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Nostalgia Chinaglia

3 settembre 1989. Io a Milano non ho ancora mai vinto

Milan-Lazio, 03/09/1989

Dal 3 settembre 1989 il mondo e la Serie A sono cambiati parecchio. È arrivato il momento di sfatare un tabù.

3 settembre 1989. Era una domenica. L’aria che si respirava in quel periodo sapeva di cambiamento. Il mondo stava avviandosi verso una nuova era.

Basti pensare che qualche mese prima, a marzo, il 13 per l’esattezza,  Tim Berners-Lee aveva fatto nascere il World Wide Web. Poi, nell’autunno di quello stesso anno accaddero una serie di eventi che cambiarono il mondo. Una settimana più tardi, il 10, venne aperto il confine tra Ungheria e Austria. Fu la prima breccia nella “Cortina di Ferro”. Di lì a due mesi, il 9 novembre, fu abbattuto il Muro di Berlino. E il 17 dicembre negli Stati Uniti il canale Fox Tv mandò in onda la prima puntata dei Simpson. Tutti fatti che hanno influito in maniera evidente sui mutamenti della società. Soprattutto l’ultimo.

Eppure in quel pomeriggio del 3 di settembre tutto ciò non era neanche lontanamente presente nei pensieri di milioni di italiani. Forse qualcuno ipotizzava o immaginava che sarebbe potuto accadere qualcosa di sconvolgente, ma non quel giorno. Perché si stava giocando la seconda giornata del campionato italiano di calcio 1989-90. E quindi della politica, dei marchingegni tecnologici costosissimi e delle future programmazioni dei cartoni animati non importava niente a nessuno.

A maggior ragione pensando al povero Gaetano Scirea, morto proprio quel 3 settembre in Polonia, a seguito di un tragico incidente stradale. Su tutti i campi si osservò un minuto di silenzio.

La Serie A, al pari di tutto il resto del mondo, da allora è totalmente cambiata. Ripercorrere gli almanacchi per vedere da chi erano composte le 18 squadre fa venire i brividi al pensiero di quanto tempo sia volato via.

I campioni in carica erano i nerazzurri dell’Inter. E di certo non potevano sapere che il successivo scudetto lo avrebbero rivinto appena 17 anni dopo. Per altro a tavolino. In rosa vantavano talenti del calibro di Lothar Matthäus, Jürgen Klinsmann, Aldo Serena, Walter Zenga tra i pali e Giuseppe Bergomi con la fascia da capitano al braccio. Eppure non riuscirono a confermarsi. A trionfare sarà il Napoli di Maradona. Che in campo aveva anche i brasiliani Careca e Alemao, Ciro Ferrara, Andrea Carnevale e un giovane Gianfranco Zola.

Quel turno di campionato vede impegnata la Lazio, allenata da Giuseppe Materzzi, a San Siro contro il Milan. Le aquile, tornate in massima serie solo due stagioni prima, venivano dal 10° posto dell’anno precedente. Capitanati da Gabriele Pin, avevano in rosa Paolo Di Canio, Massimo Piscedda, Cristiano Bergodi, Fernando Orsi e soprattutto il terzetto sudamericano Troglio-Sosa-Amarildo. Un trio rimasto impresso nelle menti di tutti i tifosi, anche delle future generazioni, grazie al coro che ancora oggi la curva intona in loro nome.

Di fronte c’era una squadra a dir poco leggendaria. I rossoneri a maggio avevano strapazzato 4 a 0 la Steaua Bucarest in finale di Coppa dei Campioni (si chiamava ancora così). Di lì a qualche mese si sarebbero apprestati a vincere anche la Supercoppa Uefa, battendo il Barcellona allenato da Crujiff, e a laurearsi Campioni intercontinentali a Tokyo contro l’Atlético Nacional de Medellín. In organico, oltre ai tre fenomeni olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten, avevano nomi che hanno fatto la storia del calcio italiano. Costacurta, Tassotti, Donadoni, il capitano Franco Baresi, Carlo Ancelotti e, ancora, Diego Fuser e Demetrio Albertini, che non potevano sapere di un loro futuro da laziali. E poi c’era il man of the match. Paolo Maldini.

Quella partita la decise lui. Al 41° minuto del primo tempo, un suo intervento goffo infilò la palla nella porta sbagliata. Fu un risultato del tutto impronosticabile. Inatteso anche per come è venuto a maturare. A detta di molti tifosi biancocelesti quella è tutt’oggi “una delle uniche due partite vinte dalla Lazio senza merito e per pura fortuna“. L’altra è la Supercoppa italiana a Pechino.

Altrettanto inimmaginabile per i laziali era il fatto che quella potesse essere la loro ultima vittoria in Serie A nel Meazza rossonero. Da allora la Scala del calcio è un autentico tabù per i romani. È passato talmente tanto tempo, che molti tifosi oggi possono affermare di “non aver mai vinto a Milano contro il Milan“. Chi scrive è tra questi. Quell’autogol si è tramutato in un anatema. Come se quel fortunoso evento avesse generato un debito con la buona sorte dal tasso di interesse altissimo. Più che la dea bendata, fu un’usuraia a consentire quella vittoria.

La questione della lunghissima striscia di risultati negativi non sarebbe così assurda se la Lazio fosse rimasta ai livelli di fine anni ’80. Ma non è stato così. Negli anni novanta le aquile si sono affermate tra i grandi club europei. Hanno avuto in squadra talenti e personalità di spessore internazionale. Non c’è bisogno di ricordare i campioni d’Italia del 2000. Già nel ’98 Casiraghi, Mancini, Signori e tutti gli altri potevano tranquillamente battersela ad armi pari con Boban, Leonardo, Weah e compagni. Eppure non è bastato. Gli anni passavano e San Siro non riusciva ad essere espugnato.

L’unico altro esempio simile è quello del Torino, che non vince un derby in trasferta in serie A dal 1991. E anche in quell’ultima vittoria granata, l’1 a 2 finale fu ancora un maledetto autogol. Al 73° minuto Daniele Fortunato bucò la porta sbagliata. Rispetto ai biancocelesti, però, il Toro non ha mai avuto possibilità negli ultimi anni di competere alla pari con la Juventus. Anzi, alcuni li ha passati anche in serie B.

Tornando alla Lazio, finito il periodo d’oro dell’era cragnottiana  il divario col Milan si è riallargato notevolmente. Ma nelle ultime stagioni di nuovo si è tornati su livelli tecnici simili. Anche se non sono quelli stratosferici degli anni Novanta. Ora entrambe le squadre lottano per le posizioni a ridosso del podio.  E oggi, su quel campo che sembra stregato, si giocherà uno scontro diretto che può valere l’accesso alla prossima Champions League. Lulic e compagni proveranno a scogliere la maledizione.

Sono passati quasi 30 anni da quel 3 settembre. Oggi al governo ci sono partiti che quel giorno nemmeno esistevano. La Lega Nord fu fondata il 4 dicembre 1989. Allora il Presidente del Consiglio era Giulio Andreotti (ma forse questa non è una notizia). C’erano ancora due Germanie. I Queen cantavano “I Want it All” e sul retro delle maglie delle squadre di Serie A comparivano solo i numeri.

Il mondo è cambiato parecchio da allora. Ma io a Milano ancora non ho mai vinto. Farlo oggi non mi dispiacerebbe.

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Gianmaria Framarin
Gianmaria Framarin
1 mese fa

Non è vero… non ci fu alcun minuto di silenzio per Scirea… semplicemente perché la notizia della sua morte arrivò di sera, alla <<Domenica sportiva>>.
Il minuto di silenzio si tenne la domenica successiva.

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