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Gabriele Paparelli: “Non siamo mai riusciti a convivere con quello che è successo”

La dedica a Paparelli a quasi 40 anni dalla sua scomparsa

A pochi giorni dal 40° anniversario della morte di Vincenzo Paparelli, il figlio Gabriele ha rilasciato un’intervista a La7 per parlarne.

Il 28 ottobre 1979 è una data che difficilmente i laziali scorderanno. Una tragedia colpì la tifoseria e una famiglia in particolare. La morte di Vincenzo Paparelli, ancora oggi, a quaranta anni di distanza, è una ferita profonda, mai rimarginata, del calcio italiano.

Il figlio Gabriele è stato intervistato oggi su La7. Ha ricordato quel giorno e quanto la sua vita sia drammaticamente cambiata di lì in avanti.

“Perdere un padre a 8 anni significa perdere un punto di riferimento della tua vita, ti stravolge l’esistenza. Mio padre era una persona fantastica. Eravamo una famiglia felice, allegra, genuina. Lui dava tutte le attenzione alla famiglia, ai figli, al lavoro. Aveva la forte passione per la Lazio. Mi si è sconvolta la vita in poche ore: quel giorno sono stato obbligato a crescere”.

Il ricordo di quella giornata è indelebilmente impresso nella sua memoria.

“Ho saputo di quello che era successo solo la sera. Anche se avevo solo 8 anni e i miei familiari avevano fatto di tutto per farmi svagare, portandomi alle giostre, avevo captato qualcosa. Intravidi il telegiornale in un bar e subito mi trascinarono via. Mi dicevo: ‘Possibile che tra tante persone sia successo qualcosa proprio a mio padre?’. Non ci doveva nemmeno andare a quella partita. Eravamo una famiglia molto unita, la domenica ci ritrovavamo nel nostro paese, a Valmontone. Quel giorno pioveva, poi è uscito sole, come uno scherzo del destino. Lui non ha resistito e decise di andare. Volevo accompagnarlo, ma mi disse di no perché era un derby e poteva succedere qualcosa di pericoloso. Mi promise che mi ci avrebbe portato la prossima volta. La sto ancora aspettando”.

La morte di Paparelli, secondo il figlio Gabriele, ha cambiato il volto del calcio italiano. Ha rotto qualche ingranaggio nella mente dei tifosi.

“Sono partiti 3 razzi dalla Curva Sud, il primo è andato fuori l’Olimpico, mentre il secondo l’ha colpito. Mia madre gli ha detto: ‘Vincè, senti cosa sta succedendo?’. Ma non ha fatto in tempo a finire la frase che il secondo razzo l’ha centrato nell’occhio. Mamma d’istinto ha cercato di toglierlo e per questo si è ferita, ma non è niente in confronto alla ferita che le ha lasciato per tutta la vita quel giorno. Lì si è rotto un ingranaggio che tanti tifosi possedevano. Una sicurezza che li legava allo sport, fatto di sani principi, competizione. In quel periodo uno tutto si aspettava piuttosto che morire allo stadio”.

Gli insulti

Oltre la disperazione per il dramma, negli anni la famiglia ha dovuto subire anche l’onta dello sbeffeggio. Rabbia e frustrazione che si sono sommate nel vedere che gli autori di vergognosi cori e insulti nemmeno sapessero di chi o cosa stessero parlando.

“Non siamo mai riusciti a convivere con quello che è successo, non ci hanno permesso di superare la cosa. Negli anni siamo diventati un bersaglio. Ancora oggi ci sono migliaia di scritte per Roma: ’10 100 1000 Paparelli’, ‘Paparelli te stai a perde i tempi belli’. A 16 anni giravo con il motorino e mi portavo sempre una bomboletta spray sotto la sella, per cancellarle. Lo facevo per nasconderle a mia madre. Per lei era un trauma vederle: la sua giornata era finita quando leggeva quelle frasi”.

“Oggi provo più disperazione che rabbia. Quella c’era in adolescenza. Crescendo ho capito che molti di quelli che scrivono e cantavano cori non sanno neanche chi fosse Paparelli. Ho cercato di farglielo capire negli anni e continuiamo a provarci, ma non ci siamo ancora riusciti del tutto. Fortunatamente la tifoseria laziale è sempre stata vicina a me e a tutta la mia famiglia. Sono un tifoso sfegatato della Lazio, ma ho la fobia dello stadio. Ci sono andato pochissime volte. Mi espongo per far capire che quello che ci hanno fatto. Cantando e scrivendo quelle cose hanno solo ferito la mia famiglia e i tifosi laziali, che considero una seconda famiglia. Il calcio va vissuto con la dolcezza e la purezza che c’è negli occhi di mia figlia quando la porto allo stadio, che vive con gioia la semplicità di vedere una bandiera sventolare”.

 

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1 anno fa

Campi Di Concentramento A Chi Ancora Canta Quel Ignobile Coro

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1 anno fa

Come mai in questo titolo non si accenna alla Roma e suoi tifosi come fanno da sempre con ogni scusa???

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1 anno fa

A MEMORIA

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1 anno fa

Ho visto il figlio in tv, mi ha commosso. Sono passati 40 anni da quell’orrendo omicidio e non si può dimenticare

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1 anno fa

Assurdo!… ?

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1 anno fa

Ho visto ❤

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1 anno fa

Ero li a pochi metri

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1 anno fa

❤?

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1 anno fa

??

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1 anno fa

Io li odio per questo perché gente che sa di ferire la famiglia e continuano……

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1 anno fa

Non riesco anzi non voglio ricordare lo scempio il terrore la paura il sangue non riesco…. E da lì partì il vero disprezzo per loro?

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1 anno fa

Ero a 10 metri da lui..una domenica atroce!?

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1 anno fa

Una tragedia che non possiamo e vogliamo dimenticare c’è da dire che loro nel tempo hanno perseverato macchiandosi di gesti ignobili di cui vanno fieri mah ?? SfL

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1 anno fa

Povero Vincenzo

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1 anno fa

Quel giorno ero allo stadio e da quel giorno non ho più avuto voglia di vedere un derby allo stadio.

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1 anno fa

?

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