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Parola ai tifosi

Quanto è difficile giocare in una grande squadra italiana per un giovane del vivaio?

Quanti giocatori provenienti dai vivai negli ultimi anni si sono affermati nelle grandi di Serie A? E con quali prospettive?

Di Fabrizio Parascani

Nel nostro campionato è molto difficile per un giovane calciatore riuscire ad affermarsi in una grande squadra. Questo perchè molto spesso non riesce a trovare spazio e gli vengono preferiti giocatori più esperti. Nelle principali club italiani la perenne necessità del risultato e una scarsa abitudine ad impiegare i giovani non permettono ai ragazzi della primavera di avere il tempo e la fiducia necessaria per maturare al fianco dei grandi campioni. Perciò, dopo aver concluso il percorso nelle giovanili, la maggior partecomincia a girovagare nelle serie minori. E anche così restano comunque pochi quelli che riescono ad avere lo spazio necessario per crescere.

Se analizziamo le sette rose più importanti del nostro campionato ci accorgiamo come nei 17-18 atleti che giocano stabilmente è molto raro trovare ragazzi provenienti dalle giovanili con un minutaggio degno di nota.

Nella Juventus nessuno del vivaio gioca in prima squadra, eccetto Moise Kean rientrato in estate a Torino dopo anni all’estero. Molti sono invece i profili girati in prestito a mezza Italia. I classe 2002 Niccolò Fagioli, ora alla Cremonese, e Dragusin, alla Sampdoria. I 2001 Rovella e Ranocchia, rispettivamente al Genoa e al Vicenza, e il 2000 Portanova, anche lui ai grifoni.

Diversa la situazione a Milano. Il Milan negli ultimi anni ha portato in prima squadra parecchi ragazzi. Davide Calabria milita ancora tra i rossoneri, mentre altri come Manuel Locatelli, Matteo Pessina e Patrick Cutrone hanno trovato fortuna altrove. Senza dimenticare lo spinoso caso estivo dell’addio di Donnaruma, che in A con i diavoli aveva esordito addirittura a sedici anni. Gigio, ora al PSG, non sta però trovando lo stesso spazio dei centrocampisti azzurri, uno passato in estate alla Juventus, dopo aver trascorso tre anni al Sassuolo di De Zerbi, l’altro perno dell’Atalanta. Anche il ventitreenne centravanti nel 2017 era partito alla grande al Milan. Poi negli anni ha cambiato diverse squadre, senza mai avere la giusta continuità. Prima l’esperienza in Inghilterra al Wolverhampton e dopo un sequenza di prestiti tra Fiorentina, Valencia e, attualmente, Empoli.

Sempre dalla primavera rossonera vengono Tommaso Pobega (’99 ), finito quest’anno al Torino, a titolo temporaneo, dopo aver trascorso l’ultima stagione allo Spezia, e Lorenzo Colombo (’02), da gennaio scorso in forza prima alla Cremonese e ora alla Spal. Stabilmente in prima squadra ci sono poi il terzo portiere Plizzari (’00) e Daniel Maldini (’01) trequartista, figlio di Paolo, che ha già esordito e trovato il suo primo goal in serie A.

In casa Inter l’unico prodotto del vivaio è Dimarco. Il difensore è tornato alla base in estate dopo un biennio all’Hellas Verona dove, con Mister Juric, ha potuto giocare con maggiore continuità. Simone Inzaghi già dal ritiro estivo gli ha voluto concedere una possibilità come alternativa a sinistra a Perisic. Ma il suo resta un caso unico.

E dire che negli anni passati il club nerazzurro ha scoperto tanti talenti. Oltre al sempre discusso Balotelli, si ricordano Santon, Biraghi, Duncan, Benassi, Donati, Destro, Bardi, Caldirola. Tutti però hanno trovato consacrazione, in Italia o all’estero, lontano dalla Pinetina. In prospettiva futura potrebbero aver maggior fortuna il classe ’99 Pinamonti, oggi all’ Empoli o il ’01 Salcedo, allo Spezia. Di un anno più giovani ci sono ancora i vari Zugaro alla Virtus Verona, Lorenzo Pirola al Monza e Lucian Agoume al Brest. Tutti di proprietà dell’Inter, come lo era Nicolò Zaniolo, il più grande rimpianto degli ultimi anni, ceduto alla Roma nell’operazione Nainggolan.

Nella Capitale, sponda Lazio, giocano Danilo Cataldi e Strakosha, entrambi cresciuti nel vivaio biancoceleste. Altri ragazzi usciti dalla primavera biancoceleste sono stati Lorenzo De Silvestri e Marco Davide Faraoni e, in anni più recenti, Keita Balde, Alessandro Murgia, Luca Crecco, Simone Palombi, Alessandro Rossi, Mamadou Tounkara, Joseph Minala, Niccolò Armini, Guido Guerrieri e Alessandro Berardi. Molti navigano tra Serie B, C e D. A parte i primi due, che oramai la loro carriera l’hanno già avviata da tempo, l’unico ad aver in parte rispettato le promesse è l’ala senegalese del Cagliari.
In prospettiva futura si parla molto bene di alcuni ragazzi della squadra di Calori come i ’02 Bertini e Furlanetto. Il primo ha avuto la possibilità di svolgere il ritiro di Auronzo con i grandi agli ordini di Mister Sarri, l’altro è inserito in lista come terzo portiere.

In casa Roma gioca in prima squadra Lorenzo Pellegrini nato e cresciuto a Trigoria. Dopo un biennio a farsi le ossa a Sassuolo è tornato alla base e si è anche preso i gradi di capitano. Eredità importante dopo Totti, De Rossi e Florenzi.
Negli ultimi anni i giallorossi hanno portato tanti ragazzi nel professionismo per esempio: Politano, Caprari, Luca Pellegrini, Scamacca militano tutti nel massimo campionato, anche se a nessuno è stata data la possibilità di affermarsi all’ombra del Colosseo. In prospettiva ci sono il ’01 Darboe e i ’02 Zaleski e Calafiori. Ai quali si è aggiunto di prepotenza Felix, dopo la doppietta contro il Genoa.

L’Atalanta storicamente ha sempre avuto una tradizione prolifica nel formare nuove leve. Kessie, Gagliardini, Conti, Caldara, Sportiello, Consigli, Bastoni e Melegoni sono gli ultimi in ordine di tempo e molti altri ce ne sarebbero da elencare. I prossimi potrebbero essere Zortea, già però ventiduenne che, con il compagno di squadra Ruggieri (’02), stanno cercando di aiutare la Salernitana nella difficile lotta salvezza di quest’anno. Sono invece rimasti in prima squadra a Bergamo Piccoli (’01) e Scalvini (’03) e hanno anche collezionato qualche presenza.

A Napoli l’unico figlio del Vesuvio in rosa è il capitano Lorenzo Insigne. E, per altro, è in scadenza di contratto.
Potrebbero raccoglierne l’eredità tra qualche tempo Marfella (’99), oggi terzo portiere, il difensore Zanoli o il centrocampista Gaetano. Entrambi del 2000 oggi sono in prestito alla Cremonese in Serie B, ma torneranno a giugno.

Da questa analisi emerge che le squadre di vertice italiane preferiscono affidarsi a calciatori più esperti, piuttosto che dar fiducia da subito ai propri talenti fatti in casa. L’eccezione è l’Atalanta, salita alla ribalta delle grandi però solo in anni recenti. Il Milan ha provato ad invertire la tendenza mentre la Juventus ha preferito creare – unica nel nostro paese – una seconda squadra, iscritta alla Lega Pro, dove far crescere i propri Under 23. Una strada che permette di far confrontare i giovani con un campionato probante per farli crescere tecnicamente e caratterialmente.

Questo per alcuni di loro potrebbe essere d’aiuto per superare il grande scalino attualmente presente tra il campionato primavera e il calcio professionistico. Così come sarebbero necessari maggiori investimenti delle società negli impianti di allenamento delle squadre giovanili e una maggiore attenzione alla crescita dei ragazzi rispetto al risultato fine a se stesso. Tutte queste modifiche dovrebbero dare dei benefici alle grandi del nostro campionato e portare tanti ragazzi giovani in prima squadra senza spendere cifre esorbitanti. Questi cambiamenti potrebbero evitare come spesso accade di spendere milioni per giocatori stranieri, molti dei quali senza un grande pedigree.

Quanto detto dovrebbe poi essere accompagnato da alcune riforme necessarie per rendere più efficiente il nostro sistema calcio. Per esempio impedendo l’acquisizione di calciatori stranieri da parte delle nostre squadre in assenza di buon curriculum calcistico, come accade in Inghilterra, dove sono richieste un certo numero di presenze nella propria nazionale per approdare nel campionato inglese. Tale modifica dovrebbe valere sia per la prima squadra sia per le squadre giovanili e dovrebbe permettere al calcio italiano di rendere i propri giovani un asset economico importante e magari allevare in casa i campioni del domani quasi a costo zero.

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