosa di originale. Ci piaceva lo sport. A me il nuoto e la corsa, in particolare. E volevamo praticarlo insieme. Ispirandoci a quei valori che già ai tempi dell’antica Grecia erano considerati sacri. Per questo abbiamo scelto i colori di quel paese. E poi cominciammo. Con poco, con passione, con dedizione e soprattutto, divertendoci. Certo non immaginavamo sarebbe potuta diventare un qualcosa di così grande e duraturo. Forse potevamo augurarcelo. E sono lieto oggi di rivedere in una persona come te la stessa passione che c’era allora. Evidentemente in oltre un secolo siete stati capaci di tramandarvela. Vi ringrazio per aver portato avanti il mio sogno”.

“Tu ringrazi?! Sono io… Noi che dobbiamo ringraziarti per averci regalato la Lazio. E non parliamo solo di sport. Tu ci hai dato una famiglia con cui condividere gioie e dolori. Ci hai donato un gioiello di cui andar fieri ogni giorno. Ci hai reso partecipi di una storia che, attraverso le generazioni, ha tenuto insieme gente di ogni tipo. Pensa che ancora oggi ogni anno ricordiamo quello che tu e gli altri avete fatto”.

“Mi fa molto piacere. È stato gradevole parlare con te. Non so però se ci rivedremo. Ti auguro al più presto di vivere altre belle emozioni seguendo la nostra squadra. E ora ti saluto…”

…Oh santo cielo! Che cosa è stato?! Stavo sognando? Che ore sono? Guarda quanto è tardi! Fammi correre a casa! Questo sogno glielo devo proprio raccontare a mio figlio…

 

 

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