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Parola ai tifosi

Senza Confini, Gabriele ed il suo ‘Molise Biancoceleste’: “Che emozione il 26 maggio allo stadio”

Senza Confini oggi arriva in Molise da Gabriele: “Quella volta che passai la notte ad Arnhem…”

a cura di Niccolò Di Leo

Eccoci di nuovo, “Senza Confini” continua il suo viaggio alla ricerca di quei Laziali che vivono la propria fede a chilometri di distanza da Roma. Oggi siamo in compagnia di Gabriele Passaro, tifoso biancoceleste che residente a Campobasso, in Molise. Oltre a condividere questo grande amore, il protagonista di oggi è anche il fondatore del gruppo “Molise Biancoceleste” che comprende ben 70 persone, divise in tutta la regione. Gabriele, in un’interessante intervista, ci ha raccontato come vive la sua Lazialità lontano dalla Capitale.

  • Come nasce la tua Lazialità?
    “Io sono romano al 50%, con padre di Roma e madre del Molise. La Lazialità diciamo che la vivo fin da piccolo, mi ha accompagnato nella mia vita da sempre”.

 

  • Chi è stato il tuo primo idolo e in chi lo rivedi nella Lazio di oggi?
    “Il mio primo idolo è Diego Pablo Simeone, sinonimo di grinta e passione, oltre ad essere uno degli eroi dello Scudetto. L’ho tatuato anche sulla pelle e a farmelo è stato il grandissimo Francesco Cuomo. Se devo essere onesto non vedo nessuno come il Cholo nella Lazio attuale, ma se proprio devo scegliere il mio preferito dico sicuramente Stefan Radu”.

 

  • La partita più emozionante che hai visto allo Stadio?
    “La gara che mi ha più emozionato di più allo Stadio è stato sicuramente il derby del 26 Maggio del 2013. Ricordo benissimo ogni momento di quella giornata, che è stata fantastica, impossibile da dimenticare. Sarò, come tutti i Laziali, eternamente grato a Senad Lulic”.

 

  • Cosa significa tifare Lazio a distanza?
    “Ogni gara in casa, per noi del gruppo Molise Biancoceleste, è una trasferta: si parte almeno sei ore prima della gara e spesso si rientra a notte fonda dopo ore e ore di autostrada. Ma ogni volta che partiamo abbiamo gli occhi come un bambino alla mattina di Natale, per noi è sempre una grande festa”.

 

  •  Qual è la tua definizione di Lazialità?
    “La Lazialità per me è uno stile di vita, un modo di essere che ci accompagna durante tutta la settimana e non solo il giorno della partita. Lazialità per me è eleganza, è quell’orgoglio di far parte di un’élite.”

 

  • Qual è stata la tua più grande follia per la Lazio?
    “La mia più grande follia è stata durante un match di Europa League, il 14 Settembre del 2017, si giocava Vitesse-Lazio e finisce 2-3. Resto nel settore ospiti a festeggiare la vittoria e per farlo perdo l’ultimo treno per Eindhoven, dove avevo l’hotel, quindi passo tutta la notte tra i vicoli di Arnhem e la stazione. Ero da solo e al freddo, ma felicissimo per la vittoria in rimonta che ci aveva regalato Murgia”.
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