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Acerbi, un leone incarnazione della Lazio (FOTO)

Lazio, Thomas Strakosha e Francesco Acerbi ©sololalazio.it

A Altra prestazione super di Acerbi contro il Milan di Piatek. L’ex difensore è l’emblema del tifoso biancoceleste.

“Cento e cent’anni e più l’uccel di Dio, ne lo stremo d’Europa si ritenne…
e sotto l’ombra de le sacre penne
governò ‘l mondo lì di mano in mano”.

(Dante, Divina Commedia, VI Paradiso)

Se vi state chiedendo il motivo per cui avete appena letto alcuni versi della Divina Commedia, su un sito di Lazio, ve lo diciamo subito. Perché “l’uccello” che Dante cita è l’Aquila, il simbolo dell’impero romano. Tanti condottieri e soldati valorosi l’hanno portata in cima al mondo per secoli. “Roma caput mundi”.

Un capitano di nome Alessandro, poi, l’ha riportata anni dopo sulla vetta d’Europa, in una calda serata di fine agosto nel principato di Monaco. “Di mano in mano”.

Adesso è sul petto di un leone, Francesco Acerbi. “The lion king”, come ha scritto dietro al suo zaino con cui torna a casa dopo ogni partita. L’Aquila e il leone. Due simboli che rappresentano nobiltà, fierezza e maestosità.

Lazio-Milan, Acerbi

Lazio-Milan, Francesco Acerbi

Acerbi è l’essenza del tifoso laziale: umile e sottovalutato

Acerbi incarna la Lazio. In tutto e per tutto. Dicevamo della nobiltà, della fierezza e della maestosità. Qualità che qualsiasi pittore userebbe per dipingere un ritratto del tifoso laziale. Un quadro in cui Acerbi ci si immedesimerebbe facilmente, come se fosse uno specchio. L’aquila e il leone. L’umiltà uno dei punti di forza.

Mai una parola fuori posto, alla base la concezione del lavoro e del sacrificio come unico strumento per vincere. Fatti concreti, azioni sul campo. Col sudore che cala dalla fronte, lasciando che siano altri a chiacchierare. E nella Capitale, si sa, le parole arrivano sempre e solo da un’unica sponda del Tevere. Quella parte su cui sono accesi i riflettori dei media, che mettono in ombra tutto il resto.

Perché, diciamoci la verità, della Lazio se ne parla sempre poco: sia a Roma che su scala nazionale. E di Acerbi, l’unico per ora ad aver fermato il Piatek rossonero, ancor meno. Il motivo è ignoto. Se avesse indossato un’altra maglia, non sarebbe così sottovalutato. Questo è un discorso che andrebbe approfondito e riguarda tanti altri giocatori, ma oggi limitiamoci a lui. Il leone con l’aquila sul petto.

Momenti difficili

C’è anche un altro aspetto che accomuna Acerbi alla Lazio e all’uomo laziale. Entrambi hanno attraversato momenti difficili, grigi. Sia chiaro, con delle differenze enormi. Perché il calcio è importante, ma è un gioco: la vita no, lì non si scherza. La storia del difensore ex Sassuolo è nota, triste e struggente. Ma ha reagito, ha saputo rialzare la testa e superare un ostacolo che sembrava insormontabile.

Con una volontà impressionante, uno spirito e una forza d’animo da invidiare. E, in piccolo, sempre con le dovute e rispettose differenze, anche chi ha la fede biancoceleste lo ha fatto. I tanti anni in Serie B, lo spareggio per evitare addirittura la C, possibili fallimenti societari e innumerevoli torti subiti. Ma di fronte alle difficoltà, ha risposto come meglio non si potrebbe: testa alta, spirito di sacrificio e orgoglio. La stessa strada intrapresa da Acerbi. Quel percorso parallelo che in estate si è incontrato. Per magia o per destino: il leone ha incontrato l’aquila, simboli di nobiltà, fierezza e maestosità.

 

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Non si molla mai…????????????????????

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