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Parola ai tifosi

Lazio – Roma, parola ai tifosi: “La differenza tra me e te”

Lazio - Roma, Curva Nord

Noi laziali siamo diversi da tutti gli altri. Lo sappiamo da quando siamo nati. Siamo diversi dagli altri, ma soprattutto da “inquelli”

– di Alessandro Sicari

Noi laziali siamo diversi da tutti gli altri. Lo sappiamo da quando siamo nati. E il nostro destino è stato chiaro dal momento esatto in cui abbiamo cominciato a capire che avremmo tifato questi colori. Siamo diversi dagli altri, ma soprattutto da “inquelli”.

È una differenza che ha a certamente a che fare col calcio, non c’è alcun dubbio. Ma in fin dei conti è una diversità molto più profonda. Oserei dire che è di natura antropologica, forse addirittura spirituale.

La differenza tra me e te è che noi abbiamo una carta d’identità chiara: siamo nati in Roma il 9 gennaio 1900. Tu ancora ne stai discutendo: forse giugno, forse luglio, chissà quando e dove… Noi siamo nati a Piazza della Libertà, tu non lo ricordi benissimo. Noi abbiamo i colori del cielo, degni delle altezze del nostro simbolo. Tu quelli delle viscere, delle parti meno nobili del corpo.

Noi esultiamo per le nostre vittorie – e negli ultimi dieci anni le occasioni sono state diverse. Tu esulti a prescindere – di solito in agosto, col campionato ancora da iniziare – sulle pagine dei giornali.

Noi vinciamo i trofei, quelli veri. Tu i bonsai estivi. Ma non te la prendere se ti prendiamo in giro: è così. Noi rivendichiamo coppe europee, quelle vere. Perché nell’anno del nostro centenario eravamo la prima squadra d’Italia, d’Europa, del mondo. Tu speri che la Coppa delle Fiere sia un trofeo riconosciuto, anche se al massimo risulta valida negli almanacchi stilati da www.asromaaadajeao’.org.

Noi, quando esultiamo, non riduciamo la città a un teatrino del ridicolo. Tu ti lasci spesso andare a esultanze smodate, con tuffi presidenziali nelle fontane storiche di Roma senza motivi reali.

I nostri giocatori quando diventano della Lazio rimangono solitamente ragazzi normali. I tuoi dal momento in cui varcano le porte di Trigoria assumono i tratti del coattismo purissimo: e giù di doppio taglio, comportamento arrogante senza alcun evidente merito, dentro e fuori dal campo, “Daje-Roma-daje”, parlata-sbiascicata, spesso mista a idioma straniero (“fidate-de-me” docet), “aoooo” lanciati da bulletti. Come se le porte di Trigoria nascondessero poteri forieri di un coattismo-romanista unico nel suo genere.

La differenza tra me e te è che noi siamo abituati a crescere indipendenti e liberi: a scuola, nelle comitive, al lavoro. Siamo nati a piazza della libertà. Tu hai sempre qualcuno a proteggerti, nel piccolo e nel grande, sempre. Noi tifiamo la Lazio, tu la Roma ma anche un po’ il Boca Juniors. Noi amiamo la sobrietà, a te fanno impazzire i-furmini-su-a-maja.

Noi mostriamo i nostri simboli normalmente, tu hai quasi una naturale predisposizione all’ostentazione selvaggia: er-telo-da-mare e le ciavatte giallorosse in spiaggia, erbruco™-in-maghena e a-tuta-dea-roma pure al ristorante. Er-borsello-a-tracolla e poi ancora bracciali, collanine, canotte e accappatoi allo stadio. Noi utilizziamo di solito un volume di voce normale. Tu un paio di tacche sopra la media.

Noi compriamo i giocatori e attendiamo prima di giudicarli – nel bene e nel male. Tu accogli a Fiumicino campioni che di solito rimangono tali fino all’uscita dal Terminal C.

La differenza tra me e te è che te vinci i derby che non valgono nulla, noi quelli che contano un trofeo – vero, storico e memorabile. Memorabile per me. Ma forse ancor di più per te.

La differenza tra me e te sta in queste e in mille altre cose. La vediamo ogni giorno e in cento occasioni storiche. La differenza tra me e te è nella nostra storia.

La differenza tra me e te è che tu non sarai mai come noi. E in cuor tuo lo sai.

 

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