Lazio, Massimo Maestrelli: “Il 12 maggio 1974? Vi racconto come ho vissuto quel giorno”

Le parole di Maestrelli a Radio Laziale

Lotito e Massimo Maestrelli (Lazio)

Massimo Maestrelli, figlio dell’ex allenatore della Lazio (Tommaso Maestrelli), ha parlato ai microfoni di Radio Laziale, per raccontare le emozioni di quel giorno in cui arrivò il primo tricolore a tinte biancocelesti.

Ecco le sue dichiarazioni:Ā Il 12 maggio 1974 era cominciato con mamma che si svegliava molto presto per prepararci la colazione, come era solita fare. Spesso con lo zabaione sbattuto e il caffĆ© sopra. Ma quel giorno la colazione era molto agitata (ride, ndr).Ā Era la prima volta che Babbo si trovava a preparare una giornata cosƬ impegnativa. Lo Scudetto era a un passo, ma ci vuole un attimo a perderlo. C’era la consapevolezza di farcela ma anche la paura che qualcosa andasse storto.Ā Babbo aveva l’abitudine di vederci in albergo prima delle partite, poi da lƬ raggiungevamo lo stadio in pullman. Quel giorno aveva la frenesia di vederci. GiĆ  mentre andavamo c’erano tante bandiere, un clima bellissimo a partire dall’Aurelia (ride, ndr). Quel giorno i cancelli dello stadio aprivano la mattina, alle 8:30, nonostante la partita fosse il pomeriggio, c’era un traffico incredibile”.

“Verso le 11 lui parlò alla squadra facendogli capire che si trattava di una giornata storica, che sarebbe rimasta nel cuore delle gente per anni, che non si trattava solo di vincere uno Scudetto ma di qualcosa di molto più grande.Ā Non si parlò tanto di tattica o di uomini, era come un papĆ  che parla ai figli prima della laurea o del diploma. Più un discorso motivazionale che tecnico.Ā Fu una giornata bellissima che culminò la sera con un pullman per Roma. In albergo ci fu una grande festa, Babbo addirittura con il secchiello dello champagne in testa abbracciato a mamma.Ā LƬ ho capito che cos’ĆØ la felicitĆ , quella di un uomo che aveva raggiunto un sogno. Vederli tutti insieme ĆØ stata una cosa davvero molto bella.Ā Poi verso l’1/1:30 vennero a casa Chinaglia, Wilson e altri, e alle 2 mamma fece una pasta meravigliosa, la più buona del mondo (ride, ndr). Ci alzammo da tavola alle 4 del mattino”.

“Al momento del rigore, ci guardammo tutti in tribuna. Chinaglia non era un rigorista, ma voleva fare gol.Ā Per questo Babbo capƬ il suo stato d’animo che non segnava. La paura che potesse sbagliare era tantissima. Poi fece gol e ci abbracciammo tutti, ancora me lo sento adesso. Io e Maurizio di solito gli ultimi minuti li vedevamo dal campo, ma quel giorno ci hanno bloccato perchĆ© c’era troppa gente.Ā Babbo alla fine ci ha raggiunto ed era stremato dalla gioia, una cosa difficile da vedere di solito. Vedevo gli occhi che brillavano.Ā Forse ancora non si rendeva conto di quello che era successo, aveva toccato il cielo con un dito”.

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