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Omaggio al mitico Manzini, sintesi perfetta del vero Laziale

Lazio, Manzini: "Aver vinto la Coppa Italia è motivo di orgoglio"

“Se penso a cosa potrebbe raccontare Manzini, mi vengono i brividi” – l’omaggio del nostro amico Gianluca “Baccarius” Bacchi

Si scrive Maurizio Manzini e si legge S.S. Lazio o viceversa, fate voi. Quello che sto scrivendo è un omaggio e un regalo a uomo che dal 1971 è diventato un elemento fondamentale per questo club. Un uomo nelle cui vene scorre sangue non rosso ma biancoceleste, tanto è viscerale e duraturo il suo legame con la prima squadra della Capitale.

Manzini story

Maurizio divenne laziale nonostante in famiglia fossero tutti giallorossi. Provarono in ogni modo a farlo desistere dallo scegliere la Lazio, ma invano. Probabilmente e inconsciamente in lui già c’era la speranza di poter un giorno essere un dipendente della Lazio.

Cominciò la sua collaborazione quasi 50 anni fa, quando da dipendente Itavia organizzò una trasferta della squadra a Bergamo. Venne preso in simpatia da Maestrelli e l’allora segretario Vona fiutò le sue capacità organizzative e manageriali, tanto che le sue partecipazioni nelle attività societarie divennero sempre più frequenti e stabili.

Nel 1988 Calleri gli offrì un posto come team manager, che inizialmente Maurizio rifiutò. Ma in lui credo sia prevalso l’amore per questi colori e accettare l’incarico divenne la cosa più naturale del mondo.

È impossibile una Lazio senza di lui

Da quando ho memoria del mio essere Laziale, non c’è stagione, ritiro, partita o evento in cui io non veda il volto o la sagoma di Manzini. Con quei capelli un po’ strani e gli occhiali da sole. Signori, parliamo di quasi mezzo secolo di vita per e con la Lazio. Credo che per un tifoso sia la cosa più bella: lavorare per il tuo simbolo, difenderlo, preservarlo con tutte le tue forze senza sentire la stanchezza fisica e mentale o pensare minimamente di mollare e lasciare ad altri quest’onere.

Se penso a cosa potrebbe raccontare Manzini, mi vengono i brividi. Ne ha viste e passate di tutti i colori nel bene e nel male, ha vissuto gli anni bui della B, del calcioscommesse, delle tragiche scomparse di Re Cecconi e Maestrelli, del ritorno di Long John. Ma anche quelli dei trionfi del ’74 e del 2000, della Coppa delle Coppe, della Supercoppa Europea e chi più ne ha più ne metta.

Ha visto passare presidenti, dirigenti, allenatori e giocatori, ma lui, è sempre lì, al suo posto perché è impossibile una Lazio senza di lui. È come strappare o cancellare una pagina di un capolavoro letterario o togliere un organo vitale a un essere umano. Ecco, Maurizio rappresenta tutto ciò.

Un posto di diritto nella Hall of Fame

Credo di poter dire, senza essere smentito, che Manzini debba entrare di diritto nella Hall of Fame della Lazio, insieme ai personaggi più rappresentativi e importanti dei quali noi tifosi ci facciamo vanto. Non va dimenticato mai cosa ha fatto in questi lunghi anni: l’amore che ha donato a questa società, l’impegno profuso nel servirla, la forza con la quale l’ha protetta, la pazienza nel convivere con mille e più personaggi divenuti colleghi, la cocciutaggine nel non abbandonarla mai, la capacità di portare fiero sul petto l’aquila.

Maurizio è la sintesi perfetta del Laziale, il vero Laziale. Come si fa a non volere bene a questo omaccione, a questo signore che ha praticamente messo la propria vita in mano alla Lazio e a quell’ideale che contraddistingue la società biancoceleste. Diamo a Maurizio ciò che merita – rispetto gratitudine e amore – e ricordiamo sempre che è anche grazie a lui che adesso possiamo ancora parlare di Lazio al presente.

Mi piacerebbe chiedergli tante cose

Non ho mai avuto l’onore e il piacere di stringergli la mano e poterlo ringraziare di questi anni. Incontrarlo sarebbe come avere la possibilità di vedere nei suoi occhi e nel suo volto il film che ripercorre 50 anni di Lazio. Sarebbe come salire a bordo della macchina del tempo, tornare a quando lui ha cominciato e accompagnarlo simbolicamente nel suo percorso sentendolo raccontare aneddoti e momenti di Lazio.

Mi piacerebbe chiedere a Maurizio di Maestrelli e della sua banda, di Giorgio e Luciano, di Fascetti e Fiorini, delle mattate e degli scherzi di Gazza, dei mille ritiri prestagionali, di Cragnotti e di Signori, di cosa succedeva e succede negli spogliatoi e mille altre cose.

Posso dire che Maurizio sarebbe il nonno ideale per ogni tifoso biancoceleste? Immaginate come sarebbe bello addormentarsi sentendolo raccontare la storia della Lazio in prima persona o mentre legge qualche pagina del suo libro “Uno contro tutti”. Con tutto ciò che ha vissuto, indossando la divisa della Lazio, altro che libro, ci vorrebbe una collana editoriale.

È una bandiera a tutti gli effetti

Maurizio è l’anima e il volto buono della Lazio e dei suoi tifosi. Ha dimostrato negli anni che un Amore e una Fede così grandi si possono provare anche per una squadra di calcio. In che modo? Rispondendo sempre presente, sacrificando a volte affetti e vita privata che inesorabilmente, a livello materiale, rischiano di passare in secondo piano, dovendo essere impegnato nell’organizzazione delle attività sportive e logistiche della società, essendo in ogni dove e luogo in rappresentanza della Lazio.

Ecco che, quando si parla di bandiere, non si può non menzionare Maurizio Manzini. L’unica e sola bandiera dei dirigenti. Grazie Maurizio per ciò che hai fatto, fai e che farai ancora per la tua e nostra amata Lazio. E ricorda che, se anche tu dovrai dire grazie a questa gloriosa società per la possibilità che hai avuto, è Lei che ti deve ringraziare per come hai portato il suo nome in Italia, nel mondo e per come la hai rappresentata. Sempre con civiltà, educazione, rispetto e, perché no, con un enorme senso di Appartenenza. Ti voglio bene.

 

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