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Lazio, c’è quella statistica sui minuti finali da migliorare

Lazio, Leiva e Marusic

La Lazio, al netto della beffa con la Spal, incassa troppi gol nei minuti finali: la statistica da migliorare

La sconfitta di ieri brucia. Tanto. Per come è arrivata, al termine di una partita non giocata benissimo dalla Lazio. Per il discutibile episodio arbitrale, l’ennesimo, che rischia di complicare la corsa Champions. Per la consapevolezza di aver mancato un’occasione, visti i pareggi di Milan e Roma. Per aver dimostrato, purtroppo, ancora una volta, al netto degli episodi contrari, di non essere una squadra pienamente matura.

Sia chiaro un concetto. Non è forte chi non sbaglia mai. Nessuno “non sbaglia mai“. È forte chi sbaglia poco. Anche la Juventus, il Barcellona o il Brasile di Pelè hanno sbagliato qualche volta. Hanno perso anche loro delle partite beffarde nei minuti finali. Il fatto è che a loro è successo raramente. Alla Lazio, invece, negli ultimi due anni, cioè da quando si è dichiaratamente lanciata alla rincorsa dei grandi, è accaduto troppe volte.

La crescita della squadra deve passare anche da questi fattori. Dalla capacità di saper gestire le complicazioni e tenere mentalmente e fisicamente le situazioni sotto controllo fino all’ultimo istante. A tratti la banda di Inzaghi ha dimostrato di saperlo fare. Contro l’Inter, ad esempio, la bravura nel rubare minuti con qualche punizioncina a metà campo e la solidità difensiva di squadra hanno messo in cassaforte l’1 a 0. Alcune volte è anche successo che nei minuti finali la lazio riuscisse a riacciuffare per i capelli un risultato negativo. È il caso della partita con Milan all’Olimpico.

In altre occasioni, invece, la concentrazione è venuta meno e la situazione si è compromessa.

I numeri e i fatti

La statistica – elaborata da Lazio Page – dice che quest’anno, in Serie A, la Lazio ha subito 13 dei 30 gol totali nei 20 minuti finali delle partite. Peggio hanno fatto solo Chievo, Parma, Frosinone, Empoli e Sampdoria. Due squadre già praticamente retrocesse, due in lotta per salvarsi e una di metà classifica. Proprio contro i blucerchiati era arrivata in questa stagione la prima beffa finale. Tutti ricordano l’improbabile spaccata aerea di Saponara. Così come ricordano l’assurda immobilità di tutta la difesa su quella palla vagante. I ragazzi erano già proiettati al prossimo festeggiamento negli spogliatoi dopo una partita ribaltata con forza e carattere. Fatica sprecata.

A Marassi, contro il Genoa, poco più di un mese fa, Criscito raccoglie un corner battuto a tempo scaduto e infila un diagonale dal limite dell’area. Calcio d’angolo regalato, errato posizionamento difensivo e partita buttata. Sarebbe stato un pareggio, ma meglio che niente.

Pari sarebbe stato anche ieri sera, tutto sommato giusto come quello di Genova. Ma presa dalla frustrazione di non riuscire a trovare il bandolo della matassa di una partita complicata, la Lazio è andata nel panico e Patric ha commesso una grave ingenuità. Purtroppo per lui non è stata neppure la prima. A differenza di altre volte, però, questa è stata decisiva. Contro il Parma un suo retropassaggio sbagliato ha regalato solo il gol della bandiera ai ducali. Contro la Juventus l’anno scorso ci pensò Strakosha a ipnotizzare Dybala dagli 11 metri.

Le grazie ricevute

Per fortuna, infatti, alcune volte i biancocelesti sono riusciti a cavarsela, nonostante le amnesie. A Empoli, al minuto 94 di una partita complicatissima, l’ultimo pallone calciato alla disperata in area laziale ha fatto uscire più di qualche accidente dalle bocche dei tifosi. Wallace decide di fermarsi dentro l’area piccola. Acerbi non lo vede e si ferma anche lui, pensando che il compagno  intervenga. Strakosha non esce, spiazzato dalle incomprensibili decisioni dei due centrali. Caputo si tuffa e il portiere albanese si esalta con un riflesso felino salvando il risultato.

A Udine stessa scena. Minuti finali, padroni di casa sotto 1 a 2 e forcing disperato. Prima Lasagna spreca un pericoloso cross di Pussetto. Poi, al 94°, Fofana viene lasciato libero di calciare in porta, con il numero 1 laziale ancora decisivo.

Persino a Verona, contro il modesto Chievo, sì è dovuto sudare freddo al minuto 91 per portare a casa uno striminzito pareggio. Pellissier batte a porta vuota, ma vede respinto il tiro sulla linea da Patric (quella volta protagonista in positivo).

L’anno scorso

In effetti, questo difetto grave la Lazio se lo porta dietro da un po’. Si era manifestato già nella vittoria in Supercoppa nel 2017 contro la Juventus. Partita meravigliosa che in pochi istanti, a ridosso del 90°, rischiava di essere vanificata. Poi Murgia cancellò tutto in un boato sotto la Nord. In quella partita la perla su punizione della Joya bianconera fu un gesto tecnico pregevole su cui poco si poteva fare, se non battere le mani. Al contrario, il fallo di Marusic in area per il rigore del momentaneo 2 a 2 era decisamente evitabile, con pizzico di concentrazione in più.

La vittoria allo Juventus Stadium è stata già ricordata. Poi c’è stata la sconfitta casalinga con il Genoa. Laxalt, nei minuti di recupero, inspiegabilmente sbucò libero in mezzo ad un area di rigore occupata da sole casacche celesti. E tra gli episodi più negativi della stagione scorsa è necessario metterci anche le ultime due partite di maggio. A Crotone è mancata la giusta cattiveria a Caicedo per portare a casa il risultato che avrebbe significato Champions League. Anche quello, in qualche modo, è stato un difetto di concentrazione e sintomo di poca maturità. In casa con l’Inter poi non è necessario entrare nei dettagli degli ultimi 20 minuti assurdi giocati dai biancocelesti.

Cosa deve fare la Lazio

Da tutta questa sequenza di episodi il messaggio che se ne ricava è inequivocabile. Al di là delle discutibili decisioni arbitrali (per usare un eufemismo). Oltre la sfortuna (vedi Criscito, che non segnava da 10 anni). Oltre i limiti tecnici di alcuni elementi della rosa, il vero passo avanti decisivo che la Lazio deve fare, per il tanto agognato “salto di qualità“, è prima di tutto a livello mentale. Nei minuti finali delle partite l’ossigeno scarseggia. L’acido lattico nei muscoli abbonda e le forze vengono meno. Proprio in quel momento, con il cervello prima ancora che con le gambe e la tecnica, la grande squadra riesce a gestirsi al meglio, mentre quella piccola rischia di buttarsi via.

Per far sì che un ingiusto fischio contrario dell’arbitro non sia più interpretabile come alibi, ma solo come prova evidente di un risultato falsato, è imprescindibile non regalare nulla fino alla fine. Vedere il caso della Juventus contro il Real Madrid l’anno scorso. Preso atto di aver commesso tanti errori all’andata, la squadra di Allegri non ha concesso nulla al ritorno. Nemmeno un sospiro. Fu solo l’assurda decisione finale del giudice di gara a condannare i bianconeri. Nessun alibi. Ingiustizia pura.

Per poter arrivare a dire che ce la si è messa veramente tutta e solo un imponderabile casualità non ha permesso di raggiungere l’obiettivo, si deve fare il proprio dovere fino in fondo. È un utopia, chiaramente. Non è umanamente possibile dare sempre il 100% in ogni istante. La perfezione assoluta non esiste. Però bisogna comunque puntare ad arrivarci. Perché solo avvicinandocisi il più possibile, in caso di fallimento, si potranno contare più recriminazioni che rimpianti.

 

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1 anno fa

È quello che mi fa’ rabbia sempre all’ultimo minuto si fanno fare gol. Però fino alla fine sempre FORZA LAZIOOOOOOO ???

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1 anno fa

..perdere concentrazione. . (..poi vengono le stupidaggini..tipo quella di Patrick. .)..non crea mentalità da grande squadra…e’ ora di crescere..lazialotti del mio cuore…..!!!@

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