In una lunga intervista concessa ad Afrik-Foot, Joseph Minala – oggi al Marsaxlokk, nel campionato maltese – ha ripercorso le tappe decisive della sua carriera, dagli esordi complessi fino agli anni trascorsi alla Lazio. Il centrocampista ha raccontato come, fin dai primi passi nel professionismo, si sia trovato a convivere con un’attenzione mediatica distorta, spesso focalizzata su questioni extracalcistiche invece che sul rendimento in campo.
Le parole di Minala
Molto lucido e diretto, Minala ha spiegato quanto il peso delle polemiche abbia inciso sul suo percorso: “Le persone hanno sempre associato i problemi fuori dal campo a me. Oggi, siamo quasi nel 2026, e ne parliamo ancora. La gente parla solo di quello. Non importa cosa faccio in campo…” Ha ricordato inoltre il continuo giudizio a cui è stato sottoposto, e come persino partite negative riportassero in superficie vecchie insinuazioni. Nonostante ciò, ha sempre cercato di mantenere il focus sul calcio e sulla sua crescita personale, consapevole che “ci sono cose più importanti” e che l’unica strada possibile fosse andare avanti a testa alta.
Tra i momenti più difficili ci sono anche trasferimenti sfumati all’ultimo momento: “Ci sono stati dei trasferimenti che sono saltati per questa storia…” ha raccontato, citando l’episodio dell’affare con l’AZ Alkmaar, poi naufragato inspiegabilmente. Da quel punto, ha ammesso, la sua carriera ha preso una piega diversa, portandolo a ripartire dal basso.
Minala sulla carriera
Minala ha confessato di aver sempre creduto di poter raggiungere traguardi più alti: “Penso che avrei potuto fare una carriera migliore…” ha spiegato, rammaricandosi per l’assenza di un supporto pubblico da parte della società o della federazione in momenti delicati. Nonostante questo, ha sottolineato come all’epoca fosse totalmente concentrato sul campo e sulla voglia di dimostrare il proprio valore.
Il centrocampista ha poi descritto quanto fosse diverso il contesto calcistico dei suoi esordi, quando i giovani trovavano spazio solo dopo aver dimostrato a lungo la propria qualità: “Sono diventato un professionista non molto tempo fa, quando c’erano giocatori di un certo calibro…” Oggi, sostiene, i tempi sono radicalmente cambiati.
Gli anni alla Lazio
Minala ha ripercorso anche il suo arrivo in Italia, spinto dal sogno del calcio e dalla determinazione a emergere: “Io sono arrivato in Italia per il calcio, per cercare fortuna…” Una voglia che, come afferma, lo accompagna ancora oggi nella sua avventura a Malta.
Parlando della Lazio, ha espresso gratitudine e affetto: “Sarò sempre grato alla Lazio…” pur rimarcando il rimpianto di non aver mai avuto una vera possibilità di giocarsela in prima squadra. Le pressioni esterne, aggiunge, hanno inciso sulla percezione che gli altri avevano di lui, a volte in modo ingiusto: “All’epoca si diceva che avessi 42 anni…” osserva amaramente, convinto che senza quelle polemiche la sua carriera avrebbe avuto un’altra traiettoria.
Infine, ha ricordato con entusiasmo l’esperienza con campioni come Klose, Cissé e Cana: “Stare con Klose, Cissé e Cana è stato fantastico…” figure da cui ha tratto insegnamenti preziosi. E parlando di Simone Inzaghi ha sottolineato come già ai tempi del settore giovanile fossero evidenti le qualità che lo avrebbero portato ad affermarsi: “Simone Inzaghi? Era il mio allenatore…”


