Nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, il direttore Ivan Zazzaroni prende posizione nel dibattito che coinvolge la Lazio e il suo presidente Claudio Lotito. Il giornalista si mostra vicino al malcontento espresso da una parte della tifoseria, tornando sulle polemiche nate dopo la diffusione dell’ennesima telefonata attribuita al numero uno biancoceleste, episodio che ha ulteriormente alimentato critiche e ironie.
Zazzaroni, con toni netti, suggerisce provocatoriamente a Lotito di evitare ulteriori esposizioni mediatiche per non incorrere in altri scivoloni comunicativi. Al centro dell’analisi c’è la convinzione del presidente di essere ancora pienamente saldo al comando. Un’autopercezione che, secondo il direttore, si scontra però con la realtà dei fatti: “Si sente ancora saldamente al comando e naturalmente si piace moltissimo. È un’illusione ottica perché, come dimostra il desolante colpo d’occhio dell’Olimpico, Lotito non piace più agli altri. A tutti gli altri. E si ha la sensazione che la linea rossa, nel campo della cosa più importante tra le meno importanti, sia stata superata da un pezzo”.
Nel passaggio centrale dell’editoriale, Zazzaroni rincara la dose: “Claudio Lotito danneggia la Lazio. E non lo fa – come potrebbe? – per l’illecita divulgazione delle telefonate. Lo fa perché per primo dimostra di non crederci e di tradire l’intenzione, distruggendo dall’interno il suo progetto. È un delirio luddista, un’autocombustione inconsapevole. E allora le preoccupazioni sono innumerevoli e le domande, per mere ragioni di spazio, soltanto due. Anzi, per carità di patria, al presidente Lotito una, quasi banale: se considera Sarri così scarso perché lo tiene rischiando di danneggiare il patrimonio tecnico della squadra? L’altra, è inevitabile, va posta allo stesso Sarri: come fai Maurizio, tu che sei prima di tutto un uomo libero e soltanto dopo uno dei migliori tecnici italiani, a sopportare giudizi del genere da parte del presidente?”.
Il riferimento è a Maurizio Sarri, chiamato in causa direttamente, ma nel mirino finiscono anche altri protagonisti, tra cui Baroni e diversi giocatori, in un clima descritto come sempre più teso. Secondo Zazzaroni, le continue esternazioni pubbliche non fanno altro che alimentare la polemica invece di riportare serenità nell’ambiente.
In chiusura, il direttore affonda ulteriormente: “Bisogna anche saper perdere e provare a non essere volgari – afferma Zazzaroni -. Cosa aspettarsi in fondo dal capitano di una società di cui ha questa opinione? «Prima di me, salvi due anni di Cragnotti, cosa aveva vinto la Lazio?». Forse gli ingenui siamo proprio noi”.



Non solo la Lazio.
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