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Arbitri, l’ex fischietto Marelli: “Netto peggioramento negli ultimi 10 anni. Caicedo? Doveroso annullare”

Lazio-Bologna, Var

Protocollo VAR, falli di mano, cultura delle regole e recenti episodi molto discussi. Ne abbiamo parlato con l’ex arbitro Luca Marelli.

La cultura del regolamento va portata all’interno del campo. Ne è convinto l’ex arbitro Luca Marelli, da anni attivo in prima persona proprio per diffondere la conoscenza delle regole del calcio. Con i suoi video su YouTube, ogni settimana, mette a disposizione del pubblico la propria esperienza e competenza, cimentandosi nella spiegazione degli episodi arbitrali, che capitano sui campi di Serie A e non solo.

Dopo quattro anni dall’introduzione del VAR tanti tifosi, appassionati e anche alcuni commentatori sportivi non sembrano del tutto convinti che il protocollo venga applicato secondo un’interpretazione uniforme. Lei cosa ne pensa?

È normale. Ci vorranno ancora anni per arrivare ad un’uniformità. Basti pensare che in NFL, la lega di football americana, sono circa trent’anni che esiste l’istant replay e ancora ci sono discussioni sull’applicazione. Lì però dopo così tanto tempo hanno raggiunto un sostanziale equilibrio che da noi, oggettivamente, manca ancora. Ma era ampiamente preventivabile che ci sarebbero state queste oscillazioni. L’anno scorso, per esempio, il VAR è stato utilizzato troppo, soprattutto sui tocchi di mano, la cui interpretazione è stata discutibile. Quest’anno va decisamente meglio. Sui contatti in area bisogna trovare ancora la giusta misura, però io non sono così negativo. Il problema è che troppo spesso si parla senza sapere“.

Un’opinione diffusa è che la tecnologia rischia di far perdere molto al calcio, in termini di godibilità dello spettacolo. In casa Lazio la delusione più recente è il gol annullato a Caicedo contro il Verona. Lei ritiene che sia sempre giusta un’applicazione rigida della VAR?

Nell’episodio di Hellas – Lazio è indubbio che ci sia un’infrazione. Involontaria, certamente. Ma nessuno può negare che quel gesto di Caicedo sia stato imprudente. Se si vuole andare a cercare il pelo nell’uovo (qui la spiegazione video, ndr), l’arbitro avrebbe dovuto assegnare la punizione a favore della Lazio, perché c’era stata la trattenuta prima. Da giallo anche quella, perché era una situazione potenzialmente pericolosa. E lì sta l’errore. Annullare quella rete in epoca VAR, però, non soltanto è legittimo, ma doveroso. Non si può assegnare un gol dopo un’infrazione così evidente.

Questo episodio comunque prescinde da tutto il resto. Il problema del VAR, in generale, è soprattutto di posizionamento dell’asticella. Esercizio che a chiacchiere è facilissimo, ma nella pratica è un problema gigantesco. Perché in uno sport di contatto, valutare l’entità del contatto stesso è difficilissimo in campo. Con le immagini, pure. Anzi, forse di più.

Episodi simili a quello di Caicedo non ce ne sono tantissimi. Si tratta di un caso sui generis. Forse il gol di Mandzukic in Atalanta – Juventus, annullato per una gomitata di Lichtsteiner su Gomez (7ª giornata serie A 2017/18, ndr), può essere paragonabile.

È chiaro che poi i tifosi tendano a vedere l’irregolarità in tutto ciò che è contrario alla propria squadra. Normale che sia così. Il tifoso fa il tifoso. Ma noi dobbiamo fare conto sulle persone razionali e non con chi ha davanti agli occhi solo il colore del proprio tifo. Altrimenti non ne usciamo più“.

Proprio agli occhi del tifoso, però, è frequente il dubbio che l’influenza di chi è dietro il monitor condizioni molto (forse troppo) l’operato dell’arbitro in campo. Molte discussioni, inoltre, nascono dalla non facile comprensione del concetto di chiaro ed evidente errore. Può aiutarci a capire?

In realtà sono due questioni contraddittorie. Proprio per evitare che il VAR sia troppo invasivo per l’arbitro si è voluto posizionare l’asticella di intervento molto in alto, in modo tale che sia l’arbitro a decidere. È lui che arbitra, il VAR interviene solo in circostanze eclatanti, cioè chiare a chiunque. Due domande deve porsi chi sta al VAR. Primo, «Per me è giusta questa decisione?». Se la risposta è sì, si va avanti, altrimenti si passa alla seconda domanda: «Detto che per me l’episodio non è stato giudicato correttamente, è oggettivo che si tratti di un errore o è una mia valutazione sindacabile?». E qui sta la grande difficoltà, motivo per cui l’asticella è alta.

L’esempio del gol di Scamacca in Juventus – Genoa domenica scorsa è emblematico. Il Var si è posto la domanda e ha concluso che non fosse un errore oggettivo. Perché la spinta, pur leggera, su De Ligt c’è stata e per qualcuno può essere punibile, per altri no. Per quanto mi riguarda quel contatto era punibile. Però, oggettivamente, non è un episodio chiaro a tutti. Quindi è giusto lasciar correre.

Questo è il concetto di fondo. Il chiaro ed evidente errore non è facile da capire, me ne rendo conto. Ma va anche sottolineato che da parte di alcuni non c’è proprio la volontà di capire. Si continua a pensare alla domanda tipica «Ma perché almeno non lo va a rivedere?». Chi pone questo interrogativo o non ha capito proprio niente o non vuole capire. E in questo secondo caso significa che gli fa comodo così. È un po’ come parlare con i No Vax. Se nemmeno la spiegazione di un medico sull’importanza dei vaccini è ritenuta valida, è inutile continuare“.

Altro tema da sempre molto dibattuto è quello dei falli di mano. Non crede che i tanti cambiamenti  susseguitisi negli ultimi anni nel modo di interpretarli e fischiarli abbiano aumentato la confusione invece che aiutare a risolverla?

Vale lo stesso discorso fatto in precedenza sul modo di utilizzare la VAR. Ci sono una serie di oscillazioni nell’applicazione che influenzano il giudizio. L’anno scorso ci sono stati 51 rigori per falli di mano. Senza VAR probabilmente sarebbero stati forse una dozzina. Che poi è lo stesso numero di quelli fischiati quest’anno, quando il VAR non è praticamente mai intervenuto su tocchi di mano. A meno che non fossero eclatanti.

Uno dei pochi è stato quello fischiato a favore della Lazio contro lo Spezia per il tocco di Marchizza…

Ci sono degli episodi che sono degli errori veri e propri. Porre come punto di riferimento un errore è sempre sbagliato. Perché un errore è un errore. Lo si può tener presente per non ripeterlo in futuro, ma non mi posso adeguare a quello. Il mancato rigore per il fallo di Hoedt in Juventus-Lazio è un errore. Ma non lo posso mai prendere in considerazione come punto di riferimento, così come quello di Lazio – Spezia rimane un errore (qui la spiegazione video, ndr)”.

Rizzoli ha dichiarato recentemente: “Oggi nel mondo del calcio vedo ancora troppa ignoranza riguardo le regole del gioco a livello professionale“. Lei è d’accordo? Pensa che permettere agli arbitri di parlare in TV possa aiutare a diffondere la conoscenza del regolamento?

Sono d’accordo con Rizzoli. Ma far parlare gli arbitri in tv per me resta una decisione sbagliata come tempistica. Secondo me, il primo passo che bisogna fare è quello di portare la cultura del regolamento dentro le società di calcio. La Lazio, per esempio, lo ha fatto, portando nel suo organigramma Marco Gabriele, ex arbitro, molto bravo tra l’altro, che spiega le regole ai giocatori. Quest’anno, fateci caso, a fine stagione tra i giocatori della Lazio ci saranno meno ammonizioni per proteste, cioè le ammonizioni più inutili che si possono prendere.

Anche gli arbitri hanno giocato a pallone. L’amore per il calcio e le sue regole nasce dal gioco stesso. Ma tutti noi abbiamo giocato in società dove non c’è mai stato qualcuno che ci ha spiegato le regole. Ci hanno solo buttato in campo a giocare, stop. Io il regolamento non l’ho imparato giocando, ma durante il corso per gli arbitri. Prima non sapevo nemmeno che ci fossero alcune regole.

Per questo dico che le persone all’interno delle società devono avere un ruolo, in primis, per insegnare il regolamento e, in secondo luogo, per far capire a giocatori e dirigenti come comportarsi con gli arbitri. Che sono comunque esseri umani e quindi, come tali, possono essere studiati. Successivamente si può arrivare al confronto e a far parlare gli arbitri per spiegare gli episodi. Altrimenti se si spiegano gli episodi a persone che non conoscono il regolamento è come parlare al vento“.

Non dovrebbe essere un discorso da affrontare già a partire dalle giovanili?

Sì, dovrebbe proprio essere così. Magari si rendesse obbligatorio mettere a conoscenza i giovani del regolamento dello sport che praticano. Qualsiasi esso sia. Una piena consapevolezza delle regole porta più facilmente alla loro osservazione. Viceversa, l’ignoranza delle regole conduce facilmente alla violazione di esse“.

Il livello medio della classe arbitrale italiana, a suo parere, è migliorato negli ultimi anni?

No. Rispetto a 10 anni fa il livello è di gran lunga inferiore. E questo non lo dico come opinione personale, ma è proprio un dato di fatto. La divisone della CAN (l’organo al quale competono le designazioni di arbitri ed assistenti, ndr) nel 2010 è stato un obbrobrio. Un disastro epocale, che non ha portato ad un ricambio generazionale per meriti, ma solo per raggiunti limiti d’età e permanenza. Sono andati via gli arbitri più bravi e non sono stati sostituiti, perché non ne sono stati formati altri dello stesso valore.

Per fortuna, nel 2020 Nicchi ha ammesso il suo errore e quest’anno va un po’ meglio rispetto agli anni scorsi. Ma, in generale, la classe arbitrale di 10 anni fa era nettamente migliore di quella che c’è oggi. Basta vedere un dato. Al livello internazionale avevamo 4 arbitri d’élite, cioè la massima categoria: Orsato, Tagliavento, Rizzoli e Rocchi. Oggi è rimasto solo Orsato, che ha quasi 46 anni e ancora un solo anno da poter fare a livello internazionale“.

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