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Nostalgia Chinaglia

Lazio-Parma, il racconto di quel surreale 23 maggio 1999

Lazio-Parma 1998/1999

Lazio-Parma, una coppa europea da festeggiare e quello scudetto solo posticipato – di Alessandro Crescenzi

La storia della Lazio è stata sempre caratterizzata da momenti di gioia immensa e da dolori lancinanti, derivanti sconfitte sportive ed eventi tragici. Ma un giorno in particolare, più di ogni altro, rappresenta l’emblema della gioia mista alla sofferenza.

Una giornata in cui i due stati d’animo si fondono in uno solo, in una maniera talmente strana e difficilmente descrivibile. Quel giorno all’Olimpico di Roma si giocava un Lazio-Parma.

Con le radioline sintonizzate su Perugia-Milan

Il 23 maggio 1999, in una splendida giornata di primavera, il sole risplende sulle maglie celesti, bordate di nero dei giocatori della Lazio, di fronte le maglie gialloblù del Parma fanno da cornice a uno stadio pieno. La squadra si gioca lo scudetto, con la consapevolezza di averlo perduto quasi definitivamente la settimana prima, nella disgraziata trasferta a Firenze.

Nell’aria c’è silenzio, i cartelloni non danno i risultati delle altre partite (soprattutto quella del Milan impegnato a Perugia), ma sono tutti collegati con le radioline in attesa di notizie miracolose dal “Curi”.

Una partita dall’atmosfera surreale

Il Parma non ha più nulla da chiedere al campionato, anzi, la stagione ha portato la squadra di Malesani alla conquista della Coppa Italia e della Coppa Uefa. La Lazio gioca per la speranza, ma niente è semplice in queste situazioni e Buffon sembra insuperabile. Poco prima della mezz’ora del primo tempo, però, su una punizione perfetta di Mihajlovic, Salas interviene anticipando i difensori gialloblù e insacca per l’1-0 Lazio.

I biancocelesti terminano la prima frazione in vantaggio, ma le sensazioni sono strane e contrastanti: si spera aspettando buone nuove da Perugia, c’è sconforto perché all’impresa ci credono davvero in pochi e nessuno vuole iniziare la seconda frazione prima del fischio di inizio a Perugia.

Le emozioni sono tante e si rincorrono dentro e fuori il rettangolo di gioco: il Parma pareggia con un contropiede perfetto finalizzato da Vanoli, ma la Lazio con un’azione corale si riporta in vantaggio sempre con il solito Salas. Il gol è tanto bello quanto inutile, perché il Milan passa senza problemi a Perugia e infrange i sogni tricolore dei biancocelesti.

Le lacrime e il giro di campo con la Coppa delle Coppe

Al triplice fischio, lo stadio esprime tutta la propria gratitudine ai giocatori con degli applausi scroscianti. Nel silenzio del campo, all’aumentare dell’intensità dell’applauso, i volti dei giocatori si riempiono di lacrime sempre più copiose: la tristezza di un popolo intero è trasfigurata nelle facce dei ragazzi di Eriksson per un’impresa non riuscita per poco, troppo poco.

In quest’atmosfera di tristezza, Nesta – capitano vero – afferra la Coppa delle Coppe, conquistata pochi giorni prima nella magica notte di Birmingham, e come caricandosi tutto il popolo sulle spalle grida: “Vinceremo l’anno prossimo”.

Nessuno poteva pensare, in quel giorno di gioia e dolore, che l’anno successivo la situazione sarebbe stata praticamente la stessa. Ma in quel caso, le notizie inaspettate da Perugia sarebbero arrivate trasportate da un temporale improvviso e copioso. E le lacrime versate quel giorno sarebbero state, finalmente, solo lacrime di gioia.

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