La Lazio di Gattuso sta costruendo il proprio primato anche attraverso quattro recuperi che pochi mesi fa sembravano improbabili. Mandas, Nuno Tavares, Belahyane e Noslin erano finiti ai margini, con fiducia ridotta e futuro incerto. Oggi sono diventati pezzi importanti di una squadra che ha ritrovato energia, identità e concorrenza interna.
Mandas è il caso più evidente. Gattuso lo ha scelto come numero uno, resistendo anche alla possibilità di puntare su altri portieri. Dopo un avvio non semplice, il greco ha risposto con prestazioni sempre più sicure: 21 parate e un rigore neutralizzato nelle prime cinque giornate. Da alternativa è diventato una certezza.
Tavares e Belahyane cambiano volto
Tavares ha seguito una strada simile. In estate era sul mercato e il Porto aveva mostrato interesse. Gattuso ha lavorato soprattutto sulla testa del portoghese, chiedendogli continuità e disciplina. Il risultato è un terzino nuovamente devastante in progressione, già autore di due assist e tornato centrale nel progetto.
A centrocampo la rinascita porta il nome di Belahyane. Utilizzato fuori ruolo nella precedente gestione, il marocchino è stato riportato davanti alla difesa. Gattuso gli ha restituito fiducia e responsabilità: ora detta ritmo, recupera palloni e si gioca il posto con Rovella.
Noslin diventa centravanti
Infine Noslin. Da giocatore senza una collocazione precisa è diventato un vero centravanti. Preferito a Pinamonti contro Milan e Venezia, ha già segnato due volte partendo titolare. Quando trova il gol, inoltre, la Lazio quasi sempre porta a casa il risultato.
Il principio è semplice: nessuna gerarchia è definitiva e chi dimostra di meritare spazio può riconquistarlo. La concorrenza così diventa carburante, non un problema, e permette al tecnico di ruotare senza perdere equilibrio.
Quattro storie diverse, unite dallo stesso filo. Gattuso non ha chiesto soltanto nuovi acquisti: ha recuperato patrimonio tecnico già presente a Formello. Ed è forse questo il segreto più importante della nuova Lazio. Il Corriere dello Sport.



Sir gannaro gattusu
Bastava farli giocare senza imbrigliarli in schemi Sarriani