Intervistato da Radiosei, Walter Sabatini è tornato a parlare di Lazio affrontando diversi temi legati all’attualità biancoceleste, dal rapporto con Claudio Lotito alla figura di Maurizio Sarri, passando per valutazioni su singoli giocatori e operazioni di mercato, tra passato e presente. Di seguito il suo pensiero, rielaborato nel contenuto ma con i virgolettati originali preservati.
L’esperienza alla Lazio
Ripensando al periodo vissuto a Formello, Sabatini ha ricordato con trasporto la sua avventura in biancoceleste, definendola intensa e significativa: “Mesi eroici, un’esperienza pregna quella alla Lazio con Lotito; devo assolutamente ringraziare, come ho sempre fatto, il presidente. In un mio momento complicato, post squalifica dopo un episodio ingiusto e difficilissimo, mi ha fatto lavorare con lui. È leale e sincero”.
Il momento attuale della squadra
Secondo l’ex dirigente, la Lazio attraversa una fase di transizione delicata: “In stallo. La Lazio deve ritrovare una dimensione consona alla sua storia”. Sabatini ha però ribadito la massima fiducia nell’allenatore: “È un momento di passaggio ma mi fido enormemente di Sarri, allenatore importantissimo, serio e molto attaccato al suo lavoro”. Le difficoltà sono evidenti anche in campo: “Si vede da come si esprime la Lazio, ossia in maniera timida e poco sarriana. Questo non dipende solo dalla qualità dei giocatori”. Per tornare ai livelli del passato, a suo avviso, servirebbero interventi decisi sul mercato, pur senza entrare nelle dinamiche economiche del club.
Il giudizio su Lotito
Sabatini ha poi analizzato la figura del presidente biancoceleste, evidenziandone pregi e limiti: “Lotito è il presidente delle grandi imprese e sbaglia sempre le piccole cose, che nel calcio sono grandi”. Centrale, secondo lui, è il ruolo della tifoseria: “Che la Lazio sia della gente, lo deve sottoscrivere”, ribadendo come “i club sono dei tifosi, loro fanno la storia dei club”. Da qui una riflessione più ampia: “Il calcio è di chi lo ama”.
Le valutazioni sui singoli
Parlando di Maldini, Sabatini ne ha sottolineato il talento, ma anche alcune difficoltà nel definirsi: “Maldini è un giocatore molto forte, ancora alla ricerca di se stesso, anche dal punto di vista del ruolo e forse questa è la sua sciagura calcistica”, aggiungendo che tecnicamente lo ha sempre apprezzato fin dai tempi della Primavera.
Su Taylor, invece, il giudizio è legato al percorso fatto: “Quando un giocatore fa più di 150 partite nell’Ajax è forte, il club è selettivo”. Ora, però, serve adattamento: “Deve trovare il ritmo… adesso deve entrare in un clima agonistico diverso”.
Il rimpianto Sarri
Tra i pensieri più personali, Sabatini ha confessato un errore che ancora pesa: “Sarri è un mio grande rammarico e lui lo sa”. Un’occasione mancata quando il tecnico allenava nei pressi di Arezzo, che Sabatini definisce senza mezzi termini “un tragico errore”, accostandolo ad altri grandi rimpianti come Bielsa.
Il rapporto con il presidente
Il legame con Lotito è stato intenso e complesso: “Con Lotito il rapporto era meraviglioso ma anche quotidianamente litigioso”, racconta Sabatini, sottolineando però quanto quell’esperienza sia stata importante umanamente. Tra aneddoti e ironia, emerge anche una visione chiara sulla gestione dei club: “Il player trading è la salvezza dei club. Serve lavorare con il mercato”.
Le operazioni del passato
Infine, uno sguardo alle scelte di mercato durante la sua permanenza alla Lazio: “Ho spinto forte per prendere Kolarov”, mentre su Muslera ha ricordato come fosse ancora acerbo. Sui celebri nove acquisti finali, la risposta è secca: “Com’è stato possibile? Lavorando”. E su Zarate, nessun dubbio: “Avevo detto subito di prenderlo”.


