Resta in contatto

Rubriche

Il Tacco di Socrates: sul caso Orsato e le differenze con Essi

Laziali e romanisti agli antipodi per i differenti modi di rapportarsi alla realtà. Eccessi di consapevolezza contro dimensioni oniriche.

Di Sandro Di Loreto

È um modo di essere, è un modo di vivere, è un modo di sentire.

Laziale e Romanista sono tra loro agli antipodi, per consumare un’altra delle classiche dicotomie di cui è piena vita. Eros e Thanatos, il bene e il male, il giorno e la notte e così via.

Ci chiediamo spesso dove sia la verità e, come sempre, banale forse, la verità è nel mezzo.

Domenica il romanista si scaglia contro Orsato, reo, incredibile ma vero, di aver assegnato un calcio di rigore. Un atteggiamento in linea con lo psicologico malessere giallorosso che non riesce ad accettare la realtá che fa male e per questo si rifugia in realtà parallele, costruite su misura per non soffrire.

In questa dimensione onirica non c’è posto per l’errore di Veretout, per lo sterile giocare senza tirare in porta, per l’incapacità atavica di battere le grandi squadre, per l’essere la prima squadra ad aver perso 10 volte in casa della Juventus nel nuovo stadio.
Il laziale avrebbe, di contro, vissuto tutto questo dimenticando o trascurando Orsato, per concentrarsi sull’errore dal dischetto e criticare chi l’ha sbagliato, sul sarrismo che non funziona e cosí via.

Ritengo il nostro atteggiamento il più corretto (ci mancherebbe, sono laziale!), nella consapevolezza, però, che ci rende più vulnerabili e meno compatti.

Il nostro essere ci divide, apre brecce dove gli altri si insinuano per ferirci, apre spazi che gli altri occupano per tentare di spazzarci via a poco a poco. Ci rende sofisticati, ci rende distanti, ci rende ostili.

Volete un esempio?
Correva la stagione 2017-2018 e la Lazio è straziata da una sequela di nefandezze arbitrali incredibili di cui il gol di mano di Cutrone a Milano e il mancato rigore con successiva espulsione di Immobile contro il Torino ne rappresentano solo l’apoteosi.

Finiamo al quarto posto a pari punti (72) con l’Inter, ma, per gli scontri diretti, non andiamo in Champions League.

Ebbene noi non ci scagliamo compatti contro tutto questo, non ci incazziamo, non inondiamo i media con le nostre ragioni, perché il vero colpevole per noi è…Caicedo che sbaglia un gol a Crotone!

Probabilmente sarebbe più giusto lasciar perdere gli Orsato e abbracciare i Veretout, perché può succedere di sbagliare. Sarebbe più degno pensare a cosa fare affinché la prossima volta si possa fallire dal dischetto e vincere 3-1 perché sei forte davvero, non nelle realtá virtuali che tali sono e che per questo…non esistono.

 

6 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
6 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Advertisement

I MITI BIANCOCELESTI

Il leader carismatico della squadra che regalò ai tifosi il primo scudetto nel 1974

Giorgio Chinaglia

Il simbolo della Lazio. Un gol dopo l'altro, una prodezza dopo l'altra

Giuseppe Signori

Advertisement

Altro da Rubriche