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Riccardo Mancini (DAZN): “Il risultato è frutto del lavoro con Sarri. Zaccagni può essere l’Insigne della Lazio. Futuro? La base va migliorata”

Il telecronista per DAZN è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni

Di Simone Brisi

Si sta per chiudere un’altra stagione intensa di Serie A con ancora dei verdetti da stabilire. Che anno è stato?

“È stato un anno anomalo. I preparatori atletici si sono dovuti adattare al calendario coi mondiali. In questi casi l’aspetto fisico fa la differenza per molte squadre, come ad esempio l’Inter. Inzaghi è stato criticato tanto, poi l’ha portata in finale di Champions, tutto sommato non ha fallito. Una stagione anomala dominata meritatamente dal Napoli, con un grande lavoro di Spalletti sul singolo e sul collettivo e per il resto tutte le squadre di alta classifica hanno avuto alti e bassi, con delle critiche, a mio avviso, eccessive”

 

Domenica sarai in telecronaca per Lazio – Cremonese. La squadra di Sarri ha raggiunto la Champions League. Come hai visto i biancocelesti quest’anno?

“È stata la prosecuzione di un lavoro iniziato lo scorso anno. Sarri lo ha condotto con maestria. Era fisiologico che sarebbe servito del tempo, ma quando ti entra nella testa ti migliora, poi sono stati bravi anche i calciatori nel seguirlo. Non era semplice passare da Inzaghi a Sarri. Lo scorso è stato l’anno zero, questo l’anno uno, dove la Lazio ha ottenuto il giusto premio per il lavoro svolto. È stato un anno super positivo, la Lazio ha migliorato diversi giocatori, in primis Zaccagni, ottenendo il massimo che è la Champions, nonostante la rosa più corta rispetto alle avversarie, ma che ha mostrato tutta la sua qualità grazie al lavoro del tecnico.”

 

Giocare senza Immobile e con un Milinkovic non al top della forma, poi sposta molto…

“Vero, infatti Sarri è stato geniale in questo. Però la crescita della Lazio è stata graduale, nonostante Immobile e Milinkovic in forma spostino molto. Ha trovato alternative dove se non rendono i top entrano in gioco gli altri, ad esempio Anderson punta. A centrocampo Vecino ha dato muscoli e Cataldi è emerso finalmente, anche in questo Sarri è stato bravo. Ma lo è stata di più la squadra a calarsi nella parte, assorbire il DNA del mister e diventare un collettivo che nelle difficoltà ha sempre reagito ottenendo così il massimo risultato possibile.”

 

Secondo te chi è stato il principale artefice, o i principali artefici, di questo grande risultato, Sarri escluso?

“Intanto la coppia centrale. Casale e Romagnoli hanno avuto subito un feeling importante, sono una delle coppie migliori d’Italia. Provedel, che ha tranquillizzato sia la difesa che la squadra. Luis Alberto, nonostante i mal di pancia. Se sta bene, può fare la differenza nei top club, col suo piede incanta. A volte lo abbiamo visto nervoso, ad esempio nelle sostituzioni, ma è stato astuto, ha abbassato la testa e si è messo sotto per capire l’allenatore. Zaccagni poi è nella miglior versione della sua carriera. È straordinario per il 4-3-3 di Sarri. Può essere il suo Insigne alla Lazio, nel rientrare e calciare. Poi in Italia, oltre Kvaratskhelia e Leao, non ne vedo di esterni più forti. Anderson poi. Vive di momenti di pausa, ma con Sarri si è sacrificato, ci ha messo la faccia nei momenti difficili, si è adattato divertendosi ad un nuovo ruolo, trovando anche continuità. Il divertimento è probabilmente la parte più importante di questa squadra, che si esalta applicando le richieste dell’allenatore. Anche Milinkovic possiamo mettercelo. Quello al top, può rendere cinquanta volte meglio di quest’anno. Non ha vissuto la sua miglior forma, ma ha comunque numeri alti. Magari con Inzaghi riusciva ad esprimersi meglio, ricorda il primo Luis Alberto con Sarri. Poi il contratto sicuramente influisce, ma il serbo sposta molto anche se non è al top della condizione.”

 

L’inizio non è stato dei migliori con alti in campionato, bassi in Europa. Ma il punto di svolta della stagione secondo te quale è stato? 

“Per tutte le squadre in lotta nell’alta classifica è stata una stagione di alti e bassi complici il Mondiale e una preparazione da rifare dopo una mirata su una prima parte intensa. Un punto di svolta potrebbe essere la trasferta di Napoli dove la Lazio ha preso consapevolezza. Subito dopo arriva l’eliminazione dalla Conference con l’AZ. Era un periodo dove la squadra segnava poco, ma vinceva le gare e questo può aver aiutato la squadra nel raggiungere l’obiettivo. Battere la dominatrice del campionato ti da una spinta emotiva, era più o meno inizio marzo e la squadra secondo me ha capito di potercela fare. Poi ci sono altre gare iconiche, ad esempio il 4-0 casalingo al Milan, anche se nel momento più di difficoltà dei rossoneri. Napoli, nonostante i piccoli passi falsi fatti dopo, è stato il momento dove la Lazio ha capito che la possibilità di arrivare fino in fondo era concreta.”

 

Tra l’altro oggi è una data speciale per la Lazio e domenica oltre al ricordo del 26 maggio ci sarà l’addio al calcio di Radu. Quest’anno hai già commentato lo scudetto del Napoli a Udine, ma in parte sarà un’emozione anche vivere questa giornata particolare?

“Quando si commentano dei festeggiamenti è sempre bello, vedere la gente contenta e vivere il clima. Ho commentato lo scudetto del Milan l’anno scorso a Zona gol, quest’anno a Udine quello del Napoli. Poi dipende cosa si festeggia, se un piazzamento Champions o un trofeo, come l’FA Cup a Wembley, col pubblico che è pazzesco. Quando c’è il calore dei tifosi, essere presenti e vivere quel particolare momento è sempre bello.”

 

La Champions League e, in caso di secondo posto, la qualificazione alla nuova Supercoppa Italiana. Secondo te dove può arrivare la Lazio con Sarri nei prossimi anni?

“Molto dipenderà dal mercato. La base è solida, ci sono voluti due anni per questo percorso di crescita. Andrà puntellata una squadra già abituata ai grandi palcoscenici. Non ci si potrà presentare con una rosa limitata perché poi, come quest’anno, si è dovuto rinunciare all’Europa per arrivare all’obiettivo, con Sarri che ha raggiunto il traguardo Champions avendo una settimana piena per lavorare e preparare le gare. Con degli investimenti, aumentando il livello tecnico e qualitativo, la Lazio può fare una bella figura in Champions. Il progetto credo sia ambizioso, altrimenti non avrebbe avuto senso puntare su Sarri. Lo stesso Sarri, aldilà delle dichiarazioni sull’Europa, credo proprio che voglia godersi la Champions chiedendo qualcosina in più sulla rosa senza dover arrivare con la lingua di fuori a fine stagione, provando a competere ovunque. Anche perché penso che la Lazio voglia riprovare a qualificarsi in Champions e non fare passi indietro. Bisogna aspettare il calciomercato ma credo che, da questo punto di vista, Sarri sia una garanzia.”

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Bibo
Bibo
8 mesi fa

Servono almeno 5 rinforzi di qualità a rosa attuale più o meno invariata. Un difensore 3 centrocampisti che facciano densità in mezzo e filtro per la difesa è un attaccante cmdi livello.

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