Derby, la differenza tra noi e loro sta in un detto romano

Derby, Curva Nord a Lazio-Milan
La Curva Nord della Lazio

Derby, la differenza tra “chi sa aspettare e la gatta frettolosa” – di Gianluca “Baccarius”.

Il sapere aspettare ĆØ una dote o un pregio dell’essere umano. Oppure la differenza che c’è tra chi ĆØ razionale, assennato, ponderato e chi per natura ĆØ la famosa gatta frettolosa. Questa, credo, sia una delle differenze tra il tifoso Laziale e quello Romanista.

Il Laziale ĆØ sempre molto pacato, quasi riservato nel parlare della sua squadra: si espone quando deve e necessario, anche nelle vittorie ĆØ contenuto, educato e misurato. Il Romanista ĆØ tutto il contrario: ostenta una romanitĆ  che non gli appartiene, si arroga il diritto di poter essere tra i grandi club europei, si fregia di record che non sono e possono essere catalogati, ha sempre bisogno di ā€œarruolareā€ giovani tifosi. Come? Basta vedere come si approcciano ai bambini, i quali, poveri, per qualunque cosa chiedano o facciano si sentono rispondere: “Te lo compro o te ce porto solo se dici Forza Roma”.

Il cuoco a mensa mi diceva sempre…

Proprio al riguardo, ho potuto constatare e toccare con mano questa differenza quando ero alle elementari. Ovviamente io unico Laziale. Ogni volta che arrivavamo a mensa, il cuoco (indovinate di quale squadra era) mi diceva: “Se non dici Forza Roma non ti do’ da mangiare” e io ovviamente non glielo ho mai detto. Anzi, con la sinceritĆ  e la sfrontatezza di un bambino di 7/8 anni, gli ho risposto: “Se tu non mi dai da mangiare, io ti faccio denunciare dai miei genitori perchĆ© loro pagano tutti i mesi la retta della mensa”.

Ecco, proprio in quegli anni ho acquisito la consapevolezza come tra noi e loro ci sia un universo di differenze. Differenza almeno sportiva a loro favore negli anni ’80. Loro vinsero uno scudetto e erano con la Juventus le squadre più forti. Noi invece galleggiavamo tra Serie A e B senza però mai perdere la nostra identitĆ  e la nostra dignitĆ . Cosa questa che il Romanista non vuole e può capire, anzi, ci deride degli anni passati in B.

Senza però sapere che per la mia generazione quelle sofferenze hanno portato in dote al tifoso Laziale Grinta, Senso enorme di Appartenenza, Attaccamento unico a quei colori, cosƬ belli che solo il cielo può avere. E soprattutto, tanto ma tanto Amore per il nostro simbolo, quell’Aquila cosƬ fiera maestosa e nobile che anche gli antichi Romani scelsero come effige, emblema ed immagine, per rappresentare la grandezza dell’Impero in tutto il mondo allora conosciuto.

Roma-Liverpool, con la casa piena di romanisti

E tornando al chi sa aspettare (Laziale) e chi invece fa la gatta frettolosa (Romanista), ricordo tutto ciò che mi accompagnò fino a quel Roma-Liverpool del maggio ’84. Immaginate una classe di soli Romanisti che tutti i giorni, facendo branco, mi facevano notare che loro si sarebbero giocati la Coppa dei Campioni, che loro erano i più forti, che noi eravamo una squadretta ( come dicono loro ā€œna squadra de pippe”), che er tifoso Romanista ĆØ sempre er più e che, soprattutto, erano giĆ  campioni. Ecco qui che l’abbinamento tra la famosa gatta e loro ĆØ più che mai perfetto.

Roma, la mia cittĆ , nei giorni precedenti alla finale Roma-Liverpool, era tappezzata di stendardi, mega striscioni, bandiere, immagini che avevano in comune la scritta ā€œ Roma campioneā€. Fino a quella sera, tutti noi cittadini subimmo la famosa ā€œgoliardiaā€ e coattaggine dei tifosi giallorossi. E io? Cosa feci? Aspettai. Aspettai gli ospiti che mia madre invitò a casa nostra la sera della finale: i miei compagni di classe più legati a me e i loro genitori (tutti amici di famiglia) ovviamente tutti della Roma (come mia madre).

Nel prepartita, ascoltai in silenzio le loro sicurezze, le loro spavalderie e le loro teorie di grandezza. Poco prima del fischio iniziale, calai il jolly: andai in cameretta e indossai la mitica maglia dei Reds, casualmente comprata a Londra a Natale del 1983, quando andai a trovare mio zio che viveva e vive nella capitale britannica. Non vi dico cosa, prima con gli occhi e poi a parole mi hanno detto tutti. Ma io non mi feci influenzare. Comincia la partita e poi segna il Liverpool: di nuovo strilli e parolacce nei miei confronti. E io, una sfinge.

Per evitare altre tensioni, mia madre mi chiese di togliermi quella maglia: la tolsi solo per lei. Che successe? Segnò Pruzzo: cominciarono scene di giubilo di canti e riaffiorarono tutte quelle manie di grandezza e sicurezze che fino al gol del pareggio erano svanite. A quel punto, ā€œsprezzante del pericolo”, tornai in camera e indossai nuovamente la casacca del Liverpool.

Non la tolsi più, anzi era quasi diventata una seconda pelle, fino al termine. Sappiamo tutti come ĆØ andata a finire. Mi ĆØ dispiaciuto per i miei amichetti ma, quella sera mi presi la mia rivincita, perchĆ© ho saputo aspettare gli eventi prima di parlare come fa, di solito, il tifoso Laziale al contrario del tifoso giallorosso. Quindi il vecchio detto “la gatta presciolosa fece li fiji ciechi” sta più che mai a rimarcare la Differenza tra noi e loro.

Leggi anche l’omaggio a Stefan Radu del nostro lettore Max883

Derby, omaggio a Radu: “Mi chiamo Stefan e sono un tifoso laziale”

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4 Commenti
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Gianluca
6 anni fa

scusate se mi inserisco. Sono un torinese che vive a Roma da molti anni. Sono neutrale in quanto non sono nĆØ laziale nĆØ romanista (sono tifoso del Toro da sempre, come tutti nella mia famiglia). Qui a Roma con i colleghi ed i nuovi amici si parla di calcio, tra le altre cose…. si ĆØ vero, i tifosi della Roma sembrano essere molti di più, non sono in grado di fare percentuali, ma mi sembra sia cosi… talvolta sento fare parallelismi tra noi granata di Torino ed i tifosi della Roma, ma io non vedo questa similitudine, a parte il fatto di avere un tifo molto cittadino, mentre gli juventini sono moltissimi in provincia e nelle altre province del Piemonte…dei laziali apprezzo la competenza con cui parlano di calcio ed il loro tifo, misurato e raramente accecato dalla passione. Con rispetto a tutti voi ed alla vostra aristocratica storia, Gianluca.

Alessia
7 anni fa

Ricordi indelebii di quella finale ….ho vissuto i tuoi stessi incubi sia in classe che con i parenti….alla fine della partita (per loro finita 4 a 5 perchĆ© il gol annullato era vero????) mi sn dovuta chiudere in bagno altrimenti il fratello (diventato riommerd nel mentre…)mi uccideva. …anni dopo sortegli europei e avviso il collega che sicuramente il Liverpool li robusta fuori e cosƬ ĆØ stato….ho vissuto anni 80 da incubo…gli anni 90 e parte del nuovo millennio da giubilo….son abituata a soffrire ma soprattutto a gioire….perchĆ© con la Lazio nel cuore si nasce,si vive e si muore!SFL

Commento da Facebook
7 anni fa

Non ho più seguito un serbi allo stadio da quella domenica che uccisero Paparelli io mio marito è i miei figli eravamo allo stadio siamo fuggiti la paura era enorme non ci posso ancora pensare

Antonella Sallesi
7 anni fa

???????

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