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La Maglia Bandiera: un simbolo di Lazialità che merita di essere difeso

Maglia con aquila stilizzata

La vicenda Bakayoko-Kessie-Acerbi non e stata solo una questione tra calciatori. Ha messo al centro anche la Maglia Bandiera, un vessillo per i laziali. Alessandro Crescenzi rievoca i significati più profondi di quel simbolo.

Quello che è successo dopo il Milan-Lazio dello scorso sabato ha lasciato nella mente di tutti noi un senso di usurpazione unico. Perché il rispetto dell’avversario come uomo non dovrebbe mai mancare. L’offesa verso la maglia, quella maglia, fa male. Ci penso da una settimana. È difficile trovare una formula magica per far comprendere l’errore compiuto da quei giocatori. Alcune volte i calciatori sembrano non comprendere il reale valore dei simboli che hanno l’onere di portare.

La Maglia Bandiera incarna lo spirito di sofferenza e sacrificio che caratterizza da oltre un secolo la Lazio e il suo popolo. È l’essenza della salvezza conquistata con il cuore nonostante il – 9 segnato dal tribunale sportivo nell’estate del 1986. Quella maglia è l’iconografia del nostro simbolo (“il nostro vanto” come cantava Aldo Donati). Abbraccia il corpo dei calciatori fino alla schiena e, in maniera immaginaria, abbraccia ognuno di noi.

Ho sempre sognato di vedere quella maglia addosso ai giocatori della Lazio negli anni. Perché la nostalgia delle immagini sbiadite degli anni Ottanta evoca ricordi forti. Ho sempre sognavo di vincere un Derby con addosso quella maglia, perché rappresenta l’emblema del mio modo di vivere la Lazialità. Un modo viscerale. La Lazio sempre e comunque.

Nel 1982, quando venne presentata per la prima volta quella divisa da gioco, in molti non potevano credere ai propri occhi: si era passati ad un disegno del tutto futuristico. Impensabile all’epoca anche dal più rivoluzionario dei disegnatori. La maglia era diventata per la metà inferiore azzurra e per quella superiore bianca. E, soprattutto, era sovrastata ad altezza petto da un’aquila stilizzata che sarebbe diventata anche il nuovo marchio ufficiale del club. Resta tutt’oggi un mistero di chi fosse stata l’idea di trasformare una maglia da gioco in un’autentica bandiera, capace di entrare nel giro di pochi mesi nel cuore e nell’anima dei tifosi biancocelesti.

Pensate che per l’unica volta nella storia del club, la Lazio disputò tutte le partite di Coppa Italia e di Campionato con quella che viene chiamata “Maglia Bandiera“, fatta eccezione per la trasferta di Como. Sempre la stessa maglia. Quasi una seconda pelle per i calciatori. Quella maglia entra definitivamente nei cuori di tutti con le immagini e le storie della Lazio dei meno 9. Quando rimane impressa nelle corse di Giuliano Fiorini, dopo il gol del secolo per i laziali, realizzato nello scontro salvezza contro il L.R. Vicenza, e di Poli, intorno al San Paolo di Napoli, dopo il gol vittoria contro il Campobasso, nello spareggio salvezza.

Questa versione attuale della Maglia Bandiera, nata per caso in un momento di estrema crisi del mondo Lazio, viene considerata da collezionisti ed appassionati come una delle più affascinanti dell’intera storia del calcio, come ribadito recentemente da diverse indagini.

La Maglia Bandiera è la nostra storia. L’aquila stilizzata rappresenta il nostro amore verso la Lazio. Sicuramente non sarà un gesto di discutibile fattezza a far affievolire l’amore verso questo simbolo. Anzi, per quanto mi riguarda, rischierà di farla amare ancora di più.

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