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Milan-Lazio, il 24 aprile è arrivato: deve essere il giorno del riscatto

Milan - Lazio, Castillejo: "Non sarà facile, ma daremo tutto per vincere"

Milan-Lazio, è il giorno del riscatto. Noi tifosi vogliamo vedere solo una cosa in campo: sudore, sangue negli occhi, rabbia e cattiveria agonistica – di Alessandro Sicari

Il 24 aprile è arrivato. Lo abbiamo atteso come se fossimo dei bambini che aspettano un altro 24, quello della Vigilia di Natale. Con uno spirito diverso, certo, ma oggi è arrivato. È il giorno del riscatto, in cui noi tifosi vogliamo vedere solo una cosa in campo: sudore, sangue negli occhi, rabbia e tanta cattiveria agonistica.

Vorremmo quasi scendere noi in campo a dimostrare cosa si può fare per amore di questa maglia e per onorarla. Per far capire ai giocatori del Milan che il nostro simbolo non si tocca, non si sbeffeggia. Che a ogni azione corrisponde una reazione, quella che oggi vogliamo vedere.  C’è l’onta di uno sberleffo personale e collettivo.

C’è il gesto che avrebbe dovuto far vergognare chi lo ha fatto più che chi lo ha visto fare. Ma c’è. E vorremmo che i giocatori avessero la nostra stessa memoria. Sono passati dieci giorni. Quanto basta per scendere in campo con l’unica volontà di onorare quella maglia. Vogliamo in sintesi una cosa: il riscatto.

Non vale solo per i due milanisti e per ciò che è stato fatto alla nostra maglia-bandiera. Vale anche per quel che abbiamo visto nelle ultime partite. La nostra storia è costellata di giocatori di carattere. Ci siamo sempre riconosciuti – e oggi vorremmo rivedere quello spirito – nella sfrontatezza di Chinaglia, nella grinta e nell’amore di Giordano e Di Canio, nell’ardore agonistico di Almeyda, nelle scivolate di Nesta, nella cattiveria e invalicabilità di Mihajlovic, Stam e Couto.

Noi siamo tifosi con le spalle larghe: cresciuti in minoranza nelle classi di scuole, nelle comitive, tra gli amici, ci siamo sempre difesi. Ognuno di noi sa cosa significhi farlo a testa alta. Da primogeniti della capitale. Da nati prima.

Noi siamo romani. E oggi i nostri giocatori devono imparare dai nostri antenati. Nella Roma antica contava una cosa su tutte: il senso del riscatto. Nell’errore vale ciò che si fa dopo, molto più delle scuse. Conta l’azione, che deve riequilibrare una mancanza che si è creata o uno sbaglio fatto. Deve farlo Sergej, le cui scuse su Instagram dimostrano quanto ancora debba crescere.

Deve farlo Luis Alberto, che si è fatto espellere scioccamente contro una squadra già retrocessa e a fine partita, quando le uniche colpe andavano rimediato sul rettangolo di gioco. Devono farlo tutti i giocatori della Lazio che hanno rimediato un solo punto contro tre squadre di bassa classifica nel momento topico della stagione.

Oggi conta solo il riscatto. Il riscatto sul campo.

Stasera deve essere una battaglia. Sarà uno scontro calcistico, ma anche di simboli e di colori. Noi siamo i biancazzurri: i colori del cielo, della purezza, della limpidezza d’animo che deve tramutarsi in ferocia esplosiva. Loro sono i rossoneri: i colori delle passioni, scuri.

Noi siamo l’aquila: voliamo alto, individuiamo la preda e attacchiamo, maestosi e con occhio fiero. Loro sono il diavolo: dal greco dia-ballo, il calunniatore, colui che divide, che crea discordia. L’ombra della luce.

Spezziamogli le corna, a questo diavolo. È il nostro giorno. Quello del riscatto.

 

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