Non solo Lotito. Su Repubblica, questa mattina, nel pezzo che riguarda lo Stadio Flaminio (secondo cui la sovrintendenza avrebbe bocciato l’idea del secondo anello superiore), ĆØ spuntata anche un’intervista a Marco Nervi.
Il membro della famiglia dell’architetto che ha progettato il Flaminio prima della sua costruzione, ha commentato il progetto dei biancocelesti:
“Con il piano di conservazione del Flaminio noi avevamo giĆ indicato la via per il futuro dello stadio e messo in guardia sui vincoli. Non si può trasformare qualcosa che ĆØ nato per vecchie esigenze in qualcosa utile per il recente. Sarebbe come prendere una Formula 1 del 1959, trasformarla e farla correre al Mondiale 2026. Ć evidente che ĆØ una cosa che non funziona. Noi non vogliamo passare per quelli contro questo progetto ma contestiamo la scelta iniziale di trasformare lo stadio.”
Ennesimo parere contrario da parte della famiglia Nervi sul restauro del Flaminio. L’impianto, abbandonato da anni, rischia di aspettare ancora di esser sistemato qualora dalla conferenza preliminare dei servizi della Lazio presso il Comune di Roma uscissero problemi non risolvibili.



Ragionamento che non fa una grinza.
Infatti andrebbe demolito e ricostruito per le esigenze contemporanee.
Esattamente come fu furono demolite le strutture precedenti nel corso della storia su quellāarea: prima il campo de āla Rondinellaā per far spazio allo stadio Nazionale del PNF, poi questāultimo per fare spazio allo stadio Flaminio.
Viceversa lāimpianto potrebbe essere trasformato in una sorta di museo dellāarcheologia architettonica contemporanea, finanziato con fondi pubblici e da fondazioni varie.
Questāultima strada ĆØ stata tentata negli ultimi lustri, ed il risultato ĆØ evidente a tutti.
Oppure ci sarebbe la via suggerita alcuni giorni fa su āIl Corriere dello Sportā, ossia una societĆ sportiva professionistica lo prende in concessione, lo ristruttura secondo i criteri imposti, e lo destina al calcio femminile ed ad altre attivitĆ anche di calcio dilettantistico (si ĆØ portato lāesempio del Trastevere). In questo caso lāaccollo lo dovrebbe prendere la Lazio, secondo il premio Nobel che ha espresso questa suggestione.
Non si capisce bene se la SS Lazio sia diventata una sorta di onlus invece che una societĆ sportiva professionistica.
Per caritĆ , bellissimo fregiarsi del titolo di āEnte Moraleā, ma se questāultimo deve diventare una scusa per portare la Lazio alla subalternitĆ rispetto allāaltra societĆ calcistica nella capitale, allora si tradisce completamente la sua storia di resilienza e resistenza a tale fusione.