La sfida tra Lazio e Milan è stata uno dei temi affrontati nell’ultima puntata del podcast Numer1. Tra gli argomenti discussi non c’è stato soltanto il match in campo, ma anche quanto accaduto sugli spalti poco prima del calcio d’inizio, in particolare nella Tribuna Tevere. Al centro della polemica la decisione di vietare l’esposizione di una coreografia preparata dai tifosi e inizialmente autorizzata, che riportava la scritta “Libertà”.
Sull’episodio si è soffermato anche Ivan Zazzaroni, che ha espresso il proprio punto di vista nel corso del podcast, criticando la scelta di impedire la scenografia. Secondo il giornalista, permettere l’esposizione dello striscione avrebbe rappresentato un gesto significativo nei confronti dei sostenitori biancocelesti.
“Quella coreografia ‘Libertà’ gigantesca sulla Tevere la poteva lasciare ed era un atto di forza sua, di responsabilità anche. Perché vuol dire avere paura della gente e del dissenso, non accettarlo. Era scritto ‘Libertà’, che è una parola bellissima”.
Il pensiero di Zazzaroni sulla protesta dei tifosi della Lazio
Zazzaroni ha poi sottolineato come il messaggio dei tifosi fosse chiaramente indirizzato alla proprietà del club, ma ha anche evidenziato come consentire l’esposizione della coreografia avrebbe potuto rappresentare un segnale di apertura e di ascolto verso la piazza.
“Era riferito chiaramente a lei presidente, questo mi sembra evidente. Ma avrebbe fatto una cosa di grande coraggio e grande sensibilità nel lasciare che i tifosi dicessero quello che realmente pensano e che lei sa. Non è un’offesa chiedere libertà, tanto sanno perfettamente che lei non venderà e sanno perfettamente che non c’è nessuno dietro. Lo sanno. Ma almeno gli dia la possibilità di esprimere in maniera civile quello che loro pensano. Sono arrivati 50mila, hanno pagato: credo sia stata una cosa brutta non permettere ai tifosi di esprimere la loro opinione in modo serio, sensibile e civile”.
Le parole del direttore del Corriere dello Sport hanno così riacceso il dibattito sulla gestione del dissenso tra società e tifoseria, in una serata che, oltre al risultato del campo, ha lasciato spazio anche a discussioni fuori dal rettangolo di gioco.


