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Editoriali

Le accuse di “piagnoneria” ai laziali e il calcio tradito da questo Var

Var, episodio Porto-Roma

Sulla coerenza (?) di chi accusava la Lazio e i laziali di piangere per i torti arbitrali, sul Var complice di ingiustizie e sul “chiaro errore” unico parametro possibile.

Bisogna complimentarsi con quei tifosi della Roma, purtroppo pochi, pochissimi, che – coerentemente con le accuse di “piagnoneria” nei confronti dei laziali (ci vuole coraggio!) che si lamentavano per i mille torti arbitrali subiti – in queste ore successive all’eliminazione dalla Champions, si concentrano solo sull’analisi della deludente prestazione della squadra giallorossa.

Sul suo atteggiamento difensivo, in particolare, o sugli errori di Dzeko quando, nel secondo tempo supplementare, sono arrivati i primi tentativi verso la porta di Casillas. O ancora sulla stagione fin qui pessima e che – considerando fatturato, monte ingaggi e ambizioni – neanche l’eventuale quarto posto potrebbe salvare.

Per il resto, ribadisco il mio pensiero su questo strumento infernale chiamato Var. Secondo me andrebbe utilizzato solo in caso di “chiaro errore”, che poi era il parametro tanto sbandierato all’inizio e poi costantemente disatteso, ignorato, tradito.

Caicedo-Pezzella, l’inizio della fine

Tutto ebbe inizio da quel contrasto tra Caicedo e Pezzella (a distanza di un anno e mezzo ancora non si è capito chi colpì chi e cosa) incredibilmente punito con il rigore (Lazio-Fiorentina): Massa aveva giustamente lasciato correre, tutti sereni in campo a partire dai viola, Fabbri richiama al Var il collega e viene concesso quel penalty assurdo all’ultimo secondo che tolse alla Lazio due punti, che alla fine si sarebbero rivelati decisivi nella corsa Champions.

Quello – e lo avevo subito scritto nel mio pezzo partita su Repubblica – è stato l’inizio della fine. Perché da allora innumerevoli sono stati i casi in cui il Var è intervenuto a punire fallini e falletti, sfumature e cose ridicole di cui nessuno – neanche le presunte vittime – si era accorto sul terreno di gioco, tradendo lo spirito del calcio, del campo proprio.

Le sfumature non possono decidere una partita

Come ho sempre pensato che un arbitro non debba MAI decidere una partita, così ritengo che neanche il Var debba decidere partite per sfumature che non fanno parte dello sport.

Come punire fallini ini ini magari a palla già persa o lontana o come sanzionare il fuorigioco di un centimetro: impossibile stabilire con lo stesso rigore il momento esatto in cui la palla si stacca dal piede di chi effettua il passaggio al giocatore in presunto offside, vedi il caso Luis Alberto-Acerbi a Bergamo, con gli stessi atalantini rassegnati al gol subito. Era giusta la regola che, in casi così al limite, valeva la decisione presa dal guardalinee in campo, perché cambiarla?

Inconcepibile che obiettivi prestigiosi debbano sfumare per cose così, come è successo alla Lazio l’anno scorso. Il calcio è un’altra cosa, lo stanno urlando di sicuro i tifosi della Spal, in questa stagione tartassati dal Var – per super sfumature, appunto – quasi ai livelli dei biancocelesti.

Il “chiaro errore” torni l’unico parametro

Si torni al “chiaro errore” come parametro-base, per cortesia. Quello è il criterio giusto, in Italia e in Europa. Quando l’arbitro non si accorge di qualcosa di clamoroso, come il braccio di Cutrone in Milan-Lazio, allora sì che il Var deve intervenire. Il Var deve evitare ingiustizie, punto. Tanto più che si è capito che la discrezionalità degli arbitri, sia in campo che alla moviola, è ancora viva e determinante.

Impossibile annullare l’errore umano, allora meglio circoscrivere il margine di intervento del Var al “chiaro errore”, quello sì. E lo ribadisco – ovviamente – anche quando questa situazione favorisce la Lazio, come nel rigorino ino ino concesso per fallo di mano in barriera (calcio di punizione di Luis Alberto) contro la Samp all’Olimpico.

Ma poi divento matto quando – nell’ultimo Lazio-Torino, quindi senza tornare alle nefandezze di Giacomelli – viene punita con un rigore assurdo una “carezza” di Marusic a Belotti. E poi, per non perdere, sei costretto a inventarti un gol pazzesco come quello di Milinkovic: a quel punto il risultato che ne viene fuori, 1-1, è ingiusto. Perché il Toro ha segnato su rigore inventato, la Lazio con una prodezza tecnico-balistica.

Quel risultato determinato dal Var tradisce il senso del calcio, appunto. Il Var questo deve impedire, invece di diventarne complice.

Oggi tutti a Formello, a festeggiare un derby vinto giustamente. A festeggiare il calcio che ci piace.

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Filippo
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Filippo

Non sono pochissimi “quei tifosi della Roma” che incolpano, giustamente, Dzeko, Florenzi e Di Francesco per l’eliminazione dalla Champions League te lo assicuro. Avete l’abitudine di fare di tutta l’erba un fascio, quando siete i primi a fracassare le scatole da 2 anni con i torti arbitrali contro di voi, in nome di un complotto nella vostra testa per farvi fuori dalla Champions. Cercate di essere meno faziosi e di valutare i motivi reali del perché non arriviate in Champions League da più di 10 anni, invece di pensare di “essere scomodi”.

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IO SONO LAZIALE, MA NON HO REMORE NEL DIRE CHE.LA R O M A È STATA PENALIZZATA, FALLO DI PEPE SU JEKO, ANDAVA ESPULSO PEPE, IN PIÙ IL RIGORE SU SCHIK ERA PALESE RIVISTO AL VAR. SALUTI.

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Rosicare anche quest’anno avete vinto tutto

Alfredo Spalletta
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Alfredo Spalletta

bravo Giulio, sono un tifoso romanista penso obiettivo ; mentre nel derby la sconfitta è assolutamente meritata perchè la Lazio ha meritato e mostrato di essere più forte, almeno in questo periodo, ieri a Porto si è consumata una ingiustizia, la seconda dopo quella dello scorso anno contro il Liverpool. La Roma ha fatto pena nei 90° ma dopo aver chiamato il VAR e concesso il rigore per una ingenuità imbarazzante di Florenzi, il fallo su Schick devi andarlo a vedere… poi magari il rigore non lo dai o lo sbagli….

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