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Lazio, #Diamoinumeri: difesa da zona retrocessione

Il pari di ieri contro l’Udinese ha messo in mostra ancora una volta i numeri da incubo e le grosse lacune della difesa della Lazio.

Di Daniele Caroleo

Il gol subito allo scadere (dopo un recupero interminabile), è certamente un pugno nello stomaco pesante. Soprattutto dopo che la partita era stata addirittura recuperata ed i 3 punti, insperati all’intervallo, si stavano ormai assaporando. L’epilogo di Lazio – Udinese, quindi, è sicuramente amaro. Ma anche il resto della partita, numeri alla mano, non è certamente esaltante, se non per quella reazione di orgoglio, tirata fuori nella seconda frazione di gioco, e per le prestazioni di alcuni interpreti, Pedro e Basic su tutti.

Dopo i 4 gol subiti contro la formazione friulana, la Lazio è attualmente la terza peggior difesa del campionato (la più battuta delle prime 16 in classifica), subito dietro Spezia e Salernitana ed a pari merito con Cagliari, Genoa e Sampdoria (tutte a quota 29). Inoltre la formazione biancoceleste ha già subito ben 11 gol nei primi 30 minuti di gioco nella Serie A in corso (una statistica condivisa anche in questo caso con la Sampdoria, entrambe tristemente prime in questa speciale graduatoria) e continua a mantenere il primato (a pari merito, anche qui, con la Sampdoria) di squadra con più gol incassati complessivamente nel primo tempo (a quota 17).

Sono quindi diversi i campanelli che dovrebbero far riflettere, alla luce anche della prestazione di giovedì sera allo Stadio Olimpico di Roma. Difensivamente parlando, infatti, la Lazio mostra tantissime lacune e anche in questa occasione non si è distinta particolarmente, ad esempio, per numero di parate effettuate: l’Udinese, infatti, ha segnato 4 gol con appena 5 tiri in porta e la formazione di Maurizio Sarri continua ad essere nelle parti basse della classifica per numero di interventi decisivi complessivi del proprio portiere, Pepe Reina, dall’inizio del campionato (appena 31, al 18esimo posto, secondo le statistiche diramate dalla Lega Serie A).

Importanti invece, per quanto riguarda il risultato acquisito, sono stati gli spunti individuali (seppur a corrente alternata) di alcuni degli interpreti del match. Come Pedro, ad esempio, che con la rete segnata all’Udinese (contro cui, per altro, aveva già avuto modo di segnare l’anno scorso, sia nel match di andata che in quello di ritorno), raggiunge il 10° gol in Serie A (il 5° in 15 presenze con la maglia della Lazio, tanti quanti ne aveva realizzati in tutta la passata stagione con la maglia della Roma, in 27 presenze complessive). Senza dimenticare Ciro Immobile, che è tornato alla marcatura dopo essere rimasto a secco nell’ultimo match contro il Napoli (l’attaccante di Torre Annunziata non è mai stato, per 2 presenze consecutive, senza reti in questo campionato), con la squadra friulana che ora è diventata la quarta squadra contro cui il bomber biancoceleste ha segnato almeno 10 gol in Serie A dopo Genoa, Cagliari (11 contro entrambe) e Sampdoria (12). Le altre 2 reti della formazione capitolina, infine, sono state segnate da Milinkovic-Savic, al suo 4° gol in questo torneo (il primo che il centrocampista serbo non ha realizzato con un colpo di testa), e da Francesco Acerbi, al suo 2° gol in Serie A contro l’Udinese in carriera (solo al Cagliari, con 3, e alla Sampdoria, con 4, ne ha segnati di più nella massima serie).

In tutti i casi, ovviamente, c’è ancora tanto da fare e da registrare. Magari modificando qualcosa anche dal punto di vista dei protagonisti in campo, molti decisamente in affanno, se non addirittura in una vera e propria fase di involuzione. Alcuni dei calciatori subentrati (o che, complessivamente, stanno giocando meno), sembra riescano, al momento, a garantire un maggiore apporto rispetto a quanto chiesto dal mister. Forse è il caso di prendere in considerazione anche questo aspetto.

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