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La Lazio è un punching ball. Ecco perché ho un sogno

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La Lazio è sotto assedio da sempre, ma negli ultimi anni mi sembra che il fenomeno si sia aggravato. Ho un sogno allora…

Ho sempre paragonato la Lazio a Vito Antuofermo, forse il più grande incassatore del pugilato della storia della boxe. Prendeva cazzotti da tutte le parti eppure restava in piedi, resiliente come nessuno. E quando usciva dall’assedio, colpiva e faceva male.

La Lazio e quell’hashtag #punchinballazio

Ecco, quell’hashtag “#punchinballazio” nasce da questo: la Lazio sotto assedio è da sempre, è proprio nella sua storia, ma negli ultimi anni mi sembra che il fenomeno si sia aggravato, a partire dal rapporto conflittuale con gli arbitri e da quello sempre controverso con i media, per finire alla Sfortuna con la “s” maiuscola.

Quando arrivavano i cazzotti cattivi, Antuofermo si chiudeva a riccio, sapeva difendersi. La Lazio no. Lo slogan nell’ambiente biancoceleste è “divisi alla meta”. Verrebbe naturale, di fronte agli attacchi e – soprattutto – alle ingiustizie, compattarsi, farsi forza l’un l’altro per aiutarsi e resistere uniti all’assedio. E invece no, qui succede esattamente il contrario. Ci si divide da anni in lotitiani e antilotitiani, tra non-antilotitiani e non-così-lotitiani… categorie e sottocategorie, tutto utile a dividersi, facendo felice chi proprio su questo punta. Avversari e nemici godono di questa frammentazione dell’ambiente e della tifoseria laziali, è l’ideale per il loro “gioco”. Infieriscono sorridenti, diabolici. Ma il laziale in questo è ostinato, è proverbiale il fatto che non si sappia godere i momenti belli – e ce ne sono stati tanti anche nella contestata gestione Lotito – e nei momenti cupi si scateni quasi sadico nella contestazione globale. Ho sempre colto il lato ironico di tutto questo, ma certe volte si esagera con il pessimismo cosmico, con la polemica a tutti i costi, con la critica cattiva, degna di argomenti meno leggeri del calcio.

Personalmente non ho mai capito perché l’antipatia o la critica anche feroce nei confronti di un presidente debba condizionare la passione per la maglia, per la squadra, per questi colori. Me lo chiedo da anni, risposte convincenti non ne ho trovate. Credo da sempre che si debba criticare quando le cose vengono fatte male o si sbagliano, e che si debba elogiare quando invece si notano cose belle e positive. Sembra un esercizio normale, invece nel mondo biancoceleste è una chimera. Bisogna schierarsi, a tutti i costi. O sei pro o sei contro. Non si tifa più per la squadra, ma per le proprie ragioni, quando non addirittura per i propri interessi. Questo sito appena nato, invece, è solo pro Lazio. Punto. In nome di questo è nato, per dare informazioni e raccogliere le idee dei tifosi. Sempre con civiltà e rispetto. Ma ragionando con il “pro”, sempre.

Sarebbe fantastico restare tutti uniti. Ecco perché ho un sogno

Il momento è negativo. Le colpe – anche per questi mille infortuni che stanno chiaramente condizionando i risultati – sono da dividere tra società, staff tecnico, staff medico e qualche giocatore che non si sta esprimendo ai suoi livelli. Non manca l’impegno da parte di tutti, quello no, e i tifosi credo debbano apprezzarlo. Ma ci sarà tempo per approfondire tutto. Adesso, in un periodo così, alla vigilia di partite decisive per la stagione della Lazio, sarebbe normalmente fantastico restare compatti al fianco della Squadra. Inzaghi e i giocatori hanno bisogno del sostegno della gente biancoceleste, che nei momenti di difficoltà sapeva amare la Lazio come nessuno. Uso l’imperfetto perché in questo caos, io non lo so più. In questa negatività totale nonostante le mille emozioni – nel bene e nel male, è il calcio – che la squadra sa regalare, io non lo so più.

Ho un sogno, allora: che al di là delle idee che ognuno è libero di avere e di esprimere – figuriamoci, vivo di libertà – sulla società e su chi la guida, ci si possa schierare di nuovo, sì, ma accanto alla squadra. Un abbraccio collettivo tipo quelli che si fanno in campo prima delle partite, ma stavolta tra tifosi – tutti, non solo la Nord che c’è sempre – e tecnici e giocatori e l’intero mondo Lazio. Abbracciare Ciro e Marco e Francesco e Senad e Sergej e Stefan e Thomas e gli altri con lo sguardo scintillante sussurrando solo tre parole, ma che fanno tutta la differenza del mondo: “Siamo con voi”. E allora niente e nessuno può fare paura, né il Milan di Piatek né la Roma di zaniolozaniolozaniolozaniolo. Né – perfino – quella signora brutta e cattiva chiamata Sfortuna.

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Commento da FacebookGiulio CardoneAntonioAtaru Recent comment authors
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Antonio
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Antonio

Come darti torto, è tutto vero e bello quello che dici però non mi sembra applicabile proprio per le problematiche che hai elencato. Ci sarà sempre qualcuno che va da un’altra parte. Io muoio dalla voglia di vivere la partita dallo stadio ma il mio lavoro mi porta lontano da casa e dalla famiglia circa 9 mesi l’anno e quei pochi giorni li dedico a loro. Continuo a seguire la Lazio da lontano solo contro altri tre colleghi che non sono come noi e la soddisfazione di vederli soffrire è fantastica. Grazie per la pazienza che mi hai dedicato.

Ataru
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Ataru

In becco all’aquila

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Mi ha fatto piacere leggere queste parole. Che esprimono un pensiero che è anche il mio innamorato di Lazio da quando il mio amato nonno mi portò per la prima volta allo stadio. Grazie a Cardone con cui concordo pienamente. FORZA LAZIO CARICA SEMPRE

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ragionare cosi non vuol dire accontentarsi ma stare vicino e proteggere?daye ss lazio 1900

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Purtroppo questo avviene non dagli estranei ma dagli stessi Laziali!!Vergognatevi

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