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Parola ai tifosi

Lazio, a chi contesta ora dico: amiamo questi colori, nella gioia e nel dolore

Lazio, la Curva Nord

Lazio, il nostro miracolo è di essere vivi dopo tanta burrasca.- di Gianni Calviello

11 anni di B. È l’accusa più ricorrente che i dirimpettai ci fanno credendo di ferirci. Non sanno che quel periodo ha marchiato a fuoco un’intera generazione di laziali duri e puri.

La tragica epopea degli anni Ottanta

Andando per sommi capi – altrimenti ci vorrebbe un’enciclopedia – e limitandoci agli anni Ottanta, cominciamo con la torrida estate del 1980 quando fummo retrocessi per il famoso calcio scommesse, che vide coinvolti i due giovani più forti in Italia, il muro del ’74 e Cacciatori; il campionato che seguì fu un vero concentrato di Lazio, tra infortuni, rigori non visti e rigori sbagliati da chi prima non aveva mai fallito.

L’anno dopo fu una tortura, dalla quale uscimmo a giugno in un Lazio Varese. E il campionato successivo salimmo. Il feticcio di Re Giorgio presidente non ci salvò da nuove ambasce e tornammo in B dopo due campionati, grazie a uno spogliatoio che Beirut gli spicciava casa per come era diviso.

L’anno dopo, stagione 1985-86, fu un’altra angoscia tra bollette e stipendi non pagati e gente che sputava sulla maglia. Ci salvò un galantuomo, Gigi Simoni, a cui la sorte levò uno scudetto con l’Inter e un figlio perso in un incidente stradale. Poi venne il -9, di cui penso sappiamo tutto e l’anno dopo la promozione sotto il segno di Fascetti.

La radice di un attaccamento verace

Tutto questo non è solo esercizio agiografico, ma la radice di un sentimento di attaccamento verace alla Fede, dove gli idoli erano Spinozzi, Garlini e Vagheggi, Podavini e Vella. Una Fede seguita nella tempesta da un mare di gente in casa e fuori con orgoglio; un monumento va fatto a un grande Laziale, nativo di Merano, tale Gianni Elsner, una splendida rappresentazione dei nostri colori.

A chi contesta ora, dico solo di amare questi colori, nella gioia e nel dolore. Il nostro miracolo è di essere vivi dopo tanta burrasca.

A mio Papà, che mi ha tramandato questa Fede.

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