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Acerbi si racconta a “I Signori della Serie A”: “Siamo da Champions!”

Lazio, Acerbi

Acerbi si racconta, come uomo e come calciatore, a “I Signori della Serie A”: le parole del difensore della Lazio nell’intervista a Sky

Francesco Acerbi racconta Francesco Acerbi. La trasmissione di Sky “I Signori della Serie A” ha intervistato il difensore della Lazio: un viaggio nella storia sportiva e umana del numero 33 biancoceleste, attraverso i momenti più difficili, fino alla sua avventura attuale con la maglia biancoceleste.

Di temi ne ha toccati tantissimi, sia sul passato che sul finale di stagione. Qui trovate le dichiarazioni di Acerbi:

“Sono uomo equilibrato”

In questo momento della vita sono un uomo equilibrato, che vuole giocare a calcio e fare bene. Come calciatore cerco sempre di non sedermi mai, di dare il massimo dentro e fuori dal campo. La cosa che mi soddisfa di più è tornare a casa dopo l’allenamento o la partita a testa alta. Questo mi rende orgoglioso. Poi ci sono gli obiettivi che ti poni, finché non hai dato il massimo e li hai raggiunti, hai la fissa di fare il possibile“.

“Sono nato portiere”

Io nacqui portiere, poi feci tanti gol come attaccanti. Ho ricoperto tutti i ruoli, fino a diventare difensore centrale. Con mio padre era sempre una sfida, lui diceva che non sarei mai arrivato in Serie A e che avrei dovuto pensare a lavorare. Ma per me è stato uno stimolo importante per la mia carriera e devo solo ringraziarlo, comunque“.

“Al Milan mi ero seduto”

Ero in C2 e mi ero messo in testa che volevo andare al Milan. E in due anni e mezzo ci sono arrivato. Quando sono andato al Milan ho detto: ‘Ora faccio le stesse cose che ho fatto finora’. Invece ne ho fatte di meno, non avevo più la spinta di prima, di mio padre. Quando sei seduto sulla poltrona, ti impegni ma non senti il peso della maglia“.

“Dopo la malattia sono cresciuto come uomo”

Quando mi hanno dato la notizia del primo tumore, ero a Sassuolo a fare le visite mediche di routine. Il medico mi disse che dovevo fare un controllo e mi rivelò che avevo un nodulo nel testicolo. Un po’ di timore ce l’hai, ma mi dissero che avrei subito un’operazione e che sarei tornato a giocare. Mi ha cambiato il modo di pensare e di agire in maniera inconscia. Dopo il secondo ho fatto la chemioterapia, ogni giorno una piccola parte di me voleva correre, allenarsi sempre un po’ di più“.

Dopo la malattia sono cresciuto come uomo. Tante persone che soffrono mi chiedono consiglio. Quando tornai in campo contro la Sampdoria, dopo 75 minuti sentivo i crampi e chiesi a Peluso di darmi una mano. Ero diventato un’altra persona, avevo voglia di giocare e di vivere per il calcio“.

“Il record di presenze non m’interessava”

Il record di presenze consecutive non m’interessava, io volevo giocare. Mentalmente ti dai forza, non ti abbatti perché il fisico ha energie che non pensi di avere. E poi devi condurre una vita sana, c’è poco da fare“.

“Immobile? Prima o poi il gol arriva”

Immobile è un grandissimo attaccante. Cosa vuoi dirgli? L’anno scorso ha segnato 41 gol, solo Messi e Cristiano Ronaldo si ripetono su quei numeri. È un grande amico e un grande attaccante. Se non fai gol, prima o poi arriva. E poi aiuta la squadra, quello è l’importante“.

“Le parole di Conte mi resero orgoglioso”

L’esordio con la Nazionale è stato subito dopo la malattia. Conte mi fece debuttare e le sue parole mi resero orgoglioso: ‘Non ti chiamo per quello che hai avuto, ma solo perché te lo meriti’. È stato importante per me“.

L’Europeo? Mi farò trovare pronto e darò a Mancini margini per farmi chiamare. Ho tanto rispetto per lui, è il ct della Nazionale“.

“Non potevo dire di no alla Lazio”

Roma è Roma. Una città bellissima. Non potevo più stare al Sassuolo, perché era finito il mio ciclo. Quando ti chiama la Lazio, una società importante con tifosi eccezionali, non potevo dire di no“.

“L’avevo promesso a Inzaghi”

Mister Inzaghi è quello che mi ha voluto fortemente. Alla prima chiamata dopo il campionato gli avevo promesso che venivo. E così è stato. Ho rispetto per tutti, ora porto una bella responsabilità a sostituire De Vrij, ma sono arrivato con grande serenità ed equilibrio mentale. 

“I miei compagni sono i più forti di tutti”

I miei compagni di squadra hanno grandissima qualità da squadra top top, per me sono i più forti di tutti. Luis Alberto, Milinkovic, Correa, Leiva Poi ci manca sempre lì quel punticino per fare il salto di qualità, non solo quest’anno. È un peccato, perché le qualità che vedo nei giocatori sono veramente enormi“.

“Siamo da Champions!”

Questa squadra è da Champions, siamo comunque lì a lottare. L’abbiamo dimostrato, poi manca qualcosina. Anche se sei stanco e hai dato tanto, adesso conta. Puoi vincere con la testa e sono convinto che faremo un grande finale di stagione“.

“Che gioia il derby”

Vincere il derby è sempre bello, quando vedi la gioia dei tifosi, come fai a non volergliele regalare. La città è molto esigente, in un certo senso è anche giusto così“.

“Devo essere un esempio”

La mia forza è rimanere umile, lavorare, trasmettere valori umani oltre che calcistici. Tutti dobbiamo essere leader, è importante per il gruppo. In campo devo essere un esempio, altrimenti non hai il rispetto degli altri“.

“Il calciatore sparisce, l’uomo rimane”

Vorrei essere ricordato come giocatore, ma soprattutto come persona e come uomo. Il calciatore sparisce, l’uomo rimane. Ed è così che vorrei farmi ricordare quando smetterò di giocare a calcio“.

 

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