La rubrica diversamente diplomatica oggi affronta i problemi di cuore che accompagnano l’avvicinamento a Lazio – Inter.
Di Micaela Monterosso
Lāavvicinamento a āquella partitaā porta con sĆ© tutta una serie di sentimenti più o meno intensi. Per me, che sono stata una vedova di Simone fino allāaltro ieri, ma anche per chi ha sempre ostentato una discreta indifferenza.
Non starò qui ad elencare i motivi per i quali Simone Inzaghi non va fischiato o insultato, non farò neppure lāopposto. Provo solo a cambiare la prospettiva e a vedere La Partita con un occhio il più obiettivo possibile.
Come tutti, o quasi, allāuscita del calendario ho pensato al 16 ottobre come il giorno del ritorno. Per scelta (non mia) non guarderò la partita. Non vedrò Simone allāOlimpico con quel serpente sulla giacca. Non sarò lƬ nĆ© a fischiare nĆ© ad applaudire. Dire che mi lascia indifferente sarebbe disonesto. FarĆ male, uh se farĆ male. Ma Sarri non se lo merita. Non ĆØ giusto trattare il nuovo allenatore come un ripiego del vecchio. Dare troppa importanza a chi non cāĆØ più (e che non mi pare stia soffrendo) ĆØ un errore che non possiamo permetterci di fare. Simone fa parte del passato, glorioso sƬ, ma sempre di passato si parla.
Fare il bene della Lazio ĆØ il nostro unico compito; come giornalisti e come tifosi. Idolatrare ancora Simone non ĆØ il bene della Lazio. Sarebbe come dire a Maurizio Sarri: āSƬ, siamo contenti che ci sei tu, ma se tornasse Simone ce lo riprenderemo domani mattinaā. E no. Non mi pare proprio cosa giusta. Ho detto che non guarderò la partita, ma so benissimo che sto mentendo a me stessa e a voi (oddio, non ho visto nemmeno il derby, quindi crocifiggetemi pure in sala mensa), un pezzettino⦠magari⦠ma non sono dāaccordo nĆ© con chi pensa di omaggiarlo, nĆ© con chi vuole fischiarlo. Quando una storia dāamore cosƬ finisce, bisogna cercare di tenerci strette le cose belle, lasciare andare tutto ciò che rovina unāimmagine bellissima come quella che ci ha lasciato, e che noi abbiamo lasciato a lui (insieme alle bistecche della macelleria dei Parioli) e andare avanti. Il cordone che ci lega va tagliato. Non fa bene a noi, non fa bene a lui e – soprattutto – non fa bene alla Lazio.



Onore a Simone Inzaghi per tutti gli ottimi risultati ottenuti con la Lazio (3 coppe e la qualificazione in Champions League), ma netto e motivato risentimento per la maniera davvero poco limpida e leale con cui ĆØ entrato volontariamente nella schiera dei “fuggiaschi” come Hernanes, Candreva, Keita, De Vrij, Correa e aggiungiamoci pure Kolarov, allettati dalla chimera di risultati strabilianti con l’Inter.
Quindi?