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Cinque partite, cinque Lazio diverse. Qual è quella vera?

Nei primi cinque impegni ufficiali in questa stagione si sono viste tante facce diverse della Lazio. Qual è la vera squadra di Inzaghi?

Cinque partite, cinque Lazio diverse. Ma qual è quella vera? Dall’inizio della stagione si è vista una squadra cinica a Cagliari. Ingenua contro l’Atalanta. Battagliera con l’Inter. Indegna al Ferraris. Stellare ieri sera, al cospetto di una delle più blasonate compagini europee. Il modulo, per carità, non è mai cambiato. L’atteggiamento però è da dr. Jeckyll e mr. Hyde.

L’11 asfaltato 3-0 dalla Sampdoria, incapace di avvicinarsi alla porta nemmeno per una volta, ne avrebbe presi il doppio dal Borussia Dortmund. Questo almeno il timore che serpeggiava tra i tifosi. Eppure gli stessi uomini, a distanza di pochi giorni, hanno sfoderato una prestazione strabiliante.

A Genova poco meno del 50% di possesso palla era stato sterile. In zone poco pericolose del campo. Con un pressing offensivo quasi nullo. 0 passaggi filtranti. 0 contropiedi. Ieri, invece, nonostante una percentuale minore di possesso, proprio da una palla recuperata da Leiva (saranno 7 in totale per il brasiliano) vicino l’area di rigore dei gialloneri, è nato il gol dell’1-0. Il contropiede di Correa porta al corner del raddoppio e un’imbucata di Luis Alberto favorisce l’assist di Immobile per Akpro.

Troppo brutti i biancocelesti contro i blucerchiati per essere quelli veri. Troppo belli ieri? Non proprio. A detta di tutti i media si è trattato fin qui della miglior prestazione. Ma già in precedenza si erano visti numeri interessanti. Alla prima (seconda sul calendario) in trasferta alla Sardegna Arena, le aquile hanno capitalizzato entrambe le occasioni nitide capitate dentro l’area. E, in generale, avevano messo sotto i rossoblù per tutti e 90 i minuti, concedendo solo un tap in sprecato da Simeone. Il cholito non è Haaland, per fortuna. Il norvegese ieri ha scaraventato in porta l’unica palla buona capitatagli negli ultimi metri. Efficacia sotto porta e concentrazione fino all’ultimo. Questi i due fattori, ribaditi anche dai protagonisti nelle dichiarazioni post partita, che hanno portato alla vittoria, pur con avversari di diverso calibro, tanto ieri sera quanto un mese fa.

Atalanta e Inter

Discorsi diversi per i risultati contro le neroazzurre. Nei due confronti casalinghi ravvicinati Inzaghi aveva diverse defezioni nell’organico e ha dovuto spremere i suoi. E lo ha pagato a caro prezzo.

Nel recupero della prima giornata, la squadra di Gasperini ha sorpreso le aquile proprio con le armi migliori in genere usate da Immobile e compagni. Solidità (non “catenaccio“) e verticalizzazioni veloci, cui ha unito la spietatezza in fase realizzativa. 6 tiri in porta e 4 gol per gli orobici, contro le numerose occasioni mancate, dall’altra parte. In quel match la Lazio, pur giocandosela a viso aperto, era apparsa in affanno, facendosi buggerare dalla scaltrezza degli avversari. Possibile che sia così fragile la dimensione della squadra quest’anno? La partita con la Samp confermerebbe il sì, se non peggio. Quella vista in Champions e, in parte, con l’Inter dice l’esatto opposto.

Contro gli uomini di Conte, il gioco non è stato spumeggiante. Ma almeno la lezione impartita dall’Atalanta era servita. Se l’avversario è più in forma, la predisposizione in campo deve essere più accorta e meno spavalda. I milanesi sono passati in vantaggio al primo vero tentativo verso la porta, arrivato però dopo mezz’ora in cui le manovre offensive erano state arginate bene. La palla a Lautaro, per altro, arriva dopo un rimpallo fortunoso. Gli infortuni di Radu e Bastos poi hanno complicato i piani, però nella ripresa è comunque arrivato il pari. Alla fine, con i denti, l’allora capolista, capace nei precedenti due impegni di segnare ben 9 gol, è stata bloccata sul 1-1. E senza l’espulsione di Immobile (altra ingenuità, questa volta del singolo e non di squadra), chissà.

Cinque partite diverse. Cinque Lazio diverse. O forse cinque facce della stessa squadra. L’anno scorso il giusto mix di tenacia, cattiveria agonistica e brillantezza corale, senza troppi momenti di blackout, rendevano la banda Inzaghi una corazzata. Il puzzle di pregi si era incastrato dopo una super prestazione, nel secondo tempo, contro l’Atalanta. Era il 19 ottobre, ora siamo al 21 dello stesso mese. I tifosi sperano che la vittoria di ieri sul Dortmund abbia ora lo stesso effetto.

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6 mesi fa

Quella di ieri!

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6 mesi fa

La 3 su 5 😉

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6 mesi fa

Ieri sicuro

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6 mesi fa

Io mi auguro quella del secondo contro l’Inter, quella di Cagliari e quella di ieri. Ora è importante fare 6 punti tra Bologna e Torino perchè altrimenti in campionato dovremo scalare l’Everest…

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