Lazio, Parolo: “Tornare all’Olimpico da opinionista e sentire gli applausi mi ha commosso”

Le parole dell'ex centrocampista ai microfoni di Radiosei

Parolo Lazio

Intervenuto ai microfoni di Radiosei insieme a Marco Cattaneo per presentare il nuovo libro “Quando giochi”, Marco Parolo ha rivissuto i suoi anni di Lazio. Questi i momenti salienti:

“Purtroppo io e Lulic ci siamo ritirati col Covid, e vedere tutto vuoto ci ha fatto capire che probabilmente la nostra carriera era arrivata alla fine. Quando sono tornato all’Olimpico con DAZN per un Lazio – Inter (vinto 3-1 dalla squadra di Sarri, ndr), vedere la gente che spontaneamente si ĆØ alzata in piedi per applaudirmi ĆØ riuscito a fare emozionarmi, cosa che mi capita raramente. Le prime parole sentite in un negozio alla Lazio ĆØ stato ‘amiamo chi da tutto’.”

“A Napoli vengo espulso nella ripresa. La prima ammonizione la prendo a causa di uno scarpino rotto, avevo mandato il magazziniere a prendere le scarpe nuove e prendo il secondo giallo perchĆ© non riesco a frenare bene in attesa del ‘cambio’. Non ho neanche visto la partita in tribuna, ma in tv. Quando Higuain ha sbagliato il rigore ho tirato tutto quello che avevo a portata di mano. Negli anni si ĆØ creato un gruppo. Prima con Mauri, Lulic e Radu, poi c’ĆØ stato il passaggio a Immobile. L’obiettivo nello spogliatoio ĆØ far andare tutti d’accordo. Ognuno aveva il proprio ruolo, Lulic era capitano in campo, io ero importante per altre cose fuori.”

“Nel corso della carriera ho avuto paura di sbagliare un rigore, come nella partita con la Germania ai quarti di Euro 2016. ƈ scritto nel libro. Ho mandato giù, ho pensato ‘ĆØ il mio momento’. Per sciogliere la paura ho pensato ai miei amici che mi avrebbero preso in giro in caso di errore. Alla fine ho ascoltato i consigli in allenamento. Per saper segnare un rigore c’ĆØ tutto un lavoro dietro. Una partita importante alla Lazio ĆØ stata quella del gennaio 2015 con la Samp. Nel riscaldamento ho sbagliato un paio di tiri sentendo qualche mugugno. Poi ho pensato di essere ad un calcetto amatoriale. Rilassarti aiuta.”

“Caicedo? Lo volevano mandare via dopo gli errori di Crotone. Noi in ritiro fummo decisivi per la sua permanenza. Si allenava bene, ci poteva dare una mano e gli volevamo bene. Sapeva di dover essere l’alternativa a Immobile e lo aveva accettato. Alzava la competizione in allenamento e ci siamo esposti per farlo restare. Tutti i gol che ha fatto al novantesimo sono merito suo. Ad una cena di Natale nominò lo scudetto. Era un personaggio. Nessuno voleva dire quella parola, lui invece lo fece tranquillamente.”

“Leiva? Doveva sostituire Biglia. Arrivato ad Auronzo i carichi erano pesanti e inizialmente li soffriva. Inzaghi era timoroso. Nella partita in Supercoppa fa un contrasto con Cuadrado ti fa capire che giocatore fosse. E non era neanche al top, aveva giocato poco l’anno prima al Liverpool. Quando eravamo insieme sapevo che se avessi indirizzato l’avversario verso di lui, lo avrebbe fermato. Ha portato l’esperienza internazionale che mancava dopo Klose. Aveva mentalitĆ  vincente. Anche Miro ĆØ stato un esempio. Era di un altro livello mentale, giĆ  in allenamento lo vedevi. Grazie a lui, io e altri (Mauri, Candreva e Anderson) siamo andati in doppia cifra. Se Immobile e Dzeko sono il bomber e il giocatore che ti apre lo spazio, Klose era la via di mezzo.”

“Ad Auronzo vivevamo i momenti migliori della carriera alla Lazio. Giocondo ci faceva sdraiare nei pulmini per non farci vedere. Inzaghi pretende ma sa anche farti star bene e divertirti. Era importante per lui fare gruppo. Anche chi giocava poco, stava bene nel gruppo. Peruzzi ĆØ stato importantissimo, ci invitava a casa sua a mangiare il cinghiale a Blera.”

“Ruoli societari? Non mi sono mai stati proposti ma non avrei accettato per il rapporto che avevo con i miei vecchi compagni. Per accettare deve passare il tempo, devono cambiare i membri dello spogliatoio. Anche Peruzzi mi ha aiutato in questo. Anche prima del Pescara mi ha anticipato che avrei segnato.”

“Non ho potuto salutare nessuno. Quando rivivo i momenti, ripensando che non ho potuto ringraziare nessuno, mi commuovo.”

“Immobile? L’ho sempre detto, ĆØ un attaccante che fa sempre gol, anche in allenamento. All’Europeo ho spinto per farlo venire qui. In Germania, nel 2016, Radu e Lulic si divertivano a stuzzicare per capire la personalitĆ . Ciro sbaglia due gol in amichevole e a fine partita sono scesi a prenderlo in giro e lui ha brontolato. Ma stavano scherzando tutti e tre (ride, ndr). Io negli schemi di Sarri? Credo che mi sarei adattato bene, magari a 28/29 anni perchĆ© poi il calcio evolve e i ritmi aumentano. Ha un gioco particolare che se capisci, ti da la possibilitĆ  di esprimerti al massimo. Per questo non ĆØ semplice inserire anche i calciatori stranieri.”

“Il mio arrivo? Dopo il Mondiale del 2014 ed ero arrivato sopra la Lazio in classifica, dove saremmo potuti andare in Europa. Ero un po’ restio. Mi chiama Pioli, mi racconta un po’ come funziona la Lazio, ma resto comunque titubante. DopodichĆ© accetto e direi che ho fatto bene. Quando sono sceso per firmare il contratto ho aspettato qualche minuto, poi, siccome era a dieta, aveva una bottiglietta d’acqua e una mela. Nel mentre faceva altri colloqui. Il Lotito che conosco io non ĆØ quello che appare. Sentendo la sua intervista alla Radio della Serie A, mi ha fatto tornare in mente i suoi aneddoti anche divertente. Quando andavi a chiedere i premi cambiava subito umore (ride, ndr). Lui ĆØ sempre più preparato di te, era difficile andare da lui e vincere un dibattito. Trattare con lui era divertente, ma ho sempre perso. Massimo qualche pari… “

“Il difensore centrale? Bello, ma c’era Acerbi che non ne saltava una. Tenere Lukaku quell’anno era molto difficile, ma, nonostante fossi più un collante per gli equilibri, mi sono tolto delle soddisfazioni come i gol in Champions League. Quando ho segnato al Bayern ho gridato a Lulic ‘Senad sono il bomber di Champions’. Milinkovic ĆØ un gran giocatore, l’unica pecca ĆØ che forse gli manca un po’ di cattiveria per diventare un top europeo. Poteva ambire a qualcosa in più per ciò che era. Era divertente anche allenarsi contro lui. Manca la sua figura. Il gioco c’era, ma le sue giocate risolvevano le partite. Kamada e Guendouzi? Insieme possono arrivare a Milinkovic. Kamada mi piace tantissimo, ma deve trovare i suoi spazi. Il gol che ha fatto a Napoli lo dimostra. Può essere utile, può fare bene, ma deve entrare nei meccanismi giusti.”

“Ai tifosi della Lazio voglio dire grazie. Quando sono arrivato qua ho ritrovato la passione che ho per il calcio da quando sono nato. Le coreografie? Bellissime, ma me le godo solo ora perchĆ© prima c’era la tensione che in diretta non te le faceva vivere per bene. Ricordo un Lazio – Empoli (4-0 contro i toscani allenati da Sarri, ndr) dove lo stadio fu magnifico.”

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2 anni fa

Umile e professionale come pochi ,šŸ’ŖšŸ’ŖšŸ’Ŗ

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