Giuseppe Cruciani ha affidato alle pagine de Il Tempo una lunga riflessione sul delicato momento che sta attraversando la Lazio. Il noto giornalista e tifoso biancoceleste ha affrontato diversi argomenti, dalla gestione del presidente Claudio Lotito al rapporto con la tifoseria, passando per le difficoltà emerse negli ultimi anni e le prospettive sportive della società.
La lettera di Cruciani
In apertura, Cruciani ha voluto chiarire la propria posizione nei confronti della proprietà: “Caro Direttore, parto da una premessa onesta: io non sono mai stato un antilotitiano di professione”. Il conduttore ha ribadito di non condividere l’idea che siano i tifosi a determinare il destino di una società e ha condannato qualsiasi forma di intimidazione o violenza. “Se uno vuole davvero costringere Lotito a vendere, la cosa più sbagliata da fare è ricorrere a insulti e aggressioni”, ha sottolineato, spiegando anche di non aver mai aderito a manifesti o iniziative organizzate contro la presidenza.
Pur riconoscendo i meriti della gestione Lotito nel lungo periodo, Cruciani evidenzia come il modello societario stia mostrando alcuni limiti. A suo giudizio, la Lazio ha mantenuto negli anni una buona stabilità economica e risultati spesso superiori alle aspettative, ma negli ultimi tempi sono emerse criticità significative. “Negli ultimi due anni, però, gli errori ci sono stati, ed errori importanti. Probabilmente serve una struttura manageriale e sportiva più solida”, afferma.
Secondo il giornalista, uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l’assenza di una prospettiva capace di alimentare l’entusiasmo della tifoseria. “Il punto è che oggi Lotito non offre ai tifosi una prospettiva”, osserva, sottolineando come il progressivo allontanamento del pubblico possa rappresentare un problema molto serio per il club. Per questo motivo ritiene necessario che la società torni a proporre un progetto ambizioso e riconoscibile: “Deve tornare a offrire un sogno, una visione. Qualcosa che, in questo momento, non si vede”.
Cruciani sulla protesta dei tifosi della Lazio
Cruciani si è soffermato anche sulla contestazione in corso, definendola una forma di dissenso pacifica e legittima. “Finché resta pacifica, è legittima. Anzi, oggi la definirei quasi una protesta gandhiana”, ha dichiarato. A suo parere, il malcontento non riguarda più soltanto i gruppi organizzati, ma coinvolge una parte molto ampia della tifoseria, manifestandosi soprattutto attraverso il disimpegno e il mancato sostegno economico.
Sul piano sportivo, il conduttore invita comunque a mantenere una valutazione realistica del livello del club. “I tifosi però devono anche rendersi conto di una cosa: la Lazio non è una squadra di prima fascia del campionato italiano, è una di seconda fascia”, sostiene, ricordando che il percorso verso la qualificazione in Champions League non può essere considerato un traguardo scontato ogni stagione.
L’aspetto che suscita le maggiori perplessità, però, riguarda il processo decisionale all’interno della società. Cruciani critica infatti una struttura nella quale il peso dell’allenatore nelle scelte di mercato appare limitato. “Ma la cosa che più mi spaventa è un’altra: questa impostazione per cui è la società a decidere gli acquisti e l’allenatore è sempre messo in secondo piano”, afferma.
La sua analisi si conclude con una riflessione sul cambiamento del calcio moderno e sull’attrattiva della Lazio rispetto al passato: “Una volta andare alla Lazio era un punto d’arrivo. Oggi, in un calcio profondamente cambiato, lo è molto meno. E questa gestione, chiamiamola pure primitiva ed essenziale, poco contemporanea, comincia davvero a mostrare la corda”. Un giudizio netto che fotografa le preoccupazioni di una parte della tifoseria biancoceleste in un momento particolarmente delicato della storia recente del club.



Con Lotito, cari Cruciani, datti ai funghi allucinogeni per le visioni.