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Repubblica, intervista ad Acerbi: “Il cancro mi ha salvato”

Lazio, Francesco Acerbi

Sulle colonne sportive di Repubblica oggi c’è un’intervista a Francesco Acerbi che si racconta, mostra il suo carattere e parla della sua vita.

Colonna imprescindibile nello schieramento della Lazio di Inzaghi, Francesco Acerbi è esempio di caparbietà e voglia di non arrendersi mai. Il suo carattere, la sua vita, la malattia e il lato umano del calciatore e dell’uomo che vi è dietro, raccontate stamattina in un’intervista su Repubblica.

Oggi il numero 33 biancoceleste sta vivendo la sua “terza vita“. La prima è finita nell’estate del 2013, quando gli hanno diagnosticato un tumore al testicolo sinistro. “Ho smesso di avere paura sei anni fa – dice – Se quella roba ritorna, la affronto di nuovo“. L’arrivo in Nazionale e la conquista sul campo di un posto da titolare a quasi 32 anni ha concluso il secondo cerchio della sua esistenza.

“Credo di essere una persona solitaria. È complicato starmi accanto e penso che la colpa sia soltanto mia”.

Questo l’incipit del ritratto di un calciatore anomalo. Anzi, come ha voluto definirsi lui stesso, “di un uomo sbagliato“. Il momento più buio della sua vita è stato quando ha perso il padre, un anno prima di scoprire la malattia. Per questo dice:

“Il cancro mi ha salvato. Perché mi ha dato di nuovo qualcosa per cui lottare”.

Proprio il papà, racconta Ace, gli ha trasmesso tenacia e ambizione. La sua perdita è stata drammatica.

“Dopo la sua morte ho toccato il fondo e mi sono messo a bere. Non sapevo più giocare”.

Ora, invece, crede che la malattia lo abbia addirittura migliorato, cancellando rimorsi e rimpianti. Ha smesso di illudersi e ha fissato i suoi nuovi obiettivi. Voleva la Nazionale e se l’è presa. E ora:

“In campo fino a 38 anni, qualche soddisfazione da togliermi con la Lazio, poi la panchina. Farò l’allenatore”.

 

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9 mesi fa

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9 mesi fa

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9 mesi fa

Uomo vero grande 11 come lui e problemi non ce ne sarebbero

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9 mesi fa

Tu sei davvero un leone non ti arrendi mai e sei l esempio degli altri che come te scendono in campo

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